martedì, novembre 30, 2004

Non può esservi felicità più grande di quella che ho provato con te oggi pomeriggio, racchiusa tra le tue braccia.
La tua voce mischiata alla mia, i tuoi occhi nei miei, il tuo cuore sopra il mio cuore, le nostre stesse anime fuse assieme. Per me non esiste sulla terra altro uomo che te.
Gi altri li percepisco solo per tramite del tuo amore. Non godo di nulla senza di te.
Tu sei il prisma attraverso il quale mi appaiono la luce del sole. Il verde dei boschi, e la vita stessa.
Ho bisogno dei tuoi baci sulle mie labbra, del tuo amore sulla mia anima.

(J. Drouet a V. Hugo)







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martedì, novembre 30, 2004

"E' l'aspetto peggiore. Mi vergogno quando una donna ancora nel pieno della malattia mi racconta come si sente meglio dopo aver vomitato, quando parla della sensazione di liberazione, di conforto, di potere, sia pure illusoria e fugace, di riuscire a vincere la natura, di essere capace di sputare addosso, o piuttosto vomitare addosso, a questo regno materiale. Ricordo quel sollievo, quel potere. Mi manca. Fa male da cani.

[...]

Ecco il guaio: c'è ancora. Mi tenta dopo cena: sei stressata, non ti sentiresti meglio? Ti sentiresti meno piena. Su, dai, solo per questa volta? E' sempre lì, ogni giorno. Il bagno è proprio in fondo al corridoio, esattamente a 10 passi dalla scrivania, li ho contati, quei passi, camminando avanti e indietro certi pomeriggi, 10 passi, 10 piccoli passi. In caso estremo di bisogno potrei arrivarci in 3 falcate.
Proprio in fondo al corridoio si trova la certezza, il conforto, ma è un conforto che non posso più avere. Ogni maledetto giorno, devo ricordare a me stessa che proprio in fondo al corridoi, proprio dopo il conforto sicuro, c'è una morte grottesca. Immagino mio marito che mi trova in quel modo - in una pozza di sangue e vomito, morta di rottura gastrica o di infarto o di tutte e due le cose - e ricado pesantemente seduta sulla scrivania."


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martedì, novembre 30, 2004

"Cominci a dimenticare che significa vivere. Dimentichi le cose. Dimentichi che una volta ti sentivi bene. Dimentichi che cosa significa sentirsi bene, perchè ti senti sempre di merda, e non riesci a ricordare com'era prima. "

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martedì, novembre 30, 2004

"La parte di me che temeva il fuoco e anelava al ghiaccio, che si ritraeva dal rumore ed era affamata di silenzio, che sfuggiva il tocco e desiderava intorpidirsi nel nulla. Implodere. Questa fu la seconda parte di me a guastarsi, forse per reazione alla prima. Per paura della velocità e della forza della vita e dell'io, mi rivolsi alla morte. Per paura del tuono incessante che la bulimia provoca nella mente, mi rivolsi al silenzio dell'anoressia. Spaventata dalle passioni esplicite della bulimia, cercai quell'affamarsi che avevo scambiato per uno stato privo di passioni."

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martedì, novembre 30, 2004

"I miei genitori non erano mai gli stessi. Quando aprivo la porta della mia camera, non sapevo indovinare chi avrei trovato: papà, affettuoso, allegro, desideroso di giocare? Mio padre, rosso in volto, che sbraitava contro mia madre? Che prendeva a calci il cane? La mamma, allegra e disposta a chiacchierare? Mia madre, con il volto duro, che sibilava contro mio padre? Che sgusciava fuori dalla porta in un fruscio di seta? I miei genitori, uniti, brillanti, avvolti in una scia di profumo e di odore di whisky, che alle 11 di sera volevano uscire a cena? I miei genitori, uniti, che si precipitavano verso di me con espressione terribilmente preoccupata e mi chiedevano perchè mi stavo sciogliendo in lacrime senza un motivo apparente?"

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martedì, novembre 30, 2004

"Il mio senso di inadeguatezza di fronte a un mondo minaccioso forse nasce dai tentativi di mia madre di darmi una ridimensionata.
Ho frainteso le sue intenzioni.
Oggi mi spiega che era preoccupata che sognassi troppo in grande e potessi soffrirne.

[...]

Quel <<ridimensionamento>> delle mie aspettative, che io percepivo più come sfiducia costante perfino nelle mie capacità di soffiarmi il naso, si è protratto dalla prima infanzia fino a, direi, l'anno scorso. Ha avuto un effetto interessante: il mio comportamento è diventato sempre più megalomane, mentre io sono diventata progressivamente meno sicura delle mie capacità di potrare a termine anche gli impegni più semplici, per non parlare di raggiungere il successo."



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martedì, novembre 30, 2004

"Non sapevo mai in quali rapporti ero con gli altri, che cosa avrebbero fatto, sarebbero rimasti o se ne sarebbero andati? sarebbero stati in collera, o cattivi, o felici o affettuosi?"

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martedì, novembre 30, 2004

"Non mi piaceva essere toccata, ma era un'avversione strana. Non mi piaceva essere toccata perchè lo desideravo troppo; volevo essere abbracciata forte, per non andare in pezzi. Ancora oggi, se qualcuno si china per toccarmi, o mi abbraccia, o mi mette una mano sulla spalla, trattengo il respiro. Volto la faccia dall'altra parte. Mi viene da piangere."

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martedì, novembre 30, 2004

Non credo che chi comincia a sviluppare un disturbo dell'alimentazione o chi ne è già vittima si renda conto che non è una fase che <<si supera>>. La grande maggioranza di chi ne soffre ne è tormentata per il resto della vita. Si può mutare comportamento, cambiare opinione su se stessi e sul proprio corpo, rinunciare a quel particolare modo di affrontare il mondo. Si può imparare, come me, che si preferisce essere un essere umano piuttsto che un fragile guscio di essere umano. Si può guarire. Dimenticare, mai.

[Sprecata, Marya Hornbacher]

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martedì, novembre 30, 2004

Ieri era il compleanno di Giovanni e abbiamo cenato tutti da lui.
C'era anche Adele, insieme a Mariano.
- Sono venuti da amici - mi mormora la regia alle mie spalle.
Che cazzo significa dopo 2 settimane che ti sei lasciato? E infatti è una tragedia greca, lei che piange, lui che piange...io che adoro quella ragazza ogni giorno di più
- Claudia, parliamoci chiaro, IO NON VOGLIO ACCONTENTARMI -
In realtà non ricordo molto della serata, se non che...ho alzato un po' il gomito , ma neanche tanto, è che ho mischiato vino e birra e ora ho un mal di testa colossale.
La serata poi, era cominciata in modo strano.
Scendo dall'auto e vedo Rossella che mi viene incontro tutta saltellante.
Mi è letteralmente SALTATA ADDOSSO, mi ha fatto pure male
- Ti devo dire delle cose -
io -->
ma in realtà poi non mi ha detto un cazzo, perchè mentre stavamo cominciando a parlare, siamo state interrotte.
Ma, COME DETTO, sabato non piangeva per il suo ex
CHISSA' perchè piangeva
Poi ad un certo punto stavo dicendo a Claudia che non ero riuscita a trovare un centro Vodafone per tutta Caserta , Rossella mi sente e fa - Ma ti serve una scheda Omnitel? -
-
- Aspetta, ora ti do la mia
Cioè, uno va a una festa di compleanno e torna con una scheda Omnitel, cioè...strana la vita Non c'è una lira, c'erano tutti i messaggi che si mandava col moroso, che io ho avuto il buongusto di non leggere.
CHE DONNA!
Il resto è un po' annebbiato...




















