giovedì, maggio 25, 2006

Il tempo.

Vi rendete conto di quanto può essere diversa la percezione del tempo per due persone distinte e separate in due parti del globo? Quando studiavo la fisica con quel ciuccio del mio prof.di matematica al liceo, la definizione più difficile non era quella di entropia dei gas, non erano le leve, non erano i vettori, non erano i calcoli di caduta degli oggetti.

Era il tempo.

Che cazzo è il tempo?

E se all'improvviso tutti gli orologi si fermassero? Staremmo tutti lì a dipendere da una meridiana artigianale?

Ci vediamo alle 5 cara...mah

Così passo il tempo a chiedermi: quanto del suo tempo avrà impiegato, stringendo la mia vita fra le sue mani, per scrivere quello sms?

1 minuto? 2 minuti? 3 minuti, giusto per riflettere bene sulla punteggiatura e scriverlo per bene quel "mi dispiace"?

Mi dispiace un cazzo!

I miei tempi sono state le ore in treno, le attese eterne in albergo, i miei tempi sono stati quelli in cui cercavi di infilarti tra i suoi impegni da manager impegnata senza mai trovare lo spazio. I miei tempi sono stati quelli passati a telefonare agli alberghi e alle agenzie, i miei tempi.

I miei cari vecchi tempi.

Sono i miei 23 anni, sono le notti che non dormo, sono le 5 ore di sonno che dormo quando dormo. I miei tempi sono quelli che mi separano dall'andarmene da questo lager di stupidità e immaturità che è la mia casa.

I miei tempi, sono le notti passate a combattere coi miei traumi e le mie paure, i miei tempi sono quelli in cui faccio fatica pure a respirare.

I miei tempi sono 23 anni in attesa.

E quando ne avevo 18 di anni, dicevo sempre che a 25 sarei morta.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 17:06 | Permalink | commenti (3)
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giovedì, maggio 25, 2006

Dormo in media 5 ore a notte.

Non mi reggo in piedi.

Non riesco a non contare i giorni.

E mi tocca pure sentire le cazzate altrui. Non si può sopportare.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 13:39 | Permalink | commenti
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venerdì, maggio 19, 2006

Passo la notte in bianco, con la schiena distrutta chissà da quale fatica e con gli occhi che mi lacrimano senza motivo. Mi sento la testa intontita. La full-immersion con mia madre è stata una cosa tragica, per fortuna sono riuscita a riprendermi con un paio di birre in compagnia giù in piazza a parlare fino alle 2 di notte, ma non ce la faccio comunque, perché sento semplicemente che mi manca un pezzo, un pezzo intero, vitale, e niente riesce a colmarlo, niente, per quanto i miei amici vogliano con tutto il loro cuore fare tutto il possibile, a me manca il respiro, mi mancano i pezzi, la volontà, l'aria…Devo rassegnarmi a tutto questo. Devo semplicemente stare in silenzio, ottundere la mente, smettere di guardare, progettare. Semplicemente fare, perché ogni giorno in più è un giorno in meno.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 19:20 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, maggio 19, 2006

Quanto onore e chiarezza quando mia madre seduta sul letto ad aggiornarmi di tutti i suoi futuri accertamenti medici, che, pare, ci sono novità, mi chiede:
- Ma perché sei fatta così? -.
Poi, per tirami su di morale, mi dice che sono grassa, mi dà dell'obesa e dentro me mi fa ringraziare che ho vomitato gli ultimi due pasti, che magari serve a qualcosa, visto che mi faccio già abbastanza schifo. Mi chiede se mangio bene o se mangio male, cosa mangio. Sembra l'unica a non essersi accorta che sono dimagrita. Sono la solita vacca grassa che deve portare in giro a cercare abiti di taglie comode. Oh, ma forse è ora di darle ascolto, è ora di far fare strada a questi pensieri dentro me, fargli fare la strada giusta, che mi ammazzi, che mi ammazzi tutta, che mi feriscano di cicatrici dentro e fuori.
Volevo piangere. Volevo piangere mentre mi chiedeva - Perché sei fatta così? - D'altra parte, chi meglio di una madre può dire di una figlia se è sbagliata o no? Mia madre può, mi ha fatta uscire dal suo grembo, io mi sono nutrita del suo sangue, senza di lei non esisterei.
Sono sbagliata, per forza, perché le persone che amo di più al mondo non fanno altro che cacciarmi via come se io fossi quella più sbagliata. E che senso ha la mia vita se io non riesco a fare nemmeno ribollire il sangue nella donna che mi ha dato la vita? E se quella per cui darei la vita, mi dice che non vuole stare più con me, io che posso più farmene della mia vita?
Claudia oggi non è venuta con i miei genitori. Avrei tanto avuto bisogno di lei, non perché potesse realmente curare tutti i miei mali, ma perché almeno li avrebbe alleviati per qualche giorno, aiutandomi a non pensarci, io, che ora sento tutto scoppiarmi nella testa, sento tutte le forze abbandonarmi, tutti i sogni svanire, tutti i progetti andare in fumo.
Ma devo essere forte, questi due giorni io devo essere forte, perché mia madre non può vedermi così, mio padre può solo sospettare e pensare che stia male perché Claudia non è venuta, ma non posso far vedere nulla. Io morirò comunque, ma lei non deve.
Lei, piuttosto, preferisce vivere senza di me, perché anche lei, in fondo, mi considera la persona peggiore al mondo. Questo è il mio fallimento, totale. Io, in ogni caso, non riesco a far nulla.

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venerdì, maggio 19, 2006

Fra un paio di ore arrivano i miei. Come nascondere il mio pedestre stato di salute? Come nascondergli il fatto che qualsiasi cosa metto nello stomaco lo vomito dopo 5 minuti tale e quale a come lo avevo masticato? Ora so che è psicosomatico. Oh, si che lo so. Finché riuscivo a pensare che con lei avessi ancora una possibilità, mi stavo riprendendo, infatti avevo mangiato, UDITE UDITE, un intero piatto di pasta olio e formaggio. Appena mi sono sentita dire la verità, mi sono abbassata sulla bacinella e ho detto addio anche al piatto di rigatoni…bye bye. Stamattina almeno riesco a tenermi l'acqua [cosa che non riuscivo a fare ieri], zuccherandola magari riesco a tenermi in piedi davanti a mammà e papà. Il problema sarà quando vorranno portarmi a pranzo e/o a cena fuori…Mi scoppia la testa, è complicato far tornare il 13 del mese un giorno come un altro quando tu eri talmente sicura di te che l'avevi segnato su tutti i mesi del calendario. E invece stanotte l'hai passata a vomitare, mica cazzi.
E giusto perché vuoi darti una mano come fa il metano, pur di non pensare a lei, mi uccido di studio e consumarmi il cervello in questa maniera probabilmente non è la cosa più salutare. Ma che devo fare? Stare a letto a fantasticare sui pensieri più splatter che mi passano per il cervello? Eh, si, poi si sa quanto poco basti a metterli in pratica. Tutti i pensieri da ristrutturare, tutte le cose da fare da sola, tutti i sogni da buttare, tutta la fatica inutile, tutta la fiducia, la mia forza buttata nel cesso. La verità è che non ho nemmeno voglia di scrivere. So solo che sto male, talmente male che a forza di trattenermelo nella testa, il mio corpo ha deciso di cedere di schianto, facendomi perdere in ogni caso il controllo. Perché, a questo punto, non c'è molta differenza fra perdere il controllo e massacrarsi un braccio e vomitare tutto quello che mangi perché il tuo corpo non lo controlli più. E' sempre un cedere di schianto perché non ce la fai più e a questo punto, pur di mangiare qualcosa e non sentire questa debolezza dalla testa fino ai piedi, questo giramento di testa appena muovo la testa e questo senso di svenimento, me lo massacrerei eccome il braccio. Tanto niente cambia e fra i due mali, non è meglio scegliere il minore?

