Avevo avuto una crisi, le avevo risposto...non aggressivamente, ma comunque in modo da dispiacerle
ma questo lo avrei saputo solo il giorno dopo, quando ormai avevo già deciso di partire.
Quella stessa notte, mentre lei si preoccupava probabilmente che tutto quello che stava succedendo non contasse, io decidevo che non ce la facevo più, non potevo aspettare fino a C-A-P-O-D-A-N-N-O , più di un mese e mezzo 
No, non ce l'avrei proprio fatta, DOVEVO SAPERE...Ero sotto le coperte, quasi all'alba, imprecavo contro il freddo e acceleravo i pensieri per incastrare i giorni.
Si, 4 giorni, si poteva fare.
I soldi. I miei soldi li avevano i miei e dovevo assolutamente recuperarli.
E dove avrei dormito? Avevo 2 giorni per trovare l'albergo. Dovevo trovarmelo da sola, non volevo avvertirla se non a cose fatte; non volevo darle l'illusione e poi magari deluderla. Trovo i treni - beh, il viaggio non è così lungo -
7 ore non sono poi così tante, come quando andavo al liceo, continuavo a ripetermi.

Avviai vari contatti, Mucco, Xad, persino amici di amici di amici, per cavarne ben poco 
Così fui costretta a metterla al corrente. Con molta scioltezza le dissi qualcosa come: - Potresti trovarmi un albergo a Messina? Ah, si mi fai sapere entro domani sera? -
chissà che ha pensato la poverina, a me sarebbe venuto un infarto
Lei, invece, manifestava calma, troppa calma, non mi chiese nemmeno quando avrei avuto intenzione di partire 
Trovato l'albergo, inventata una bugia colossale per i miei, restava solo partire.
Fece molto effetto la sera prima, salutarsi con un - CI VEDIAMO DOMANI - invece del solito - Ci sentiamo domani mattina -
Il viaggio in treno fu interminabile, me ne rendo conto soprattutto se lo paragono a quello di ritorno, dove, tra l'altro, viaggiavo con 45 minuti di ritardo.
GRAZIE FERROVIE DELLO STATO! 
Arrivo a Salerno e aspetto un'ora in piedi davanti al monitor, aspettando un treno che in realtà era diretto a PALERMO.
Eh, i casi della vita 
Alle 10:10 sono sul mio sediolino, in uno scompartimento con un'allegra famigliola con discolo al seguito che non ha fatto altro che pestarmi i piedi. Dissi subito addio ai miei sogni di farmi un sonnellino. Allora mi dedico al mio libro [SPRECATA, bellissimo, lo sto persino rileggendo
] e ai cruciverba.
13:25, sono a Gioia Tauro e mancano due ore e mezzo all'arrivo. Cerco di non pensarci troppo, mi costringo a non farmi assalire dall'angoscia.
A Villa San Giovanni il treno praticamente si svuota e io resto sola nello scompartimento. Provo a concentrarmi sulle operazioni di imbarco, ma sbarello quando mi arriva un suo
in cui mi dice che è già alla stazione.

Mi annuso.
Puzzo.