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martedì, novembre 30, 2004

Una scemenza, ho risposto male, ho alzato la voce.
Era una sciocchezza davvero e dovevo trattarla come tale.
Mi ha dato sui nervi il fatto di sentirme rispondere, PER L'ENNESIMA VOLTA, che andava tutto bene quando sapevo benissimo che non era così.
Solo che non dovevo sbroccare in quel modo, ho colluso, come una cretina che di psicologia non ha letto un accidente!
Sono stata stupida.
Più che stupida.
Crudele.
Terribilmente crudele.
Ma forse è perchè rasento un delirio di onnipotenza.
Ho degli *scopi*
Farla felice, farla sentire speciale, farla sentire l'unica, farla sentire 3 metri sopra al cielo, anzi, il *cielo* stesso.
E' la mia ragazza.
E nella mia mente la mia ragazza è...*perfetta*
Adorata e adorante, in uno stato in cui solo io posso portarla.
E' un fottuto delirio di onnipotenza, ma non è un delirio se non ne sei fermamente convinta.
Io, mio malgrado, ne sono convinta.
Ma è la mia ragazza, l'ho tradita, ferita, delusa.
In 30 secondi.
Due paroline, fuori posto, io che faccio qualcosa che lei non si sarebbe mai aspettata da me.
Lei credeva nel mio delirio come ci credo io.
Ho fallito, più lei ripeteva quella frase, per spiegarsi, più io piangevo.
Non piangevo *per* qualcuno da un anno ormai.
E' stato difficile.
Non sono più avvezza a questo genere di cose. Era un dolore come non ne sentivo...
...mai in realtà, perchè non ho mai amato così, e mai ho deluso così me stessa.
Sul mio *campo* poi...bella beffa.
Non dipende da lei, ha smesso di dipendere da lei dopo 3 minuti di discussione. Lei può dirmi che va tutto bene, come ha fatto.
Ma sono io...io che non mi perdono, io che ho fallito.
La sola, semplice idea, ha scatenato il peggiore dei turbini, dal fondo, dal baratro arrivava come un'eco.
- Alzati, vai in cucina. PUNISCITI. Trattati per quella che si, affoga nel dolore, rendilo splendido. Sangue -
E' durato 5 minuti, abbastanza da ricordarmi quanto terribile fosse stare in quello stato.
Ed è per questo che mi faccio davvero i complimenti. Ho mantenuto il controllo.
Seduta, respira, combatti.
Non riuscivo a finire le frasi, ma era il minimo.
Potevo infierire su di lei, per non infierire su di me, ma sarebbe solo un modo diverso di farmi del male.
Ero vigile, aspettavo il momento in cui la mia mano destra l'avrebbe lasciata e la sinistra mi avrebbe schiaffeggiato di lurido punimento. Vigile, per fermare quella mano destra e rendere inutile quella sinistra.
Vigile, per non fare la cazzata del secolo.
Ero solo io e l'amore che ho per lei.
Ero io, a piangere dondolando sulla sedia come quei giochini basculanti.
Concentrati Faith, fa' la cosa giusta, di' la cosa giusta.
Faith combatti.
Era un attimo. Andare in cucina, aprire il cassetto.
Prendere il coltellino e farlo, anche lì, mentre picchiettavo i tasti.
E mentre passavo questo inferno, non dicevo niente, qualche frase sconnessa, vomiti d'amore romanzato.
Gli occhi che bruciano ai pixel del monitor, le tempie che pulsano nello sforzo.
Impreco, vorrei averla qui e dirle - GUARDAMI - , perchè se mi avesse guardata, avrebbe indovinato subito che non c'è stato un attimo, uno solo in cui lei non sia stata la forza centripeta di ogni respiro.
Poi...non lo so, lei ha fatto quello che non ha mai fatto nessuno.
- Resto qua finchè non ti calmi -
L'ho dovuta mandare a letto...e ora penso che è *troppo* la mia ragazza...si, quella che risponde che a Capodanno vuole stare con me sotto il famoso piumone, invece che andare a ballare, è troppo la mia fidanzata.
.

















































Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 07:56 | Permalink | commenti (1)
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domenica, novembre 28, 2004

Dal barbiere:

-"Mi fa i capelli alla figa di gatta?".
-"Eeee!?"
-"Beh, visto che il mese scorso me li ha fatti alla cazzo di cane!".





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domenica, novembre 28, 2004
Sento solo un fallimento immenso.
Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 21:44 | Permalink | commenti
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domenica, novembre 28, 2004

"Nutella est omnia divisa in partes tre, barattulum, bicchierum e vaschettula"!

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 20:40 | Permalink | commenti
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domenica, novembre 28, 2004

Se si guarda attentamente la foresta pluviale che ricopre il mio braccio destro, si noterà che ha un andamento più disordinato di quella del braccio sinistro, soprattutto in cima ai polsi.
Sono i lembi di pelle tirati via a forza di affettarsi.
Sono le settimane passate con una benda che copriva ovatta tenuta su con i cerotti [un paio di volte anche col nastro adesivo da imballaggio, quando per casa mio padre faceva sparire i cerotti per le sue solite fisse] e che partiva dal polso e finiva a coprire tutto il palmo.
Fu per quelle bende che dopo un paio di anni passai dalle mani alle braccia, dava troppo nell'occhio, non venivo lasciata in pace nemmeno quando perdevo il controllo, finiva che dovevo tenere sotto controllo le mie perdite di controllo e non era divertente come sbroccare, mandare tutto a farsi fottere, scoprirsi il braccio e vedere fino a che punto avevi il coraggio di spingere la lama.
Sto meglio.
E che non si dica che dipende da lei.
Sto con lei perchè sto meglio.
Non sto meglio perchè sto con lei.
Se fossi stata quella di un anno e mezzo fa, non le avrei mai permesso anche solo di avvicinarsi. Dopo quello che ho fatto a Nem, ho imparato ad avere un po' più rispetto della vita altrui.
Ho oscillato a lungo fra due estremi.
Quello della follia della passione, di tentativi sempre più estremi di riempire il *vuoto* , di birra, lame, bende, sangue.
Il sangue era l'elemento vitale.
Sanguinato la prima volta, non riuscivo più a smettere.
In fondo al mio borsello, nella stessa tasca dove tengo i miei dolci quadernetti, c'è ancora un fazzoletto che usai per pulirmi a San Valentino. Ieri l'ho ripreso e l'ho guardato, l'ho disteso per bene.
Pieno di sangue.
Un attimo mi sono chiesta - Ma davvero riuscivi a farti venir fuori tutto quel sangue?- , forse ho commentato anche qualcosa come - Tu dovevi esserti proprio ammattita -
Non si smette perchè all'improvviso nella testa si accende una lampadina che ti indica la via della sanità mentale. Non c'è un interruttore.
Forse, semplicemente, una mattina mi sono svegliata e mi sono detta: - Sono stanca di questa vita -
Sono stanca di tremare di terrore se per sbaglio accenno a sollevarmi il polsino della felpa.
Sono stanca dei post - sbronza, di questi mal di testa sempre più opprimenti.
Sono stanca del mal di fegato.
Sono stanca di essere depressa.