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 19:19 | Permalink | commenti
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venerdì, maggio 19, 2006

Il pessimismo e fastidio era già cominciato sabato sera in realtà. A cominciare dal gruppo esperenziale dopo Famiglia che ammala Famiglia che cura, dal quale sono uscita in pedestri condizioni fino a quello che è successo la sera.
Nella speranza di scaricare lo stress della giornata, avevo organizzato la solita serata-pizza alla Quintana, prenotando un tavolo per 8. Ovviamente avevo invitato anche la mia coinquilina, la quale dopo aver rifilato 3 alle 3 precedenti uscite, si convince a uscire solo perché viene una nostra altra coinquilina. Quando si dice essere indipendenti … L'appuntamento [e quindi la prenotazione era per le 10] era per le 9:30, perché si sa che c'è sempre qualcuno che può fare ritardo. [in verità qui a L'Aquila ho incontrato persone per lo più tutte puntuali…o che almeno sgarrano entro un tempo massimo di 10 minuti…accettabile ]. Alle 9:30 sono ancora a casa perché le mie due coinquiline si stanno ancora preparando. Vado in camera di una e le trovo in accappatoio che chiacchierano Chiacchierano, senza prepararsi. Con 10 minuti di ritardo [10 minuti che ho odiato molto, perché già odio far tardi, poi figurarsi se devo far tardi per colpa di qualcun altro! ] mi presento all'appuntamento. Siamo in 3, ma almeno gli altri me lo aspettavano che facevano tardi, visto che mi avevano avvertito che non avrebbero mangiato. Ci presentiamo [con un tavolo da 8 prenotato] in 3. I ragazzi che non dovevano mangiare si sono presentati prima delle mie due coinquiline che dovevano mangiare. Le mie due coinquiline NON HANNO NEMMENO CHIAMATO PER AVVERTIRE CHE FACEVANO UN'ORA E MEZZA DI RITARDO. E io, l'elfo e la politicante ad aspettare, a morire di fame cediamo in nome di non si sa bene quale correttezza a una bruschetta e a un po' di vino.
Sarebbe gente che non si merita niente…e invece…

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 19:18 | Permalink | commenti
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venerdì, maggio 19, 2006

"Quello che semini, è quello che raccogli".
E quello che dovrei dire a certe persone
Scenetta.
Martedì, altra giornata durissima:
- sveglia alle ore 7:30
- presentarsi alla lezione della Cavalieri camminando sotto la pioggia per le ore 9
- alle ore 9:20 la suddetta Cavalieri non si è ancora presentata. Insieme alla sua assenza si aggiunge quella delle due ragazze che dovevano presentare la relazione sul capitolo IV dell'Azione Deviante, uno stupidissimo e incomprensibilissimo libro di De Leo. Quindi l'unica che si è veramente presentata a un paio di ore dal mio risveglio è una carogna allucinante sulle mie spalle che neanche il buon vecchio Fede di targhettiana memoria
- ore 10:30 : litigo ferocemente con una del mio gruppo esperenziale che non è contenta del mio modo di organizzare l'ultimo incontro per prendersi l'ennesimo credito a scazzo. Alza la merda e organizzatelo da sola l'incontro, manda tu sms a tutto il mondo, occupati tu delle email per la cara conduttrice…e che cazzo!
- alle ore 11 Jannini ancora non è in aula. Almeno lui, però, telefona alla nostra rappresentante avvertendo che è imbottigliato nel traffico e che arriverà il prima possibile. Continuiamo le lezioni sull'impotenza [ma le donne quando le cominciamo? ]
- Alle ore 13 la suddetta signora delle ore 10:30, chiamandomi "stellina" mi chiede scusa, non ce l'ha con me, ma con la mancanza di elasticità dei ragazzi del triennio… Intanto, Jannini parla con le altre due sue tesiste e prende appuntamento alle 14:30 nel suo ufficio. In sintesi io ho appena il tempo di respirare. Fra le suddette tesiste, c'è la mia coinquilina.
- Arriviamo a casa alle ore 13:30, io ho comprato una pizzetta che sgranocchio sul letto guardando l'inizio di Beautiful. Sono in queste condizioni -> Sappiamo che alle ore 14 c'è il pullman che ci porta a Coppito, dove c'è l'ufficio del professore. Alle ore 14 esco dalla mia stanza e cerco la mia coinquilina. Incontro la mamma in cucina [è venuta a farle una sorpresa…] che mi dice: - Ma quella è già scesa -

Avete inteso bene? E' scesa semplicemente, senza dire niente, probabilmente con la speranza di mettermi a figura di merda davanti al mio amato professore. La incontro fuori alle macchinette del caffè, perché il prof. aveva un paziente. Fa finta di niente. Non le do soddisfazione. Non ne ho voglia, non ne ho genio, non ne avevo la forza fisica. D'altra parte, che potevo dirle? Ehi, guarda, forse era il caso che mi bussavi alla porta prima di scendere, visto che ti aspettavo da 10 minuti e visto che ogni volta che fai tardi ogni mattina per il passaggio che IO ti procuro, ti aspetto, facendo spesso ritardo, cosa che come si sa, io odio A MORTE. Sono cose ovvie queste, che non ti devo mica spiegare io, d'altra parte, come cavare il sangue dalle rape? Non ci credo che l'ha fatto senza accorgersene , bisogna non avere un cervello per non accorgersene…uhm…no, no, un cervello ce l'ha, altrimenti i tanti piccoli dispettucci premeditati, le porte chiuse in faccia mentre sto per entrare in cucina non sarebbero così ovvie e perpetuate nei secoli dei secoli, la meravigliosa idea di mettermi a figura di merda col professore non viene a una in cui sono assenti i due emisferi.
Quello che veramente mi fa rabbia è il mio comportamento…che fino a 2 giorni fa parlavo con i miei amici all'università dicendo che forse lei era un po' depressa, che bisognava darle una scossa, che se la montagna non andava da maometto, maometto sarebbe andato alla montagna e che se lei non voleva uscire, avrei portato i miei amici a casa. Depressione una cazzata. Qua stiamo parlando di cose molto più infime. Stiamo parlando di invidia, competizione, immaturità, stiamo parlando di cattiveria pensata, premeditata e perpetuata.
E quindi quello che semini raccogli. Niente più mani tese, niente più aiuti, suggerimenti, ascolti, niente di niente. Probabilmente andrà pure a dire al padrone di casa che mi vuole fuori di casa, lo scoprirò il prossimo mese, vedremo. Ma se non sarà così, non cambierò la mia camera con nessuno, è fuori discussione. Per me non esiste. Devo uccidere il cuore a partire dai miei pezzi più importanti, figurarsi questo.

C'è una cosa di cui ho paura, un pensiero che mi è balenato in testa proprio ora, mentre scrivevo. Sto bene qui, ho i miei amici, qualsiasi cosa succede qui in casa io mi sento al sicuro…ma se tutto mi crollasse sotto i piedi come mi è già successo? Se le cose, o se magari lei stessa potesse tessere una rete di malignità alle mie spalle di cui io [che notoriamente non sono un fulmine di guerra ] mi accorgerò solo quando tutto mi è crollato sotto i piedi? E poi che farò? Ci sono dei momenti in cui davvero penso di non avere nessuno. Dei miei problemi qui, per esempio, non posso mica parlarne con mia madre…anzi, ho l'ulteriore stress-impegno di dover mentire all'infinito con lei, con loro, perché a questo punto non posso far preoccupare nemmeno mio padre, altrimenti toccherebbe a lui mettersi tutto sopra le spalle e a questo punto dei fatti non avrebbe senso.
Fanculo sta gente di merda.