Vado nel panico, completamente, faccio avanti e indietro nello scompartimento, guardo l'orologio, ma quella mezz'ora, giuro, non passava mai. Guardo fuori da un oblò: siamo fermi, dobbiamo solo sbarcare. Io ho messo su i Corrs e scritto qualcosa, altrimenti sbroccavo definitivamente.
Finalmente il treno si muove.
Respirazione controllata, mi avvio all'uscita insieme a un giapponese. Sto così rimbambita che ho persino problemi a schiacciare il bottone verde per aprire il portello
Scendo guardandomi i piedi che poggiavano sullo scalino metallico.
Cadere dallo scalino del treno è uno dei miei incubi. Andare a faccia a terra davanti alla mia futura ragazza avrebbe ridotto, e di molto, le mie già minime possibilità 
Busta nella mano sinistra, borsone della mano destra, piantata a terra con le mie gambe corte, mi volto prima a sinistra, poi a destra.
La riconosco, e questo mi solleva, avevo il TERRORE di non riconoscerla.
Sorrido.
E' già un passo avanti, non sono restata paralizzata 
Le vado incontro e lì la sciocchezza si impadronisce di me. Non le do il tempo di avvicinarsi, di salutarmi che metto fra me e lei la BUSTA.
- Tiè, fa qualcosa, renditi utile -
Cioè, sono uno zero spaccato nei rapporti sociali 
Non riesco a guardarla in faccia, abbasso lo sguardo e mi fisso le scarpe; così, ho tirato dritto così dal binario 8 fino alla mitica POLO GRIGIA [che lei non mi ha fatto guidare
]. Alla vista delle quattro ruote motrici, riprendo vigore - Fammi guidare su!
-
Neanche per il cazzo 
Apro il portello e c'è un meraviglioso odore di vaniglia 
Lei si toglie il giubbino, aveva un dolcissimo maglioncino a collo altro [che genialata quel collo alto
], color crema, che ispirava una tenerissima aria di morbidezza [e anche altro a dire il vero
]; mette le chiavi nel quadro, la prima, la freccia, parte, fa 5 metri e fa spegnere la macchina 
- Ho guidato un amooore fino ad ora! -
- Ceeeerto
-
Guardavo fuori dal finestrino e provavo a prendere familiarità col luogo
- Meglio Messina di Palermo
gran bel modo di iniziare una conversazione 
Presa ormai dal -->
isterico, comincio sempre più a prenderla per il culo sulla sua guida.
- Frena / è rosso / metti la freccia - quando le ho messo anche la prima si è capito che ormai era diventata una lezione di scuola guida 
Casa sua.
Saluto la signora educatamente [
] e il fratellino che non proferisce parola.
Mi siedo alla sua scrivania. Adoro le sedie con le rotelle. A voce alta faccio fintissimi commenti sul diritto civile 
Scorro la lista dei suoi cd e ho una serie ininterrotta di moti di orrore O_O
Continuo a prenderla per il culo, è incredibile come non si sia offesa
Ed è strano che non si sia offesa per certe mie occhiate sbavanti malcelatissime
che, istintivamente, e sottolineo ISTINTIVAMENTE
, cadevano qua e là.
Soprattutto LA'
, fin troppo evidentemente LA' 
Ricordo me e lei fuori al balcone, i messinesi che vanno in tilt perchè piove, clacson, parcheggi idioti e io che tendo la mano sotto la pioggia e guardo le sue mani.
Nella mia mente continuavo a ripetere - FA QUALCOSA, FA QUALCOSA, FA QUALCOSA, FA QUALCOSA - ma devo aver detto solo un'insulsa serie di frasi assolutamente idiote 
Scendiamo per andare al market.
- CORTEGGIALA, CORTEGGIALA, CORTEGGIALA - , mente e corpo completamente scollegati, la mia mente diceva, il mio corpo non ascoltava e soprattutto NON AGIVA, in nessuna maniera 
Tentativi di ineguagliabile goffaggine, non ho mai bestemmiato tanto contro un ombrello, pioveva, io facevo la galante che tenevo l'ombrello e non riuscivo a trovare un modo, una scusa, una BANALISSIMA SCUSA di prenderla una mano.
Niente.
Nel market sembravamo due lobotomizzate, non riusciamo a trovare l'acqua, e poi la scenetta del dentifricio.
Quello dello - Sceglimi il dentifricio caVa - era un messaggio sotterraneo che ovviamente non riuscivo a farle arrivare.
Il messaggio era - Sceglimi il dentrifricio, che probabilmente il sapore della mia bocca ti interesserà 
Cosa dovevo interpretare quando lei mi ha passato l'Algasiv? 
Dovevo interpretare probabilmente che mi avrebbe rifilato un cazzottone e mi avrebbe fracassato tutti i denti, da cui, appunto, la dentiera e relativo adesivo 
[2 giorni dopo questo avvenimento, quando eravamo indaffarate a fare tutt'altro, lei ancora ci ha riso, così, senza un perchè
]
Ci rimettiamo in macchina, dobbiamo andare in albergo.
- Dai, mi fai guidare? -
- NO -

Mi sono vista in ogni macchina parcheggiata sulla destra 
Lei ostentava calma e sangue freddo e questo mi scoraggiava...o peggio...mi esauriva... 
Ma col senno di poi, la calma e sangue freddo non mi paiono tanto calmi e tanto freddi 
Piove.
Lei non fa una piega, il parabrezza si inonda di goccie di pioggia, ma lei niente; finchè io, esaurita perchè non riuscivo a vedere avanti a me [Se devo morire - pensavo - almeno che veda la macchina in faccia a cui vado a sbattere
] abbasso la levetta dei tergicristalli.
Lei fa - Ah - e ridacchia.
Io faccio - Eh - e --> 
Scopro, CON ORRORE E TERRORE
, che non ha mai guidato sotto la pioggia.
- Ora inchioda e ci schiantiamo, me lo sento -

Si appannano i vetri.
Penso: - Eh, si, che bello, non stiamo facendo niente, ma i vetri li appanniamo lo stesso
- [ma forse l'ho anche detto
]
Indovino al primo colpo la tecnologia dell'aria calda e di fronte alla sua meraviglia per il vetro che si spanna, mi sento una gran figa.
- Eh...
-