Sono stanca.

Ho visto cosa c'era da questa parte.
E sono stanca di quello che ho visto.
Ora, se provassi a vedere cosa c'è dall'altra parte?
Il mondo dei *non mal di testa* , della non preoccupazione dell'alito fetido di birra, la non preoccupazione che non ce la facessi a tornare a casa guidando da sola, la non preoccupazione per la depressione post sbronza.
A guardare adesso, che ho persino meno pancetta, visto che continuo a mandare i miei jeans dalla sarta per farli stringere, mi sembra di aver fatto una scelta più decente dell'altra.

Ero stanca.
Potevo scegliere tra due alternative:
- decidere che ero TROPPO stanca e farla finita. Come effettivamente, ma in modo alquanto grezzo, tentati quel lontano 4 novembre, quando, invece del dorso del braccio, provai a tagliare il rovescio dei polsi. Dio volle che avessi bevuto troppo per avere la mano ferma di riuscirci.
- fare un *atto di fede* , decidere che quella *troppa stanchezza* era *troppo una fregatura* e che in un modo o nell'altro potessi trovare un posto per me nel caos dell'universo. Non era male come idea, visto che in fondo, non ci avevo mai provato realmente. Avevo vissuto 20 anni cercando di convincermi che ero etero e ovviamente avevo passato 20 anni totalmente fuori posto. A 21 anni quasi, avevo raggiunto la grazia della mia omosessualità, ovviamente sui generis, e non ne stavo approfittando.
Ho fatto un atto di fede, ma dubito fortemente che sotto questa vestaglia di flanella a filo scozzese, si nasconda una persona veramente *sana* .
Si nasconde una persona che fa di tutto per trovare un posto decente nell'andamento della vita.
Che cerca di non sprecarla.
Odio i rimorsi, forse è questa la mia salvezza.
Anche se dubito che, una volta fatto uscire tutto il sangue dalle mie vene, quel 4 novembre, avrei avuto la capacità di stare a pensare ai rimorsi.
Così ho deciso di fare quello che posso con quello che ho.
Non mi taglio...anzi, non perdo il controllo da molto tempo ormai.
Ogni tanto vado a farmi un paio di birre alla Vaccheria, ma mi premuro sempre di avere qualcosa da sgranocchiare, così da non soffrire troppo con lo stomaco. E due birre da 33 cl non sono roba da alcolisti anonimi sinceramente.
Da alcolisti anonimi era quando le birre erano 4, da 66 cl l'una, quando tornavo a casa, scolavo il vino nel frigo e magari anche qualche liquore se ce n'erano a portata di mano. E io odio i liquori...solo che quando sei bella che andata, non ti accorgi neanche dal sapore che ha la roba che ti fai scendere nella gola.
Per ubriacarmi di brandy e whisky, voleva dire che prima avevo fatto fuori dai 3 ai 4 litri di birra.
Sono stata capace anche di ubriacarmi d'anice e martini. Uno schifo, non tanto il martini, che in fondo mi piace, è dolciastro, quando l'anice...E fui capace di non vomitare. Tornai a casa, ero sola, mi misi sul letto, telefonai a Nem, che esordì quasi con le lacrime con un - Cazzo, ma perchè hai bevuto? -
E che ne so perchè bevessi così tanto.
Perchè stavo male, perchè quando bevevo smettevo di pensare a quanto stessi male a quanto sentissi tutto vuoto e privo di vita intorno a me, riuscivo a sentirmi libera.
Ma ci eravamo sentite la mattina, eravamo state bene, e le avevo promesso - Piccola non ti preoccupare, da Francesco non berrò -
Stavo sul letto e mi concentravo, dicevo - Resta immobile, respira, lascia l'aria, respira, lascia l'aria - fino a che, credo, perdevo i sensi e mi risvegliavo quando il vomito era passato.
Sostituito da un mal di testa colossale, ovviamente.
E io ODIO i mal di testa, soffro di emicranie terribili sin da quando ero piccola.
Accadde quel giorno, dopo che avevamo mangiato a casa di Francè, accadde il 4 Gennaio, il giorno che Claudia&Bitter si fidanzarono.
A letto, col sudore freddo che mi colava dalla fronte.
Il 4 gennaio.
Pieno inverno.
Dopo un po' di anni mi sono stancata delle mie maldestre routine, delle mie inquietanti sicurezze [perchè avere la giornata organizzata intorno a qualcosa, che sia sangue o alcool, dà sicurezza, credetemi] e ho detto basta.
E infatti eccomi qua, in un mondo totalmente sconosciuto e palesemente incerto in tutto.
Sono sana?
O meglio, sono più vicina alla sanità?
Beh, se peso di meno, le mie ginocchia malconcie ringraziano, se bevo meno il mio fegato è felice, se non ho mal di testa ho più possibilità di essere di buon umore, se non sono depressa ho più energia per studiare.
La mia vita è migliorata in certi aspetti. Non sono sicura che questi aspetti mi interessino qualcosa però...è migliorata, almeno questo.
Ma confesso di essere spaventata. Ed è questa paura dominante che mi fa essere ben lungi dall'esultare per una vittoria piena.
Ho paura di ricaderci prima di tutto.
Ho paura di questo mondo tutto incerto.
Ho paura degli altri, del confronto con gli altri, di essere piccola e ridicola e che verrò annientata in uno schiocco di dita.
Ho paura di come sono, perchè non riesco a vincere l'ideazione paranoide e faccio e dico cose a volte pericolose per i miei rapporti sociali e affettivi.
Ho paura di illudermi di aver fatto un gran pezzo di strada per poi accorgermi che ho solo girato in tondo e sono tornata allo stesso punto.
Ho paura che un vero posto per me non ci sia.
Ho paura di non saper amare, di non riuscire a provare sensazioni.
Ora, ho paura.
A volte ho paura anche di quello che ho con lei. Ci sono delle volte che ho paura che non esista. Non che non ci vogliamo bene, che non esista proprio questa situazione, come fosse un delirio schizofrenico. Non è figurato, non è una metafora; io ho davvero paura che mi sveglio dal sogno, che è tutta immaginazione, che quel viaggio a Messina non c'è mai stato. A volte devo concentrarmi e dire - Lei è qui. Lei è con me -
Forse è per questo che vado in panico se non ho modo di avere seppur il minimo contatto con lei. Forse comincia a vincermi la paura che lei non esista.
Dopo i tagli, è l'ideazione paranoide il mio avversario, sono i deliri schizofrenici che mi causa quello che devo combattere.
Ma ho paura.
Paura di non farcela.












































































Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 18:44 | Permalink | commenti
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domenica, novembre 28, 2004

Parlare di sesso con Matt è come vedere una puntata di Zelig, da rotolarsi dal ridere
Le piacciono tanto questi benedetti uomini, ma poi, forse involontariamente, ne dipinge un quadro talmente ridicolo che viene da chiedersi - Neh, ma chi te lo fa fare? -
Boh, sarà che a essere lesbica si ha proprio tutt'un'altra concezione del sesso, sia a livello fisiologico che psicologico...
Anche se credo che in maggioranza se le vada a cercare, certe situazioni sfiorano il surreale.
Anzi, alcune lo superano proprio
- Ma gli uomini basta poco e li fai contenti -
sempre così comincia - Basta adularli un po' , fare quelle facce stupite e verseggiare ogni tanto...ma certe volte dovresti solo mandarli affanculo [ ]-
- Di solito sono tutti spavaldi, iniziano con frasi tipo <<Guarda qua!>> e te lo piazziano davanti. W. diceva addirittura <<Gruoss' eh?>>.
Intanto però devo ancora vederne uno che duri più di un minuto e mezzo [ma ]
Poi tu gli fai un pompino e loro ti chiedono <<Ti è piaciuto?>>. Possibile che gli uomini non abbiano ben chiaro che non c'è niente di piacevole nel fare un pompino? Tu stai lì che fai una fatica della madonna e loro ti chiedono se ti è piaciuto! Bah!
E' bellissima l'espressione che hanno quando sono assatanati. Ce l'hanno per ore, da quando ti vengono a prendere sotto casa, una faccia da idiota arrapato. Tu allora magari decidi di farci qualcosa, perchè ti va, loro sembrano che devono fare la guerra.
Un minuto e mezzo ed è finita la paziella. E devi vederli come sono belli, con quell'espressione di beata grazia che hanno dopo -
Ora è a Milano, uno dei suoi soliti "viaggetti" ...domenica mi diceva che ASSOLUTAMENTE non doveva fare niente col ragazzo che l'avrebbe ospitata, perchè era un amico di un suo amico strettissimo che sono secoli che le chiede di fare qualcosa e lei niente.
OVVIAMENTE [ci avrei scommesso i soldi ] ieri s'è fatta l'amico, solo che lui ha fatto pure cilecca , sia ieri notte che stamattina, e mi ha telefonato giusto per farmi la scenetta dell'uomo affranto dal dolore
- Ma io non so come può essermi successo [credo che dicano tutti la stessa cosa ]. E quando mi ricapita? Tu sei troppo bella! -
E intanto...niente da fare , l'amico strettissimo di Matt non le parla più [e non so come si faccia a definire quella un'amicizia, francamente ] e prego di non trovarmi questo qui in msn, perchè sai che palle
La mooorte in carrozzzza

















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domenica, novembre 28, 2004

Ricordo il buio pesto.
La linea di luce che veniva dalla porta che non si chiudeva bene.
La tenevo stretta.
Non vedevo niente, ricordo solo il profumo e le sensazioni della pelle.

*Silenzio*

Completamente rilassata, le accarezzavo la schiena, come avevo fatto decine di volte col mio cuscino mentre parlavamo al telefono.
E' un gesto istintivo di quando sono tranquilla, senza pensieri, serena.
Felice.
Non mi stanca, lo ripeterei perpetuamente.
Lei strofinava i piedi sulle mie gambe.
E tremava.
E' stato in quel momento che mi sono resa conto che era mia.
Non so quanto prima [perdevamo completamente la concezione del tempo] le avessi chiesto di essere la mia ragazza, più o meno come fanno i bambini alle elementari.
Ma nel momento in cui lei mi aveva risposto si, io ero assalita da troppi pensieri e sensazioni simultanee per rendermi veramente conto del significato di quello che avevo detto, e soprattutto di quello che mi ero sentita rispondere.
Tremava.
Allora ho capito che era *mia* , quando è stato chiaro che una mia azione causava in lei una reazione, fatta di sinapsi sensoriali, ma anche di qualcosa di più...
Quante volte ho accarezzato il braccio di Claudia? ottenendo solo un lieve moto di rilassatezza.
Lei tremava, alla sensazione fisica di un tocco leggero che non ti aspetti da mani piccole e tozze come le mie, c'era un brivido incontrollato, sconosciuto e pervasivo.
E' stato in quel momento che ho capito.





















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domenica, novembre 28, 2004

Avevo avuto una crisi, le avevo risposto...non aggressivamente, ma comunque in modo da dispiacerle ma questo lo avrei saputo solo il giorno dopo, quando ormai avevo già deciso di partire.
Quella stessa notte, mentre lei si preoccupava probabilmente che tutto quello che stava succedendo non contasse, io decidevo che non ce la facevo più, non potevo aspettare fino a C-A-P-O-D-A-N-N-O , più di un mese e mezzo
No, non ce l'avrei proprio fatta, DOVEVO SAPERE...Ero sotto le coperte, quasi all'alba, imprecavo contro il freddo e acceleravo i pensieri per incastrare i giorni.
Si, 4 giorni, si poteva fare.
I soldi. I miei soldi li avevano i miei e dovevo assolutamente recuperarli.
E dove avrei dormito? Avevo 2 giorni per trovare l'albergo. Dovevo trovarmelo da sola, non volevo avvertirla se non a cose fatte; non volevo darle l'illusione e poi magari deluderla. Trovo i treni - beh, il viaggio non è così lungo -
7 ore non sono poi così tante, come quando andavo al liceo, continuavo a ripetermi.

Avviai vari contatti, Mucco, Xad, persino amici di amici di amici, per cavarne ben poco
Così fui costretta a metterla al corrente. Con molta scioltezza le dissi qualcosa come: - Potresti trovarmi un albergo a Messina? Ah, si mi fai sapere entro domani sera? -
chissà che ha pensato la poverina, a me sarebbe venuto un infarto Lei, invece, manifestava calma, troppa calma, non mi chiese nemmeno quando avrei avuto intenzione di partire
Trovato l'albergo, inventata una bugia colossale per i miei, restava solo partire.

Fece molto effetto la sera prima, salutarsi con un - CI VEDIAMO DOMANI - invece del solito - Ci sentiamo domani mattina -
Il viaggio in treno fu interminabile, me ne rendo conto soprattutto se lo paragono a quello di ritorno, dove, tra l'altro, viaggiavo con 45 minuti di ritardo.
GRAZIE FERROVIE DELLO STATO!
Arrivo a Salerno e aspetto un'ora in piedi davanti al monitor, aspettando un treno che in realtà era diretto a PALERMO.
Eh, i casi della vita
Alle 10:10 sono sul mio sediolino, in uno scompartimento con un'allegra famigliola con discolo al seguito che non ha fatto altro che pestarmi i piedi. Dissi subito addio ai miei sogni di farmi un sonnellino. Allora mi dedico al mio libro [SPRECATA, bellissimo, lo sto persino rileggendo ] e ai cruciverba.
13:25, sono a Gioia Tauro e mancano due ore e mezzo all'arrivo. Cerco di non pensarci troppo, mi costringo a non farmi assalire dall'angoscia.
A Villa San Giovanni il treno praticamente si svuota e io resto sola nello scompartimento. Provo a concentrarmi sulle operazioni di imbarco, ma sbarello quando mi arriva un suo in cui mi dice che è già alla stazione.