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venerdì, maggio 19, 2006

C'è chi è confuso e si chiama per capire, c'è chi ha paura e non sa se chiamare o no, non sa se parlare o no e forse, se parla, non è neanche così sicuro di cosa vuole dire. E allora sparisce, come la mia elfa che si siede sul davanzale con la finestra spalancata e soffia il fumo fuori.
Essere il contenitore delle parole di un altro…capire, quasi toccare il cuore, sentire, poi ridare perché c'è bisogno, nel campo, di cellule che vorticano.
La guardo, le spiego le ultime novità, lo leggo nei suoi occhi - Sei scema Faith - .
Lo so.
Butto giù il mio Campari, mastico il ghiaccio come fossero i pezzi della mia pelle; perché la mia pelle non è morbida o elastica, la mia pelle è ghiaccio, è freddo, è apparente forza, è reale fragilità. La mia pelle è il gelo dentro e fuori, la mia pelle non si buca se stringo una lama dentellata. La mia pelle si sbriciola se qualcuno la tocca, se qualcuno trova la giusta temperatura. Ma sotto…sotto cosa c'è? Magma di sangue che scivola silenzioso, cercando di far finta di essere indifferente…se lo lasciassi urlare, se lo lasciassi urlare davvero, sarebbe come una secchiata di vernice su una parete bianca, uno schizzare atomico che occupa tutto lo spazio del recipiente. Che rompe anche il recipiente se necessario. Ma tutto quello che in realtà chiede è scivolare calmo, dolcemente, addosso a un'altra pelle. Per sentire il calore di quella pelle e non morire nel gelo.

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venerdì, maggio 19, 2006
#3

Io non esisto.
La dinamica è sempre quella, lei sparisce, poi ritorna dicendomi che stare senza mi me è strano, è buio…ma quello che io mi chiedo è: visto che è da un anno e mezzo che non facciamo altro, che ho passato le feste di natale, capodanno e il mio compleanno piangendo e che lei dice di aver fatto altrettanto, possibile mai che dobbiamo continuare su questa assurda e dolorosissima coazione a ripetere? Posto anche che, alla fine, tutto quello da cui sto partendo per parlare oggi sono due di ieri notte [che io ho letto solo stamattina e cui ho risposto solo stamattina] cui non si sa entro quale ora del giorno riceverò risposta. Se la riceverò. E che risposta sarà…
Ma stamattina so solo che io non esisto.

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venerdì, maggio 19, 2006

Inutile.
L'elfetto si siede accanto a me, mi racconta qualcosa di lei. Io butto giù bicchiere dopo bicchiere, cerco di non pensare, di non irritarmi per l'ennesimo comportamento del cazzo della mia coinquilina [ma chi è causa del suo mal pianga se stesso mi sono rotta il cazzo di fare la crocerossina della situazione per poi ottenere come feedback delle risposte come quelle di questo sabato sera ]. Cerco di riempirmi la testa con le chiacchiere altrui.
Non voglio pensare, io non ce la faccio, non ce la faccio. Mi sforzo, quello che ho in testa è…non puoi bere così tanto che poi ti senti male, non puoi farlo. Ho detto all'elfetta - Non farmi arrivare la ratafià - . Ho cominciato a stringere un coltello dalla parte della lama. Stretto, nel palmo. Forte, più forte, penso, mi concentro, se non sento il dolore è solo per l'alcool, qualsiasi cosa faccia, domani me ne pentirò. Provo e riprovo, allora le dico - Toglimi i coltelli davanti - Forse lei non capisce subito, forse non riesce a credere, forse si chiede se qualche casino l'ho già fatto o no. Me lo sfila da mano, lo mette lontano dal mio braccio [ignora che sono molto attratta dalla forchetta ] mi apre il palmo, lo accarezza. Un po' mi contiene, un po' mi uccide. Troppi pensieri, troppi pensieri buoni, io non lo voglio, non posso tenerli dentro me; mi concentro sui respiri, cose regolari, cose che non smettono, cose che…continuo a ripetere tra me e me che non posso andare avanti così. Sono ubriaca da mercoledì e non posso, non posso
Una figlia dei fiori mi chiede se mi è mai piaciuta qualcun'altra. E' complicato accettare la sola semplice idea di provare qualcosa per qualcun'altra. Lei è la più bella per me, tra le sue braccia io sono tranquilla, sono serena, sono felice. E' per questo che devo tirarmene fuori, devo morire, dentro, fuori, dove posso.
Cerco di stare con qualcuno il più possibile, perché non ce la faccio a stare da sola, non ce la faccio perché i pensieri mi schiacciano, mi tormentano, mi massacrano con ogni respiro. Il dolore mi domina, nel corpo, tremo, mi agito, mi tormento nelle visceri, nei sogni, nel cervello…io ho bisogno di calore, ma riesco solo a sentire freddo e a stordirmi, nella speranza di non so cosa

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venerdì, maggio 19, 2006

Mi dicono - Ma forse tua madre soffre perché vorrebbe una figlia che facesse la figlia e non una figlia che le facesse da madre -
Col cazzo.
Mia madre vuole una persona da cui dipendere e che si occupi di lei. E' sempre stato così e la sua coazione a ripetere è cercare questo affetto da persone che sono totalmente incapaci di farlo [almeno non come vuole lei]. Si è innamorata di mio padre e ora il medesimo affetto lo vuole da me. Ci sono state sere che sono stata totalmente incapace di distinguere i suoi sms da quelli di chi proclamava per me amore eterno e ammetterete che è inquietante. E in quest'ottica fa quasi impressione il fatto che io sia omosessuale…come se in un senso lei avesse davvero provato a fare una figlia che potesse davvero amarla

Mia madre non vuole che io sia una figlia. Mia madre vuole che sia un amante protettiva e affettuosa. Come effettivamente ero con la persona di cui sono innamorata. Ma non con gli altri… Mia madre non è abbastanza forte da sopportare i suoi di dolori, come farebbe a mettersi i miei sulle spalle? E, insomma, non per fare precisamente la vittima ma non si può propriamente dire che io abbia i dolori di una cretina adolescente…La tipica telefonata di mia madre ormai ha questi standard: mi chiede se è tutto ok, io [che magari ho passato la mia solita giornata di inferno] mento con spudoratezza ; poi mi chiede che ho fatto, le dico che ho studiato, che è la verità, ma lei vuole sapere di più. Ma di più significherebbe dire una frase come: - Beh, uhm, si, ho giusto pensato tutto il pomeriggio al fatto che in fondo, se avessi una pistola un colpo in testa non deve essere complicato tirarselo - Non è quello che una madre vuole sentirsi dire, soprattutto non è quello che si deve dire a una madre che a ogni minimo tono di voce leggermente alterato che percepisce [eh, io mica faccio l'Actor Studio's belli miei! ] senti che scoppia a piangere come una fontana. Dopo aver parlato della pseudoinutilità del mio tempo che passa, senza che io dica né A né O, lei se ne esce con una frase tipo: - Eh, ma io voglio che tu mi racconti la tua giornata, perché tu e tuo fratello state lontani, tuo padre non c'è quasi mai, voi siete la vita mia. Io, poi, sai, non sto bene, non so se posso venire, mi sto facendo delle sirighe che non posso interrompere e/o devo fare degli esami per il cuore e/o devo andare dal dottore e/o tu lo sai che con le mie fissazioni a viaggiare con il caldo…[ovviamente quest'inverno era - con le mie fissazioni lo sai che a viaggiare con la neve…- ]…poi a essere sincera non è che mi sento tanto bene, ho i giramenti di testa e/o con questa pressione devo stare attenta a non stancarmi e/o prendo umido alla cervicale - e giù all'infinito. Al che, se pure mi venisse in mente di descrivere a mia madre un pezzo del mio puzzle, uno soltanto eh! permettete che mi passa la fantasia? Anche perché il mio puzzle non è la precisamente la Gioconda, ma più una scenografia alla Dario Argento. O Dario Argento stesso E chi ci campa con l'idea, la seppur minima idea, che la cara mamma si sente male per colpa mia?
Mi è già bastato vederla correre in bagno piangendo, mi è già bastato vederla andare via sbattendo la porta della mia stanza, mi è bastato ascoltarla urlare contro mio padre inveendo su di me. E ora che scrivo queste cose non faccio altro che vedermi avanti agli occhi il suo cuore, in ventricoli e arterie che pulsa con violenza, troppa violenza, la mia violenza tutto il sangue che ha in corpo. Il troppo amore può ucciderti, l'ho detto alla Marinelli oggi pomeriggio. La Marinelli si ricorda persino da dove vengo…inquietante quella donna, nonostante abbia sempre quell'aria di chi, insomma, si è fumato un cannone lungo da qua a Chieti
Uhm, tutto questo sproloquio post seminario, quando a Lilli avevo detto - Ah, beh, massì, in fondo va tutto bene, le cose si assestano - …

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 19:15 | Permalink | commenti
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venerdì, maggio 19, 2006

La mia cara coinquilina si sente sola, si sente isolata, ma poooooooverinaaaaaaaaaa!!!!