Continuo a tenermi la mano sinistra sul rispettivo ginocchio. Il mio pensiero è fare qualcosa di casuale, con molta scioltezza, lei cambia la marcia et voilà , le prendo la mano. Ma niente
le distanze non si accorciavano mai abbastanza da farlo sembrare casuale [anche se lei dice che l'ho fatto, ma io giuro di non ricordarlo
]
Poi...
Avete presente quei telefilm americani dove i due fidanzatini, primo appuntamento, vanno al cinema e lui con la scusa di sgranchirsi le mette il braccio dietro la spalla?
Io, con scioltezza, appoggio la mano dietro il suo poggiatesta e c'è voluto un buon quarto d'ora prima che l'ordine che impartiva il mio cervello - TOCCALE I CAPELLI E DI' QUALCOSA DI CARINO! - arrivasse alla mano e qualche altro minuto prima che la mia bocca articolasse una frase carina.
Carina poi...lasciamo perdere 
Albergo.
Della mia stanza d'albergo ricorderò una cosa:
non c'era una porta che si chiudeva, ma che fosse una!
La porta d'ingresso andava presa a spintoni [infatti lei mi disse che la prima volta non l'avevo chiusa bene
]
La porta dell'armadio [e definirlo armadio è veramente un grande sforzo di fantasia] restava aperta a metà.
La porta del bagno non si chiudeva, a meno di prenderla a sonori calci...e non ci tenevo proprio a sfondarla francamente...
Il suo primo commento sulla stanza, invece, è stato sul materasso. E lì dovevo capirlo che aveva brutte intenzioni 
Metto il borsone sulla sedia.
Lei si siede in pizzo al letto e si accende la tv.
Davano A TUA IMMAGINE 
Lei ha ripiegato sulla partita di pallavolo.
Io le dico - Ora mi faccio la doccia -
ma nella mia testa continuavo a pensare - 7 ore di treno
e questa si guarda la tv
-
Faccio avanti e indietro dal bagno, sistemando cose e rendendomi conto del piccolo dramma che mia madre, tra milioni di cose assolutamente inutili, non mi aveva dato il pettine 
Tento un approccio audace, provo a riaccarezzarle la testa. Penso - Se non si è incazzata in macchina, non dovrebbe incazzarsi adesso -
E poi era un impulso inarrestabile, i suoi capelli avevano davvero un aspetto troppo setoso per non essere accarezzati.
L'accarezzo dunque, lei mi prende la mano e lì il pensiero immediato:
- E' ora, saltale addosso - , frenato dal mio Super - Io Igienico: - Ferma pazza, puzzi! -
Resto bloccata a metà strada 
Sono sulla soglia del bagno, lei sempre in pizzo al letto a guardare la pallavolo.
Io sempre più --> 
La guardo.
Mi parte l'embolo.
- Soffri il solletico? - le chiedo
- Eh, non se me lo fai così
[ - Si, caVa, un po' di collaborazione no?
- ]
In quell'istante mi convinsi che era finita, zero possibilità per me, tanto valeva farla mettere comoda e farsi un pisolino dopo la doccia.
- Ma ti puoi anche stendere eh, magari pure toglierti le scarpe - le dico
- Ah, si eh uh -
questa fu la sua risposta 
Lei era più agitata di me, inutile che faccia la figa e mi venga a dire che si è divertita troppo a vedere - fino a che punto arrivavo -
Pensandoci adesso, lucidamente, lei sembrava lobotomizzata, rispondeva a monosillabi, quando si sdraiò a vedere la partita, dovetti persino sistemarle io il cuscino, mentre lei continuava a ripetere - Ah, eh, uh - 
Mi metto sotto la doccia pensando a come avrei occupato questi 4 giorni di autoflagellazione.
La mia razionalità s'è rassegnata sotto quella doccia.
Tutto il resto no. Per fortuna fu "tutto il resto" a uscire da quel bagno, con il mio pigiamino azzurro.
Tremo effettivamente di freddo, con la non curanza di chi ormai non ce sta più a provà
le tiro il mio cuscino da sotto la testa e mi metto sotto le coperte.
Lei CONTINUA a GUARDARE la tv.
Ricordo me supina, braccia incrociate, che fissa il soffitto e dice, con l'aria insofferente di chi non ha più speranze, - Possiamo anche spegnerlo questo televisore! -
Non ero nervosa, come sarei stata se avessi intuito che stavamo per combinare qualcosa, ero davvero tranquilla, perchè sentivo di non avere più speranze e dovevo semplicemente architettare per godermi quei 4 giorni comunque di vacanza.
Non avevo la forza per essere dispiaciuta, progettavo di esserlo al mattino dopo, ma ero sveglia dalle 6, ero andata a dormire alle 4, mi ero fatta 7 ore di treno, presa il freddo per andare a piedi fino al market, appesantita dallo stress dei miei corteggiamenti mentali, davvero non ce la facevo a deprimermi.
In quei 30 secondi in cui le ho detto - E spegnamo questo televisore -
e lei ha preso il telecomando, voltandomi le spalle, io non pensavo minimamente che avrebbe fatto quello che poi ha fatto.
Ero troppo rilassata, avessi deciso io, avrei schiacciato un bel pisolino 
Ma, e diremo anche FINALMENTE, la variabile indipendente decise che era ora di entrare in azione.
Cioè, io ci ho messo 3 ore di contorti corteggiamenti per non ottenere niente, a lei è bastato farmi gli occhietti dolci per ottenere tutto.
*Sospir...