Mi annuso.
Puzzo.

Vado nel panico, completamente, faccio avanti e indietro nello scompartimento, guardo l'orologio, ma quella mezz'ora, giuro, non passava mai. Guardo fuori da un oblò: siamo fermi, dobbiamo solo sbarcare. Io ho messo su i Corrs e scritto qualcosa, altrimenti sbroccavo definitivamente.
Finalmente il treno si muove.
Respirazione controllata, mi avvio all'uscita insieme a un giapponese. Sto così rimbambita che ho persino problemi a schiacciare il bottone verde per aprire il portello Scendo guardandomi i piedi che poggiavano sullo scalino metallico.
Cadere dallo scalino del treno è uno dei miei incubi. Andare a faccia a terra davanti alla mia futura ragazza avrebbe ridotto, e di molto, le mie già minime possibilità
Busta nella mano sinistra, borsone della mano destra, piantata a terra con le mie gambe corte, mi volto prima a sinistra, poi a destra.
La riconosco, e questo mi solleva, avevo il TERRORE di non riconoscerla.
Sorrido.
E' già un passo avanti, non sono restata paralizzata
Le vado incontro e lì la sciocchezza si impadronisce di me. Non le do il tempo di avvicinarsi, di salutarmi che metto fra me e lei la BUSTA.
- Tiè, fa qualcosa, renditi utile -
Cioè, sono uno zero spaccato nei rapporti sociali
Non riesco a guardarla in faccia, abbasso lo sguardo e mi fisso le scarpe; così, ho tirato dritto così dal binario 8 fino alla mitica POLO GRIGIA [che lei non mi ha fatto guidare ]. Alla vista delle quattro ruote motrici, riprendo vigore - Fammi guidare su! -
Neanche per il cazzo
Apro il portello e c'è un meraviglioso odore di vaniglia
Lei si toglie il giubbino, aveva un dolcissimo maglioncino a collo altro [che genialata quel collo alto ], color crema, che ispirava una tenerissima aria di morbidezza [e anche altro a dire il vero ]; mette le chiavi nel quadro, la prima, la freccia, parte, fa 5 metri e fa spegnere la macchina
- Ho guidato un amooore fino ad ora! -
- Ceeeerto -
Guardavo fuori dal finestrino e provavo a prendere familiarità col luogo
- Meglio Messina di Palermo
gran bel modo di iniziare una conversazione
Presa ormai dal --> isterico, comincio sempre più a prenderla per il culo sulla sua guida.
- Frena / è rosso / metti la freccia - quando le ho messo anche la prima si è capito che ormai era diventata una lezione di scuola guida

Casa sua.
Saluto la signora educatamente [ ] e il fratellino che non proferisce parola.
Mi siedo alla sua scrivania. Adoro le sedie con le rotelle. A voce alta faccio fintissimi commenti sul diritto civile
Scorro la lista dei suoi cd e ho una serie ininterrotta di moti di orrore O_O
Continuo a prenderla per il culo, è incredibile come non si sia offesa Ed è strano che non si sia offesa per certe mie occhiate sbavanti malcelatissime che, istintivamente, e sottolineo ISTINTIVAMENTE , cadevano qua e là.
Soprattutto LA' , fin troppo evidentemente LA'
Ricordo me e lei fuori al balcone, i messinesi che vanno in tilt perchè piove, clacson, parcheggi idioti e io che tendo la mano sotto la pioggia e guardo le sue mani.
Nella mia mente continuavo a ripetere - FA QUALCOSA, FA QUALCOSA, FA QUALCOSA, FA QUALCOSA - ma devo aver detto solo un'insulsa serie di frasi assolutamente idiote
Scendiamo per andare al market.
- CORTEGGIALA, CORTEGGIALA, CORTEGGIALA - , mente e corpo completamente scollegati, la mia mente diceva, il mio corpo non ascoltava e soprattutto NON AGIVA, in nessuna maniera
Tentativi di ineguagliabile goffaggine, non ho mai bestemmiato tanto contro un ombrello, pioveva, io facevo la galante che tenevo l'ombrello e non riuscivo a trovare un modo, una scusa, una BANALISSIMA SCUSA di prenderla una mano.
Niente.
Nel market sembravamo due lobotomizzate, non riusciamo a trovare l'acqua, e poi la scenetta del dentifricio.
Quello dello - Sceglimi il dentifricio caVa - era un messaggio sotterraneo che ovviamente non riuscivo a farle arrivare.
Il messaggio era - Sceglimi il dentrifricio, che probabilmente il sapore della mia bocca ti interesserà
Cosa dovevo interpretare quando lei mi ha passato l'Algasiv?
Dovevo interpretare probabilmente che mi avrebbe rifilato un cazzottone e mi avrebbe fracassato tutti i denti, da cui, appunto, la dentiera e relativo adesivo
[2 giorni dopo questo avvenimento, quando eravamo indaffarate a fare tutt'altro, lei ancora ci ha riso, così, senza un perchè ]
Ci rimettiamo in macchina, dobbiamo andare in albergo.
- Dai, mi fai guidare? -
- NO -

Mi sono vista in ogni macchina parcheggiata sulla destra
Lei ostentava calma e sangue freddo e questo mi scoraggiava...o peggio...mi esauriva...
Ma col senno di poi, la calma e sangue freddo non mi paiono tanto calmi e tanto freddi
Piove.
Lei non fa una piega, il parabrezza si inonda di goccie di pioggia, ma lei niente; finchè io, esaurita perchè non riuscivo a vedere avanti a me [Se devo morire - pensavo - almeno che veda la macchina in faccia a cui vado a sbattere ] abbasso la levetta dei tergicristalli.
Lei fa - Ah - e ridacchia.
Io faccio - Eh - e -->
Scopro, CON ORRORE E TERRORE , che non ha mai guidato sotto la pioggia.
- Ora inchioda e ci schiantiamo, me lo sento -

Si appannano i vetri.
Penso: - Eh, si, che bello, non stiamo facendo niente, ma i vetri li appanniamo lo stesso - [ma forse l'ho anche detto ]
Indovino al primo colpo la tecnologia dell'aria calda e di fronte alla sua meraviglia per il vetro che si spanna, mi sento una gran figa.
- Eh... -