Tutta l'università si sta facendo in quattro per starle appresso chiamandola a ogni ora, a ogni passo, a ogni impegno e lei cosa ha il coraggio di andare a dire in giro?

CHE SI SENTE ESCLUSA.

Ma vaffanculo, sapete qual è il suo problema? Che sta attraversando una fase paranoica del cazzo, che a colazione a pranzo e a cena mangia pane e vittimismo e che evidentemente non basta chiamarla a ogni ora, ma è necessario stampare degli inviti con delle rifiniture in filamenti d'oro e con su una marca da bollo. E nun se po'! Perchè io ho già il mio mare di problemi, ci vuole pure la signorina che ha il problema esistenziale di non avere all'università una persona con cui parlare male di me.

E sti cazzi.

Almeno che bello quando l'elfetta ti guarda e ti dice: - E' stupendo che sei venuta a L'Aquila -

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 19:12 | Permalink | commenti
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venerdì, maggio 19, 2006

Bisognerebbe dire che nella mia vita ho fatto un passo avanti.
Nem è sparita in seguito a una fantomatica PAUSA DI RIFLESSIONE. Una pausa di riflessione così lunga che l'ha fatta ascendere al fianco di Aristotele nell'albo dei grandi pensatori.

L'evoluzione? L'evoluzione è sentire il rumore dello sciacquone che trascina e annega via un anno e mezzo della tua vita per SMS.

Squash squash squash, senti la tua vita che viene scaricata via nel cesso.

Senti che ti manca la forza, senti che ti manca il respiro, senti che ti manca tutto, per dieci minuti, ma più probabilmente un'ora non ho capito nulla, chiusa nella mia stanza, senza sentire più il mio corpo.

Poi l'ho sentito, ma un briciolo di razionalità mi ha fatto cercare le due figlie dei fiori e a mezzanotte, sporca, quasi in pigiama [ma mi sono accorta in tempo che non era una buona idea], attraverso mezza L'Aquila e a crollo sul divano. Credo di averle terrorizzate, mi rendevo conto di non respirare, di affogare, di non guardarle in faccia...ho passato la sera a piangere, singhiozzando e non, respirando e non, persino guardando la tv, smozzicando parole su quello che era successo...Mi hanno persino fatto una camomilla, ma non è servito a granchè.

Per 3 notti ho dormito sul loro divano, senza avere il coraggio di confessare tutto fino in fondo. Ho cucinato per loro, sono tornata a casa mia per pulire il bagno, ho cercato di non perdere le cose quotidiane. Ma quando cammino, da sola, mi sento che le gambe non mi mantengono, sento gli occhi che si inondano, sento tutto che finisce.

Ieri ho rivisto Lilli. Mi ha dato una pacca sulla spalla e mi ha detto: - E' giusto investire sui libri, ma non puoi attaccarti solo a quelli - Ecco, anche ora che lo scrivo mi viene da piangere, mi viene la morsa allo stomaco: Penso che era tutto pronto, avevo trovato tutto, dovevo solo salire sul treno. Era un mese che cercavo di preparare tutto e ora? Dite che dovrei partire lo stesso? E chi ce la fa? Andare fin lì è dura, il viaggio è lungo, il mangiare è poco, stare da soli, per quanto puoi essere schizotipica, non è facile. E se lei mi sbatte la porta in faccia, cosa molto probabile, cosa faccio? Chi mi mantiene? Voi non avete idea di come ho pianto quella notte, di come si sono spaventate quelle due poverine, di come non ce la faccia letteralmente.

Sono talmente fuori di me e talmente stonata che ieri mi sono quasi mozzata via un dito...non l'ho fatto nemmeno apposta, e non è un bel segno...

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 18:54 | Permalink | commenti
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giovedì, maggio 18, 2006

Mi è crollato il mondo addosso.
Tutto era pronto per partire, dovevo prendere solo il treno...e invece m'è crollato tutto addosso.

Non ce la faccio a mantenermi in piedi...

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 12:46 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, maggio 10, 2006
Oggi e' la mia serata Veronica Mars. Anche i miei amici lo sanno ormai
Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 18:35 | Permalink | commenti
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mercoledì, maggio 10, 2006

Mi dicono - Ma forse tua madre soffre perché vorrebbe una figlia che facesse la figlia e non una figlia che le facesse da madre -
Col cazzo.
Mia madre vuole una persona da cui dipendere e che si occupi di lei. E' sempre stato così e la sua coazione a ripetere è cercare questo affetto da persone che sono totalmente incapaci di farlo [almeno non come vuole lei]. Si è innamorata di mio padre e ora il medesimo affetto lo vuole da me. Ci sono state sere che sono stata totalmente incapace di distinguere i suoi sms da quelli di chi proclamava per me amore eterno e ammetterete che è inquietante. E in quest'ottica fa quasi impressione il fatto che io sia omosessuale…come se in un senso lei avesse davvero provato a fare una figlia che potesse davvero amarla

Mia madre non vuole che io sia una figlia. Mia madre vuole che sia un amante protettiva e affettuosa. Come effettivamente ero con la persona di cui sono innamorata. Ma non con gli altri… Mia madre non è abbastanza forte da sopportare i suoi di dolori, come farebbe a mettersi i miei sulle spalle? E, insomma, non per fare precisamente la vittima ma non si può propriamente dire che io abbia i dolori di una cretina adolescente…La tipica telefonata di mia madre ormai ha questi standard: mi chiede se è tutto ok, io [che magari ho passato la mia solita giornata di inferno] mento con spudoratezza ; poi mi chiede che ho fatto, le dico che ho studiato, che è la verità, ma lei vuole sapere di più. Ma di più significherebbe dire una frase come: - Beh, uhm, si, ho giusto pensato tutto il pomeriggio al fatto che in fondo, se avessi una pistola un colpo in testa non deve essere complicato tirarselo - Non è quello che una madre vuole sentirsi dire, soprattutto non è quello che si deve dire a una madre che a ogni minimo tono di voce leggermente alterato che percepisce [eh, io mica faccio l'Actor Studio's belli miei! ] senti che scoppia a piangere come una fontana. Dopo aver parlato della pseudoinutilità del mio tempo che passa, senza che io dica né A né O, lei se ne esce con una frase tipo: - Eh, ma io voglio che tu mi racconti la tua giornata, perché tu e tuo fratello state lontani, tuo padre non c'è quasi mai, voi siete la vita mia. Io, poi, sai, non sto bene, non so se posso venire, mi sto facendo delle sirighe che non posso interrompere e/o devo fare degli esami per il cuore e/o devo andare dal dottore e/o tu lo sai che con le mie fissazioni a viaggiare con il caldo…[ovviamente quest'inverno era - con le mie fissazioni lo sai che a viaggiare con la neve…- ]…poi a essere sincera non è che mi sento tanto bene, ho i giramenti di testa e/o con questa pressione devo stare attenta a non stancarmi e/o prendo umido alla cervicale - e giù all'infinito. Al che, se pure mi venisse in mente di descrivere a mia madre un pezzo del mio puzzle, uno soltanto eh! permettete che mi passa la fantasia? Anche perché il mio puzzle non è la precisamente la Gioconda, ma più una scenografia alla Dario Argento. O Dario Argento stesso E chi ci campa con l'idea, la seppur minima idea, che la cara mamma si sente male per colpa mia?
Mi è già bastato vederla correre in bagno piangendo, mi è già bastato vederla andare via sbattendo la porta della mia stanza, mi è bastato ascoltarla urlare contro mio padre inveendo su di me. E ora che scrivo queste cose non faccio altro che vedermi avanti agli occhi il suo cuore, in ventricoli e arterie che pulsa con violenza, troppa violenza, la mia violenza tutto il sangue che ha in corpo. Il troppo amore può ucciderti, l'ho detto alla Marinelli oggi pomeriggio. La Marinelli si ricorda persino da dove vengo…inquietante quella donna, nonostante abbia sempre quell'aria di chi, insomma, si è fumato un cannone lungo da qua a Chieti
Uhm, tutto questo sproloquio post seminario, quando a Lilli avevo detto - Ah, beh, massì, in fondo va tutto bene, le cose si assestano - …