Continuo a tenermi la mano sinistra sul rispettivo ginocchio. Il mio pensiero è fare qualcosa di casuale, con molta scioltezza, lei cambia la marcia et voilà , le prendo la mano. Ma niente le distanze non si accorciavano mai abbastanza da farlo sembrare casuale [anche se lei dice che l'ho fatto, ma io giuro di non ricordarlo ]
Poi...
Avete presente quei telefilm americani dove i due fidanzatini, primo appuntamento, vanno al cinema e lui con la scusa di sgranchirsi le mette il braccio dietro la spalla?
Io, con scioltezza, appoggio la mano dietro il suo poggiatesta e c'è voluto un buon quarto d'ora prima che l'ordine che impartiva il mio cervello - TOCCALE I CAPELLI E DI' QUALCOSA DI CARINO! - arrivasse alla mano e qualche altro minuto prima che la mia bocca articolasse una frase carina.
Carina poi...lasciamo perdere

Albergo.
Della mia stanza d'albergo ricorderò una cosa:
non c'era una porta che si chiudeva, ma che fosse una!
La porta d'ingresso andava presa a spintoni [infatti lei mi disse che la prima volta non l'avevo chiusa bene ]
La porta dell'armadio [e definirlo armadio è veramente un grande sforzo di fantasia] restava aperta a metà.
La porta del bagno non si chiudeva, a meno di prenderla a sonori calci...e non ci tenevo proprio a sfondarla francamente...
Il suo primo commento sulla stanza, invece, è stato sul materasso. E lì dovevo capirlo che aveva brutte intenzioni
Metto il borsone sulla sedia.
Lei si siede in pizzo al letto e si accende la tv.
Davano A TUA IMMAGINE
Lei ha ripiegato sulla partita di pallavolo.
Io le dico - Ora mi faccio la doccia -
ma nella mia testa continuavo a pensare - 7 ore di treno e questa si guarda la tv -
Faccio avanti e indietro dal bagno, sistemando cose e rendendomi conto del piccolo dramma che mia madre, tra milioni di cose assolutamente inutili, non mi aveva dato il pettine
Tento un approccio audace, provo a riaccarezzarle la testa. Penso - Se non si è incazzata in macchina, non dovrebbe incazzarsi adesso -
E poi era un impulso inarrestabile, i suoi capelli avevano davvero un aspetto troppo setoso per non essere accarezzati.
L'accarezzo dunque, lei mi prende la mano e lì il pensiero immediato:
- E' ora, saltale addosso - , frenato dal mio Super - Io Igienico: - Ferma pazza, puzzi! -
Resto bloccata a metà strada
Sono sulla soglia del bagno, lei sempre in pizzo al letto a guardare la pallavolo.
Io sempre più -->
La guardo.
Mi parte l'embolo.
- Soffri il solletico? - le chiedo
- Eh, non se me lo fai così
[ - Si, caVa, un po' di collaborazione no? - ]
In quell'istante mi convinsi che era finita, zero possibilità per me, tanto valeva farla mettere comoda e farsi un pisolino dopo la doccia.
- Ma ti puoi anche stendere eh, magari pure toglierti le scarpe - le dico
- Ah, si eh uh -
questa fu la sua risposta
Lei era più agitata di me, inutile che faccia la figa e mi venga a dire che si è divertita troppo a vedere - fino a che punto arrivavo -
Pensandoci adesso, lucidamente, lei sembrava lobotomizzata, rispondeva a monosillabi, quando si sdraiò a vedere la partita, dovetti persino sistemarle io il cuscino, mentre lei continuava a ripetere - Ah, eh, uh -
Mi metto sotto la doccia pensando a come avrei occupato questi 4 giorni di autoflagellazione.
La mia razionalità s'è rassegnata sotto quella doccia.
Tutto il resto no. Per fortuna fu "tutto il resto" a uscire da quel bagno, con il mio pigiamino azzurro.
Tremo effettivamente di freddo, con la non curanza di chi ormai non ce sta più a provà le tiro il mio cuscino da sotto la testa e mi metto sotto le coperte.
Lei CONTINUA a GUARDARE la tv.
Ricordo me supina, braccia incrociate, che fissa il soffitto e dice, con l'aria insofferente di chi non ha più speranze, - Possiamo anche spegnerlo questo televisore! -
Non ero nervosa, come sarei stata se avessi intuito che stavamo per combinare qualcosa, ero davvero tranquilla, perchè sentivo di non avere più speranze e dovevo semplicemente architettare per godermi quei 4 giorni comunque di vacanza.
Non avevo la forza per essere dispiaciuta, progettavo di esserlo al mattino dopo, ma ero sveglia dalle 6, ero andata a dormire alle 4, mi ero fatta 7 ore di treno, presa il freddo per andare a piedi fino al market, appesantita dallo stress dei miei corteggiamenti mentali, davvero non ce la facevo a deprimermi.
In quei 30 secondi in cui le ho detto - E spegnamo questo televisore -
e lei ha preso il telecomando, voltandomi le spalle, io non pensavo minimamente che avrebbe fatto quello che poi ha fatto.
Ero troppo rilassata, avessi deciso io, avrei schiacciato un bel pisolino
Ma, e diremo anche FINALMENTE, la variabile indipendente decise che era ora di entrare in azione.
Cioè, io ci ho messo 3 ore di contorti corteggiamenti per non ottenere niente, a lei è bastato farmi gli occhietti dolci per ottenere tutto.
*Sospir...










































































































































Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 18:38 | Permalink | commenti (1)
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domenica, novembre 28, 2004

Ma che siete pazzi, pensate sia finita qui? Per la serie LE ULTIME PAROLE FAMOSE e per continuare sulla scia del A VOLTE RITORNANO, per la legge della PAR CONDICIO, riecco a voi lo squillo anonimo delle 11:59 del sabato mattina.
Mi scende una lacrima di commozione.
Mi sei mancato!



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domenica, novembre 28, 2004

Ora siamo entrati nella fase "PIJATA PER IL CULO" , dove basta vedermi anche vagamente assente che parte la cantilena al ritmo marcianisano - Eh, da quando sei innamorata non ti ci si riconosce più -

E' divertente poi Antonello che cerca la complicità, nel tentativo, sempre più malcelato, di guadagnarsi il diritto a fare il ripieno
E a completare la bellezza della serata c'è stato anche un incontro con gli ex amici.
Corvo ci ha riso in faccia e ha fatto finta di non riconoscerci
Patatino ci ha salutato con la solita faccia di cazzo e O'Lione credo non ci abbia riconosciuto, stonata com'è
Quanto buon umore questo sabato! Troppo, troppo, le mie coronarie potrebbero morirne!
E la ciliegina è che non ho nemmeno sentito l'amore mio!
Urrà!









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domenica, novembre 28, 2004

Scontro di civiltà.
Me Vs. Antonello
Giovedì il genio vuole portarmi a vedere BABBO BASTARDO quando probabilmente ci sarà in programmazione anche DONNIE DARKO. A me del Babbo Natale che si scopa la Befana, non me ne frega un emerito cazzo.
Io voglio Donnie e Donnie avrò, a costo di vedermelo da sola. Che poi, capirai, sola o con loro non è che fa sta gran differenza




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domenica, novembre 28, 2004

Si, siamo proprio pieni di belle intenzioni
Imma lancia il quesito dell'anno:
- Che facciamo a Capodanno?
Bitter: - Andiamo a Praga!
Certo, e io che ho problemi ad andare a Messina, vado a sbattere a Praga!
Antonello: - Si, però non andiamoci a chiudere in una casa!
Massì, andiamo a buttare dai 35 ai 50 euro per una discoteca!
Io non so lei...ma di fare le 5 in discoteca, dove già mi sentirò malissimo, in mezzo a dei trappani ubriachi, dove non potremmo abbracciarci e baciarci per non creare occhiatine e commentini di questi provincialotti del cazzo, non ho proprio voglia.
Per non parlare dei prezzi esorbitanti...ragion per cui dubito che si finisca a combinare qualcosa...sono 3 sabati che presto io i soldi a Claudia
Se sto solo io, resto a casa come ho fatto tanti anni...ma se c'è lei, bisogna trovare qualcosa di alternativo...ma mio padre non mi farà mai prendere la macchina da sola e come facciamo? Non possiamo farci due cojoni a casa coi miei
Il fatto è che se proprio li dobbiamo buttare 80-90 euro, io me la porterei a Napoli, in quegli alberghi bellissimi di fronte al mare, che al mattino ci facciamo la nostra bella colazione sul terrazzino, abbracciate, a coccolarci, in santa pace...che noi avere degli amici discotecari e non essere completamente autonoma con la macchina
Potrei portarla in un bel locale dove fanno un po' di musica, c'è un cretino che racconta le barzellette, un po' di vino, un po' di dialogo [ ], poi cornetto e vedere l'alba su a CasertaVecchia. Questo è perfetto, altro che due cojoni in discoteca
Invece sa dio cosa mi dovrò inventare se i lord vanno in discoteca
E soprattutto...bisogna vedere che pensa lei














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domenica, novembre 28, 2004

Camomilla calda e dolce
E' per festeggiare uno di quei sabati da ricordare, dove VERAMENTE non ho trovato il modo di trattenere le risate.

Alle h.21 senza una telefonatina di preavviso [ormai pare non s'usi più ], citofona Claudia, chiedendomi di andare a prendere Imma&Antonello. Scendo e alle 10 incontriamo Claudia e Bitter.
Come sempre, quando usciamo noi 5, tutti fanno a gara per farmi sentire parte del tutto, stando avvinghiati al rispettivo consorte. Io ho ammazzato il tempo risolvendo a mente un paio di indovinelli che avevo letto. Siamo andati in pizzeria, molto chic devo dire, dove c'era un tavolo di famiglia di camorra, con rispettive consorti, tutti ubriachi, che hanno stuprato il giovanotto del piano - bar rubandogli il microfono e intonando stornelli di canzoni napoletane, mentre gli altri ballavano palpeggiando i culi delle raffinate mogli.
Belle scene.
Poi ci siamo presi un bel caffè alla nocciola e abbiamo preso per il culo il povero Bitter, che Claudia aveva sonno, mentre lui aveva organizzato tutto per andare a Gaeta.
La farà piangere, poverina ... eh, invece di pensare a chi non può e deve aspettare la fine dell'anno e forse oltre








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domenica, novembre 28, 2004

L'evoluzione della specie.
Dopo l'istituzione della taglia sul killer, il caro ministro Calderoli propone:
PORTO D'ARMI PIU' FACILE, per potersi DIFENDERE, qualsiasi cosa significhi questa frase
Si vedesse Bowling A Columbine il caro ministro, si leggesse un paio di ricerche sul possesso delle armi, il caro ministro
Si, mi rende proprio tranquilla sapere che la mia sicurezza è in mano ai leghisti





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domenica, novembre 28, 2004

La domanda è:
secondo Imma, cosa diavolo avrei dovuto aspettare?
Mah..



Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 18:28 | Permalink | commenti
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domenica, novembre 28, 2004
Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 18:27 | Permalink | commenti
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venerdì, novembre 26, 2004

Gli americani sono molto dispiaciuti di aver rieletto Bush e si scusano caldamente...

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 21:21 | Permalink | commenti
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venerdì, novembre 26, 2004