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mercoledì, maggio 10, 2006

GOCCE DI MEMORIA - Giorgia

Sono gocce di memoria
Queste lacrime nuove
Siamo anime in una storia
Incancellabile
Le infinte volte che
Mi verrai a cercare nelle mie stanze vuote
Inestimabile
E’ inafferrabile la tua assenza che mi appartiene
Siamo indivisibili
Siamo uguali e fragili
E siamo già così lontani
Con il gelo nella mente
Sto correndo verso te
Siamo nella stessa sorte
Che tagliente ci cambierà
Aspettiamo solo un segno
Un destino, un’eternità
E dimmi come posso fare per raggiungerti adesso
Per raggiungerti adesso, per raggiungere te
Siamo gocce di un passato
Che non può più tornare
Questo tempo ci ha tradito, è inafferabile
Racconterò di te
Inventerò per te quello che non abbiamo
Le promesse sono infrante
Come pioggia su di noi
Le parole sono stanche, ma so che tu mi ascolterai
Aspettiamo un altro viaggio, un destino, una verità
E dimmi come posso fare per raggiungerti adesso
Per raggiungerti adesso, per raggiungere te

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 17:35 | Permalink | commenti
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mercoledì, maggio 10, 2006

LUCE (Tramonti a Nord Est) - Elisa

Parlami come il vento fra gli alberi
Parlami come il cielo con la sua terra
Non ho difese ma
Ho scelto di essere libera
Adesso è la verità
L'unica cosa che conta
Dimmi se farai qualcosa
Se mi stai sentendo
Avrai cura di tutto quello che ti ho dato
Dimmi
Siamo nella stessa lacrima, come un sole e una stella
Luce che cade dagli occhi, sui tramonti della mia terra
Su nuovi giorni
Ascoltami
Ora so piangere
So che ho bisogno di te
Non ho mai saputo fingere
Ti sento vicino
Il respiro non mente
In tanto dolore
Niente di sbagliato
Niente, niente...
Siamo nella stessa lacrima, come un sole e una stella
Luce che cade dagli occhi, sui tramonti della mia terra
Su nuovi giorni in una lacrima
Come un sole e una stella
Luce che cade dagli occhi sui tramonti della mia terra su nuovi giorni
Il sole mi parla di te... mi stai ascoltando?
Ora la luna mi parla di te... avrò cura di tutto quello che mi hai dato...
Anche se dentro una lacrima, come un sole e una stella
Luce che cade dagli occhi sui tramonti della mia terra
Su nuovi giorni in una lacrima come un sole e una stella
Siamo luce che cade dagli occhi sui tramonti della mia terra
Su nuovi giorni
Ascoltami
Ascoltami
Ascoltami
Ascoltami
Ascoltami
Ascoltami
Ascoltati

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 17:31 | Permalink | commenti
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mercoledì, maggio 10, 2006

SLEEPING IN YOUR HAND - Elisa

Now just let me sleep
I don't wanna talk
have nothing nice to say
I'm just sleeping in your hand.

Don't make me up too soon
I don't want to see the world
I need to be no one
all I want is just to be

ah, ah, ah, ah, ah, ah, ahi
ah, ah, ah, ah, ah, ah, ahi
ah, ah, ah, ah....

We can be so strange
we can be so wild
even when we love
even when we lie ahi, ahi....
Be conscious of my love, ahi, ahi, ahi, ahi
be conscious of my love, love.

Please just let me float
nothing matters less than time
my thoughts are so remote
your hand is open wide.

ah, ah, ah, ah, ah, ah, ahi
ah, ah, ah, ah, ah, ah, ahi
ah, ah, ah, ah....

We can be so strange
we can be so wild
even when we love
even when we lie

We can be so strange
we can be so wild
even when we die

I'm sleeping in your hand
I'm sleeping in your hand
I'm sleeping in your hand
I'm sleeping in your hand

Sleeping in your hand
Sleeping in your hand
Sleeping in your hand
Sleeping in your hand, ahi, ahi

 

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 17:29 | Permalink | commenti
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mercoledì, maggio 10, 2006

Il pessimismo e fastidio era già cominciato sabato sera in realtà. A cominciare dal gruppo esperenziale dopo Famiglia che ammala Famiglia che cura, dal quale sono uscita in pedestri condizioni fino a quello che è successo la sera.
Nella speranza di scaricare lo stress della giornata, avevo organizzato la solita serata-pizza alla Quintana, prenotando un tavolo per 8. Ovviamente avevo invitato anche la mia coinquilina, la quale dopo aver rifilato 3 alle 3 precedenti uscite, si convince a uscire solo perché viene una nostra altra coinquilina. Quando si dice essere indipendenti … L'appuntamento [e quindi la prenotazione era per le 10] era per le 9:30, perché si sa che c'è sempre qualcuno che può fare ritardo. [in verità qui a L'Aquila ho incontrato persone per lo più tutte puntuali…o che almeno sgarrano entro un tempo massimo di 10 minuti…accettabile ]. Alle 9:30 sono ancora a casa perché le mie due coinquiline si stanno ancora preparando. Vado in camera di una e le trovo in accappatoio che chiacchierano Chiacchierano, senza prepararsi. Con 10 minuti di ritardo [10 minuti che ho odiato molto, perché già odio far tardi, poi figurarsi se devo far tardi per colpa di qualcun altro! ] mi presento all'appuntamento. Siamo in 3, ma almeno gli altri me lo aspettavano che facevano tardi, visto che mi avevano avvertito che non avrebbero mangiato. Ci presentiamo [con un tavolo da 8 prenotato] in 3. I ragazzi che non dovevano mangiare si sono presentati prima delle mie due coinquiline che dovevano mangiare. Le mie due coinquiline NON HANNO NEMMENO CHIAMATO PER AVVERTIRE CHE FACEVANO UN'ORA E MEZZA DI RITARDO. E io, l'elfo e la politicante ad aspettare, a morire di fame cediamo in nome di non si sa bene quale correttezza a una bruschetta e a un po' di vino.
Sarebbe gente che non si merita niente…e invece…

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 17:14 | Permalink | commenti
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mercoledì, maggio 10, 2006

"Quello che semini, è quello che raccogli".
E quello che dovrei dire a certe persone
Scenetta.
Martedì, altra giornata durissima:
- sveglia alle ore 7:30
- presentarsi alla lezione della Cavalieri camminando sotto la pioggia per le ore 9
- alle ore 9:20 la suddetta Cavalieri non si è ancora presentata. Insieme alla sua assenza si aggiunge quella delle due ragazze che dovevano presentare la relazione sul capitolo IV dell'Azione Deviante, uno stupidissimo e incomprensibilissimo libro di De Leo. Quindi l'unica che si è veramente presentata a un paio di ore dal mio risveglio è una carogna allucinante sulle mie spalle che neanche il buon vecchio Fede di targhettiana memoria
- ore 10:30 : litigo ferocemente con una del mio gruppo esperenziale che non è contenta del mio modo di organizzare l'ultimo incontro per prendersi l'ennesimo credito a scazzo. Alza la merda e organizzatelo da sola l'incontro, manda tu sms a tutto il mondo, occupati tu delle email per la cara conduttrice…e che cazzo!
- alle ore 11 Jannini ancora non è in aula. Almeno lui, però, telefona alla nostra rappresentante avvertendo che è imbottigliato nel traffico e che arriverà il prima possibile. Continuiamo le lezioni sull'impotenza [ma le donne quando le cominciamo? ]
- Alle ore 13 la suddetta signora delle ore 10:30, chiamandomi "stellina" mi chiede scusa, non ce l'ha con me, ma con la mancanza di elasticità dei ragazzi del triennio… Intanto, Jannini parla con le altre due sue tesiste e prende appuntamento alle 14:30 nel suo ufficio. In sintesi io ho appena il tempo di respirare. Fra le suddette tesiste, c'è la mia coinquilina.
- Arriviamo a casa alle ore 13:30, io ho comprato una pizzetta che sgranocchio sul letto guardando l'inizio di Beautiful. Sono in queste condizioni -> Sappiamo che alle ore 14 c'è il pullman che ci porta a Coppito, dove c'è l'ufficio del professore. Alle ore 14 esco dalla mia stanza e cerco la mia coinquilina. Incontro la mamma in cucina [è venuta a farle una sorpresa…] che mi dice: - Ma quella è già scesa -

Avete inteso bene? E' scesa semplicemente, senza dire niente, probabilmente con la speranza di mettermi a figura di merda davanti al mio amato professore. La incontro fuori alle macchinette del caffè, perché il prof. aveva un paziente. Fa finta di niente. Non le do soddisfazione. Non ne ho voglia, non ne ho genio, non ne avevo la forza fisica. D'altra parte, che potevo dirle? Ehi, guarda, forse era il caso che mi bussavi alla porta prima di scendere, visto che ti aspettavo da 10 minuti e visto che ogni volta che fai tardi ogni mattina per il passaggio che IO ti procuro, ti aspetto, facendo spesso ritardo, cosa che come si sa, io odio A MORTE. Sono cose ovvie queste, che non ti devo mica spiegare io, d'altra parte, come cavare il sangue dalle rape? Non ci credo che l'ha fatto senza accorgersene , bisogna non avere un cervello per non accorgersene…uhm…no, no, un cervello ce l'ha, altrimenti i tanti piccoli dispettucci premeditati, le porte chiuse in faccia mentre sto per entrare in cucina non sarebbero così ovvie e perpetuate nei secoli dei secoli, la meravigliosa idea di mettermi a figura di merda col professore non viene a una in cui sono assenti i due emisferi.
Quello che veramente mi fa rabbia è il mio comportamento…che fino a 2 giorni fa parlavo con i miei amici all'università dicendo che forse lei era un po' depressa, che bisognava darle una scossa, che se la montagna non andava da maometto, maometto sarebbe andato alla montagna e che se lei non voleva uscire, avrei portato i miei amici a casa. Depressione una cazzata. Qua stiamo parlando di cose molto più infime. Stiamo parlando di invidia, competizione, immaturità, stiamo parlando di cattiveria pensata, premeditata e perpetuata.
E quindi quello che semini raccogli. Niente più mani tese, niente più aiuti, suggerimenti, ascolti, niente di niente. Probabilmente andrà pure a dire al padrone di casa che mi vuole fuori di casa, lo scoprirò il prossimo mese, vedremo. Ma se non sarà così, non cambierò la mia camera con nessuno, è fuori discussione. Per me non esiste. Devo uccidere il cuore a partire dai miei pezzi più importanti, figurarsi questo.

C'è una cosa di cui ho paura, un pensiero che mi è balenato in testa proprio ora, mentre scrivevo. Sto bene qui, ho i miei amici, qualsiasi cosa succede qui in casa io mi sento al sicuro…ma se tutto mi crollasse sotto i piedi come mi è già successo? Se le cose, o se magari lei stessa potesse tessere una rete di malignità alle mie spalle di cui io [che notoriamente non sono un fulmine di guerra ] mi accorgerò solo quando tutto mi è crollato sotto i piedi? E poi che farò? Ci sono dei momenti in cui davvero penso di non avere nessuno. Dei miei problemi qui, per esempio, non posso mica parlarne con mia madre…anzi, ho l'ulteriore stress-impegno di dover mentire all'infinito con lei, con loro, perché a questo punto non posso far preoccupare nemmeno mio padre, altrimenti toccherebbe a lui mettersi tutto sopra le spalle e a questo punto dei fatti non avrebbe senso.
Fanculo sta gente di merda.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 17:11 | Permalink | commenti
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mercoledì, maggio 10, 2006

C'è chi è confuso e si chiama per capire, c'è chi ha paura e non sa se chiamare o no, non sa se parlare o no e forse, se parla, non è neanche così sicuro di cosa vuole dire. E allora sparisce, come la mia elfa che si siede sul davanzale con la finestra spalancata e soffia il fumo fuori.
Essere il contenitore delle parole di un altro…capire, quasi toccare il cuore, sentire, poi ridare perché c'è bisogno, nel campo, di cellule che vorticano.
La guardo, le spiego le ultime novità, lo leggo nei suoi occhi - Sei scema Faith - .
Lo so.
Butto giù il mio Campari, mastico il ghiaccio come fossero i pezzi della mia pelle; perché la mia pelle non è morbida o elastica, la mia pelle è ghiaccio, è freddo, è apparente forza, è reale fragilità. La mia pelle è il gelo dentro e fuori, la mia pelle non si buca se stringo una lama dentellata. La mia pelle si sbriciola se qualcuno la tocca, se qualcuno trova la giusta temperatura. Ma sotto…sotto cosa c'è? Magma di sangue che scivola silenzioso, cercando di far finta di essere indifferente…se lo lasciassi urlare, se lo lasciassi urlare davvero, sarebbe come una secchiata di vernice su una parete bianca, uno schizzare atomico che occupa tutto lo spazio del recipiente. Che rompe anche il recipiente se necessario. Ma tutto quello che in realtà chiede è scivolare calmo, dolcemente, addosso a un'altra pelle. Per sentire il calore di quella pelle e non morire nel gelo.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 17:10 | Permalink | commenti
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mercoledì, maggio 10, 2006

Io non esisto.
La dinamica è sempre quella, lei sparisce, poi ritorna dicendomi che stare senza mi me è strano, è buio…ma quello che io mi chiedo è: visto che è da un anno e mezzo che non facciamo altro, che ho passato le feste di natale, capodanno e il mio compleanno piangendo e che lei dice di aver fatto altrettanto, possibile mai che dobbiamo continuare su questa assurda e dolorosissima coazione a ripetere? Posto anche che, alla fine, tutto quello da cui sto partendo per parlare oggi sono due di ieri notte [che io ho letto solo stamattina e cui ho risposto solo stamattina] cui non si sa entro quale ora del giorno riceverò risposta. Se la riceverò. E che risposta sarà…
Ma stamattina so solo che io non esisto.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 17:09 | Permalink | commenti
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mercoledì, maggio 10, 2006

Inutile.
L'elfetto si siede accanto a me, mi racconta qualcosa di lei. Io butto giù bicchiere dopo bicchiere, cerco di non pensare, di non irritarmi per l'ennesimo comportamento del cazzo della mia coinquilina [ma chi è causa del suo mal pianga se stesso mi sono rotta il cazzo di fare la crocerossina della situazione per poi ottenere come feedback delle risposte come quelle di questo sabato sera ]. Cerco di riempirmi la testa con le chiacchiere altrui.
Non voglio pensare, io non ce la faccio, non ce la faccio. Mi sforzo, quello che ho in testa è…non puoi bere così tanto che poi ti senti male, non puoi farlo. Ho detto all'elfetta - Non farmi arrivare la ratafià - . Ho cominciato a stringere un coltello dalla parte della lama. Stretto, nel palmo. Forte, più forte, penso, mi concentro, se non sento il dolore è solo per l'alcool, qualsiasi cosa faccia, domani me ne pentirò. Provo e riprovo, allora le dico - Toglimi i coltelli davanti - Forse lei non capisce subito, forse non riesce a credere, forse si chiede se qualche casino l'ho già fatto o no. Me lo sfila da mano, lo mette lontano dal mio braccio [ignora che sono molto attratta dalla forchetta ] mi apre il palmo, lo accarezza. Un po' mi contiene, un po' mi uccide. Troppi pensieri, troppi pensieri buoni, io non lo voglio, non posso tenerli dentro me; mi concentro sui respiri, cose regolari, cose che non smettono, cose che…continuo a ripetere tra me e me che non posso andare avanti così. Sono ubriaca da mercoledì e non posso, non posso
Una figlia dei fiori mi chiede se mi è mai piaciuta qualcun'altra. E' complicato accettare la sola semplice idea di provare qualcosa per qualcun'altra. Lei è la più bella per me, tra le sue braccia io sono tranquilla, sono serena, sono felice. E' per questo che devo tirarmene fuori, devo morire, dentro, fuori, dove posso.
Cerco di stare con qualcuno il più possibile, perché non ce la faccio a stare da sola, non ce la faccio perché i pensieri mi schiacciano, mi tormentano, mi massacrano con ogni respiro. Il dolore mi domina, nel corpo, tremo, mi agito, mi tormento nelle visceri, nei sogni, nel cervello…io ho bisogno di calore, ma riesco solo a sentire freddo e a stordirmi, nella speranza di non so cosa.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 17:08 | Permalink | commenti
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mercoledì, maggio 10, 2006