L'avevo atteso col ricordo che quando a suo tempo uscì al cinema, tutti ne parlavano come di un film durante il quale non si potesse fare a meno di ridere.
Ho atteso fino alla fine di farmi una grassa risata, ma giuro che non è successo.
Sto parlando de "Il mio grasso grosso matrimonio greco".
Ebbi buon fiuto allora, quando sentii odore di boiata e al cinema non ci andai e mi risparmiai diecimila lire.
Non è malvagio, per carità, ma scorre via senza se e senza ma. E soprattutto senza una risata che sia una.
Io ho provato solo un'immensa tenerezza. Sembrava di vedere casa mia qualche anno fa, solo che siamo un po' meno numerosi e non ci chiamiamo tutti con lo stesso nome, questo perchè SOLO mia mamma e mio padre si sono fatti venire il colpo di genio di darci i nomi dei nonni paterni [in base a cosa poi SOLO dei nonni paterni, io non lo so ]. Tutti gli altri zii hanno dato ai nostri cugini nomi normali, come Roberto, Stefano, Noemi, Roberta, Emanuela, Alessandra.
Solo a mio fratello e a me soprattutto [il solito culo], è toccato lo scempio di chiamarci Giuseppe [che è passabile, ma già ora che ha appena 26 anni papà lo chiama PEPPINO!] e Ada, che diciamolo, senza ipocrisia, fa abbastanza cagare.
Siamo gli unici, sta cosa mi ha sempre fatto girare i cojoni. Alessandra è stata battezzata dopo la morte della nonna e lì nemmeno si sono fatti venire la cosa di chiamarla Maria, come la nonna appunto.
Solo noi siamo stati vittime inconsapevoli
Che poi...Nonno Peppe è morto che io avevo un anno e mezzo, Nonna Ada è quanto di più fastidioso, ipocrita e bigotta ci sia in famiglia. Lei va molto orgogliosa del fatto che la sua prima nipote femmina porti il suo nome. Mi sta preparando un corredo coi fiocchi.
Ah, quando scoprirà che sono lesbica
Fino a quando Zio Ciro [fratello di mamma] e Zia Anna con cugina Noemi al seguito, non si sono schifati a morte, restando insieme solo per il bene della bambina [qualsiasi cosa significhi questa frase ], tutto era un evento cui partecipavamo tutti in massa.
Dobbiamo ancora parlare della prima volta in cui mi è venuto il ciclo?
Dove si è consumato il rito delle femmine della famiglia chiuse in cucina, a darmi pacche sulla spalla e a farmi capire con lunghisssssssime perifrasi che ora potevo restare incinta?
Dobbiamo parlare dei regali che ho ricevuto all'urlo di - Ada se fatta signuriiiiinaaaa!!! - che Matt ancora ci ride.
Dobbiamo parlare dei cenoni di Natale? Dove ti toccava stare prima da una nonna e poi dall'altra, perchè finchè mia nonna materna non è morta, nonna Ada aveva troppa puzza sotto al naso per salire dai nonni materni.
Quindi tu iniziavi a mangiare alle 14 e finivi a mezzanotte, praticamente senza soluzione di continuità.
Non sono mai riuscita a credere come da una minuscola casa popolare di un rione di Napoli potesse uscire tanta robba da mangiare.
Primo, secondo, insalata di rinforzo, carne, alici marinate, frittura di pesce, eventualmente un assaggio di zampone per provare la ricetta per Capodanno, la pizza di scarola, salsiccia, verdure varie e leggerissime, tipo peperoni o melanzane imbottite, tortano [che è una cosa allucinante: sembra l'impasto del pane, pieno di sugna, pepe, prosciutto, salame e UOVA SODE], frutta e frutta secca, i fichi secchi. Ma non quelli normali, no. Quelli ricoperti di cioccolata bianca e con la nocciola in mezzo. Un'arma di distruzione di massa.
Caffè.
Non hai il tempo di finire di lavare i piatti e di leggerti due Famiglia Cristiana [perchè a casa dei nonni materni quello faccio], che il nonno mette su l'incerata, il vassoio, conta i bicchieri e porta cocacola, spumante per il brindisi, pandoro, panettone e le paste dello zio Ciro e si ricomincia.
Poi c'è lo scambio dei regali. Una volta si era tutti intorno a un enorme tavolo, da quando hanno fatto il salottino nuovo, io mi affosso sul divano e mia mamma si abbraccia a me e a mio fratello come se il giorno dopo stessimo per partire per l'Iraq.
Più ci facciamo vecchi, più io e mio fratello riceviamo il gradito regalo della mazzetta, con annesso biglietto, che tocca leggere ad alta voce più e più volte, perchè il nonno ormai non ci sente.
I biglietti recitano più o meno così ogni anno:
l'augurio di un buon natale e di un felice anno nuovo con tutto quello che il tuo cuore desidera
Ricordo che ci fu un anno totalmente surreale, dove in famiglia deve essere girata la voce che a casa mia ci fosse bisogno di prodotti da bagno.
Ci vedemmo recapitare bagnoschiuma, creme per il corpo, dopobarba, ma soprattutto 3, e dico T R E bottiglioni giganteschi di BOROTALCO FISSAN, come se io e mio fratello stessimo ancora a cambiarci i pannolini
Finito a casa dei parenti di mamma, si passa dalla nonna Ada, dalla quale c'è di sicuro lo zio Aldo [che praticamente è uguale a Enrico Lucci], la moglie che fa scompisciare dalle risate e le mie due cugine.
Tutte donnine casa e chiesa che a volte mi spaventano, a volte mi danno sui nervi, non so decidermi.
Qui veniamo assaliti da un altro tortano gigante, da altre fette di pandoro e panettone e soprattutto da una cosa buonissima: gli struffoli che mia nonna ogni anno si ricorda di farmeli senza canditi che a me non piacciono
E qui in parole povere si ripete il ciclo, con scenette meno surreali però.
Perchè dei biglietti se ne strafottono, tanto che mia nonna mi dà semplicemente la busta coi soldi e i regali hanno un certo lato intellectual, in genere sono libri [che credo di non aver mai letto ]
A casa dei nonni materni invece, basta sapere che c'è mia zia che annusa tutto. Dal profumo, al borotalco, al nuovo set di mutandoni del nonno, alla carta da lettere per me.
Verso mezzanotte sta tortura finisce e si va a casa ad aprire i nostri regali, perchè di solito non abbiamo il tempo di farlo la mattina.
[a proposito, ecco cosa mi serve: una scatola, di quelle carine magari, in legno, così ci metto le nostre cose dentro, che le ho un po' buttate così ]

L'anno scorso, che era il primo senza nonna, ci siamo dati un po' più di contegno, non foss'altro che mia zia il tortano non lo sa fare e che mia nonna Ada ci ha fatto finalmente la grazia di salire su in modo che il nonno non restasse solo.
Ovvio che l'atmosfera fosse un po' surreale, che il nonno si guardasse in giro un po' smarrito e che in ogni bigliettino facesse senso non vedere più firmato Nonna Maria e Nonno Vincenzo.
Era una patanella di nonna che a volte diceva cose così semplici e al contempo buffe, che mi ricordo soprattutto mio fratello che se l'abbracciava ridendo come un cretino.
S'è fatta una vecchiaia bruttissima, prima ancora dell'ischemia. Erano già un paio di anni che non riusciva a uscire di casa, perchè non riusciva a scendere le scale. L'ischemia le aveva dato il colpo finale. E' poco cattolico e facile da fraintendere, ma a volte penso sia meglio così, delle volte avevo proprio l'impressione che non ce la facesse più, soprattutto d'estate, che soffriva tantissimo il caldo. Almeno se n'è andata il giorno dopo aver visto me e mio fratello anche, il suo nipote preferito , forse persino quello che le somiglia di più nell'indole. Come se quel giorno avesse concluso tutto quello che aveva da fare.
E se n'è andata pochi minuti dopo che i miei zii, corsi dalla Calabria, le avevano messo sulla pancia, la nipote più piccola, quella che ancora doveva conoscere, quella che nel viso ne porta le fattezze più di ognuno di noi.
Ha fatto tutto quello che doveva fare, come un cerchio che si chiude.










































Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 20:02 | Permalink | commenti
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venerdì, novembre 26, 2004

L'avete sentita l'ultima di Pisano? Hanno ucciso un benzinaio a Lecco. Sembra che questo pover'uomo fosse un militante leghista.
E da oggi, a sentire il grintoso ministro, chi si macchi dell'orrendo crimine dell'omicidio del padano [che presto verrà inserito nel codice penale come aggravante], debba veder pendere sulla propria testa la taglia di 25mila euro.
Fa molto piacere sapere che i RAPPRESENTANTI dello Stato abbiano tanta fiducia negli ORGANI dello Stato
E' per questo che gli ORGANI dello Stato ce li mandano a Napoli, dove il Far West c'è davvero...

- NESSUNO TOCCHI IL PADANO! -







Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 19:59 | Permalink | commenti
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venerdì, novembre 26, 2004

Posto che: io di economia non ci capisco un accidente,
- Ha abbassato le tasse -
così ha esordito una persona di mia conoscenza.
E sembra vero.
Le tasse sono diminuite, non si capisce bene per chi però, ma nessuno sembra importarsene...
Però a un principio facile facile ci arrivo anche io: se fai diminuire le entrate, da qualche parte sti soldi li devi prendere.
Pare che li abbiano presi dalla scuola e dalla sanità. Pare addirittura, che la Moratti sia isterica, perchè lei di soldi già ne aveva stanziati pochi, ora ne ha persino di meno.
Riguardo alla sanità ho sentito dopo secoli la fatidica e satanica parola "ticket".
Sembra inoltre che a guardarla bene sta riforma, che Ilvio ha definito SVOLTA EPOCALE, faccia un taglio che effettivamente è quasi irrisorio.
Boh, io sto cercando di capirci qualcosa, ma per queste cose sono proprio tek.
Però una cosa me la chiedo: perchè ora?
Quando Ilvio andò da Vespa, firmando il patto con gli Italiani [che lo fece pubblicare pure sui giornali, dovrei averlo da qualche parte, era troppo divertente ] e disegnando come un bimbo coi suoi primi