Mi dicono - Ma forse tua madre soffre perché vorrebbe una figlia che facesse la figlia e non una figlia che le facesse da madre -
Col cazzo.
Mia madre vuole una persona da cui dipendere e che si occupi di lei. E' sempre stato così e la sua coazione a ripetere è cercare questo affetto da persone che sono totalmente incapaci di farlo [almeno non come vuole lei]. Si è innamorata di mio padre e ora il medesimo affetto lo vuole da me. Ci sono state sere che sono stata totalmente incapace di distinguere i suoi sms da quelli di chi proclamava per me amore eterno e ammetterete che è inquietante. E in quest'ottica fa quasi impressione il fatto che io sia omosessuale…come se in un senso lei avesse davvero provato a fare una figlia che potesse davvero amarla

Mia madre non vuole che io sia una figlia. Mia madre vuole che sia un amante protettiva e affettuosa. Come effettivamente ero con la persona di cui sono innamorata. Ma non con gli altri… Mia madre non è abbastanza forte da sopportare i suoi di dolori, come farebbe a mettersi i miei sulle spalle? E, insomma, non per fare precisamente la vittima ma non si può propriamente dire che io abbia i dolori di una cretina adolescente…La tipica telefonata di mia madre ormai ha questi standard: mi chiede se è tutto ok, io [che magari ho passato la mia solita giornata di inferno] mento con spudoratezza ; poi mi chiede che ho fatto, le dico che ho studiato, che è la verità, ma lei vuole sapere di più. Ma di più significherebbe dire una frase come: - Beh, uhm, si, ho giusto pensato tutto il pomeriggio al fatto che in fondo, se avessi una pistola un colpo in testa non deve essere complicato tirarselo - Non è quello che una madre vuole sentirsi dire, soprattutto non è quello che si deve dire a una madre che a ogni minimo tono di voce leggermente alterato che percepisce [eh, io mica faccio l'Actor Studio's belli miei! ] senti che scoppia a piangere come una fontana. Dopo aver parlato della pseudoinutilità del mio tempo che passa, senza che io dica né A né O, lei se ne esce con una frase tipo: - Eh, ma io voglio che tu mi racconti la tua giornata, perché tu e tuo fratello state lontani, tuo padre non c'è quasi mai, voi siete la vita mia. Io, poi, sai, non sto bene, non so se posso venire, mi sto facendo delle sirighe che non posso interrompere e/o devo fare degli esami per il cuore e/o devo andare dal dottore e/o tu lo sai che con le mie fissazioni a viaggiare con il caldo…[ovviamente quest'inverno era - con le mie fissazioni lo sai che a viaggiare con la neve…- ]…poi a essere sincera non è che mi sento tanto bene, ho i giramenti di testa e/o con questa pressione devo stare attenta a non stancarmi e/o prendo umido alla cervicale - e giù all'infinito. Al che, se pure mi venisse in mente di descrivere a mia madre un pezzo del mio puzzle, uno soltanto eh! permettete che mi passa la fantasia? Anche perché il mio puzzle non è la precisamente la Gioconda, ma più una scenografia alla Dario Argento. O Dario Argento stesso E chi ci campa con l'idea, la seppur minima idea, che la cara mamma si sente male per colpa mia?
Mi è già bastato vederla correre in bagno piangendo, mi è già bastato vederla andare via sbattendo la porta della mia stanza, mi è bastato ascoltarla urlare contro mio padre inveendo su di me. E ora che scrivo queste cose non faccio altro che vedermi avanti agli occhi il suo cuore, in ventricoli e arterie che pulsa con violenza, troppa violenza, la mia violenza tutto il sangue che ha in corpo. Il troppo amore può ucciderti, l'ho detto alla Marinelli oggi pomeriggio. La Marinelli si ricorda persino da dove vengo…inquietante quella donna, nonostante abbia sempre quell'aria di chi, insomma, si è fumato un cannone lungo da qua a Chieti
Uhm, tutto questo sproloquio post seminario, quando a Lilli avevo detto - Ah, beh, massì, in fondo va tutto bene, le cose si assestano - …

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 17:06 | Permalink | commenti
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mercoledì, maggio 10, 2006

Brutta giornata.
Già si parte malissimo se di sabato ti devi alzare alle 8:30 per andare al seminario FAMIGLIA CHE AMMALA FAMIGLIA CHE CURA fino a Coppito. Poi va peggio se ti svegli alle 7:30 così, perché il tuo cervello così ha deciso, peggio ancora se trovi la tua rappresentante giù di morale e ancora peggio se i primi due relatori sono di una noia mortale
Intorno a mezzogiorno ti riprendi con una bella relazione sul modello sistemico-relazionale [spiegato da uno psichiatra, ma anvedì tu ] e tiri avanti fino alle 14, quando mangi i tuoi due sandwich e ti senti comunque ancora un baratro nello stomaco.
Fame chimica de sti du maroni
Alle 15:30 cominciano i gruppi di discussione e lì si consuma la tragedia. Poteva mai finire diversamente da Faith che inizia a parlare di come stia diventando ammalante il rapporto con sua madre?
e infatti così è stato, solo che come al solito è finita con una ferita aperta e lasciata lì a sanguinare. Di tutto avevo bisogno meno dell'interpretazione psicanalitica di una mia battuta sulle mie future parcelle E la bellissima ragazza accanto a me continuava a ripetermi che avrebbe voluto abbracciarmi, ma poi a un tratto, quasi sottovoce ha aggiunto - Ma tanto neanche lo vuoi questo affetto -
Forse se dicono che non amo abbastanza, se mia mamma mi dice - Io non so se tu mi vuoi bene - , se la persona che amo di più al mondo mi dice/accusa che non la considero la cosa più importante al mondo, forse sono davvero incapace di esprimere i miei sentimenti. Forse dovrei piangere un po' di più come dicevo quando con Claudia parlavo di Corvo…che lei sputava fuori fiumi di piagnistei che rompevano i cojoni a tutti
Sono davvero questa? Sono davvero questo inferno? Davvero non ho niente dentro? Ma io non sento che è così, non è vero che sono fredda, non è vero che sono…altrimenti perché piango mentre scrivo? perché desidero così tanto che lei torni per poterla amare, perché sono così in ansia per mia madre, perché vorrei tanto che le cose a casa [qui a L'Aquila] andassero bene o almeno meglio? Perché passo il tempo a scrivere quando potrei stare a letto a riposare e penso che ogni canzone mi fa pensare a lei?
Dovrei semplicemente essere quello che tutti percepiscono…ma dov'è allora questa freddezza? Dov'è questo disastro che tutti descrivono? Ditemelo, datemelo, fatemelo vedere, facciamo contenti tutti, che io non ce la faccio più a essere il Paperoga di "Paperoga avanti e di dietro tutti quanti!"
Chissà qual è il fallimento. Se è che non sono quello che gli altri si aspettano o è che non so davvero dire nulla di quello che ho dentro. Preferisco pensare alla seconda, che è quello che sento davvero. L'incapacità assoluta a comunicare-dipingere le immagini nella mia mente. Perché se qualcuno cerca di toccarmi io mi scanso, d'istinto? Eppure non è vero che non cerco il contatto, con alcune persone sono molto affettuosa, ma è solo quando penso che loro abbiano bisogno di me. Ma se sono io ad aver bisogno, la mia mente è come la mia stanza e il mio corpo ancora peggio. Ma tanto, un abbraccio, un bacio, un calore qualsiasi per quanto tenero e sentito, sembra sempre ottenere l'effetto opposto, mi distrugge ancora di più. L'altro giorno c'era una bimba dolcissima a lezione, un anno appena, che sedeva sul grembo della madre e la madre le accarezzava la testa. Benvenuto all'Edipo tra noi, io ho invidiato profondamente quella pupetta meravigliosa, e quanto ho pregato silenziosamente dentro me che il ricordo di quella sensazione di placida calma le restasse davvero dentro tanto da non dover passare la vita a cercarlo altrove, come sto in fondo facendo io. In fondo, quando mi ubriaco, quando voglio morire e lo desidero così fortemente, non è per nulla di nobile se non per cercare la cosa che più si avvicini a quel calore, quella calma. Ma l'unica volta che l'ho davvero provata quella sensazione è stato quando dopo aver fatto l'amore l'ho abbracciata forte a me. Ma non posso neanche minimamente ripensarci, che a questo punto, se ci ripenso, voglio solo morire.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 17:04 | Permalink | commenti
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mercoledì, maggio 10, 2006

Chi meglio di te lo sa? Che le cose cominciano e ricominciano piano piano, con quel fare subdolo di un sogno fatto a occhi aperti, che ti dà quella sensazione di sollievo effimera che poi si dissolve in un fumo di sigaretta, di canna, in un mal di testa da postsbronza, nel risveglio accanto a una che non conosci o semplicemente nel freddo del tuo letto alle sette di mattina, quando apri gli occhi per un rumore nel corridoio e non riesci più a richiuderli.
Ricomincia tutto così. Esci per non pensarci, esci per sforzarti di non darci peso, vai a correre, fai qualche esercizio, torni a casa dopo 3 ore che sei più morta che viva, non mangi [ma poi cederai a un kebab solo perché sai che berrai e ti secca l'immagine di te che vomiti nelle tue belle lenzuolina di pail] e ti fai largo tra i mari di acido lattico e trovi la forza di uscire, nonostante le vesciche sui piedi.
Lei mi guardava e mi diceva - Vabbuò, jà, l'ultimo bicchiere di ratafià - Mi bastava semplicemente la scusa di brindare con MarcoilCameriereCheAssomigliaAGigiMarzullo per finirmi tutta la bottiglia. Si dispiace perché pensa che i miei vecchi-stronzi amici non sapessero contenermi, che in fondo sono tanto cara e buona. Lei non lo sa che una volta chiuso il cancello del palazzo mi sono seduta a terra nello spiazzo a guardare le stelle con fare nichilista. Mi piace il cielo di notte. Solo che poi la notte mi sogno quel pezzo di me che mi manca, quello che non mi parla più e che se parla non mi dice l'essenziale, ma solo che non sa cosa farsene di me e mi sogno proprio di portarla sotto quelle stelle e baciarmela Posso sforzarmi di non pensarci il giorno, ma la notte…la notte è la cosa peggiore. Quando chiudo la porta della mia stanza, quando sigillo gli scudi sulla mia finestra e nella mia camera è accesa solo la tv e la mia lampada con una romantica [o ospedaliera, fate voi] luce azzurra, è esattamente la riproposizione della mia mente nel mondo materiale. La mia stanza, chiusa, come la mia mente che cerca di ottenebrarsi con immagini simil-epilettiche della tivvì e che se si guarda intorno non sa dove guardare. Sul muro accanto al letto non ci sono più attaccate le sue foto, le nostre canzoni, non c'è niente se non qualche residuo di scotch, come quell'angolo della mia mente che sa che può fare finta di ignorare la sua assenza, ma è proprio quell'assenza che ti ricorda che c'è, più potente ancora di quando c'è realmente.
E' meraviglioso quanto alle 9 di mattina di un sabato, quando vorrei dormire e invece mi tocca alzarmi per andare a un convegno [eh, quanto sono figa e professionale io] riesca a esprimere concetti di un contorto che neanche la Matarazzo ai bei tempi di Emozioni e Adolescenza.
E' buffo si, ma questa stanza è esattamente la mia mente. E' disordinata, piena di cose appiccicate a caso, con il cibo sparso qua e là [più di quanto vorrei…ma se hai in casa una cazzo di cleptomane… ], con le sue foto o senza le sue foto, ma di certo con le tracce di lei, con la musica e ora, finalmente, anche il pc. Che sa dio quando riuscirò a collegare.
Bella giornata.
Sabato mattina e fino alle cinque di pomeriggio a fare Famiglia Che Ammala Famiglia che Cura.
E ieri avrei voluto piangere di nuovo a telefono con mia madre, che con una sopraffina abilità sa farmi venire voglia di ammazzarmi per quanto mi faccio schifo e mi sento in colpa.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 17:03 | Permalink | commenti
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mercoledì, maggio 10, 2006

Mio dio, sono proprio una figlia del capitalismo. La birra mi fa venire il mal di testa, il vino di pessima qualità [tipo Tavernello ] pure…ormai posso trattarmi solo a wishkey&coca, ginlemon, vino da montepulciano in su [ah, il brachetto mi fa ]…e non si può andare avanti accussì…o si?

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 17:02 | Permalink | commenti
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mercoledì, maggio 10, 2006

Sbalorditivo la quantità di complimenti che mi tocca sentire ogni volta che mi siedo a una cattedra per fare un esame. Non sembra vero, eppure tutti sono interessati a quello che dico e persino A COSA PENSO!!!. Cosa penso di Damasio, cosa penso di Damasio in relazione a soggetti con comportamenti automutilanti, cosa ne penso di questo e di quello e tutti a spellarsi le mani
Ma questo non basta, non serve, non va. Apro gli occhi, la mia coscienza nucleare impiega il classico decimo di secondo a rientrare nel mio corpo e a ricordarmi tutto. Tutto, ad esempio il suono della voce di mia madre che mi parla a telefono e la sento tremare come una foglia. E io? Io non ho la capacità di risponderle, non ho la capacità di tranquillizzarla, non ho la capacità di darle quello che vuole.
Come al solito. E lei sarà stata male per colpa mia.
Ma cosa dovevo dirle? Dovevo dirle che qui a casa non si capisce come vanno le cose e non riesco a capire cosa bisogna fare per il mio bene? Devo dirle che ho il cuore a pezzi e che se non m'ammazzo è solo perché allora sì che darei a mia madre un dolore da crepacuore? Devo dirle che la tesi mi terrorizza? [ma farò di tutto per vincere, che è l'unica cosa che mi è rimasta?] Devo dirle che se penso alla mole di libri che mi tocca studiare per gli esami, mi viene lo stress a mille?
Devo dirle - Ok, va tutto bene, sto studiando e sto mangiando -
Ok è una parola neutra, va tutto bene è una bugia, sto studiando è vero, sto mangiando è una bugia relativa.
E' difficile restare tranquilli quando si guarda il televisore non per scrutare il grado di imbecillità dei tronisti di Maria De Filippi o per fare uno studio socio-politico sul linguaggio non verbale di Emilo Fede mentre parla di Romano Prodi, ma nell'attesa eterna che un'interferenza sull'immagine ti riveli l'arrivo di uno sms tanto atteso con quel decimo di secondo di anticipo che ti raddrizza tutta la giornata e quasi l'esistenza.
Niente.
Spero solo di dormire, di addormentarmi di un sonno miracoloso, di quello che all'improvviso, quando ti svegli, ti scaraventa in un mondo dove tutto è cambiato. Dove tutto va bene. Invece si riaprono gli occhi e si sa come va
Le mani mi si congelano, lo stomaco non vuole saperne di ingerire cibo, soprattutto di sera…la mattina riesco ancora a convincermi, ma a cena, quando ormai la giornata è già andata storta come tutte le altre, non ne vuole sapere. Stanotte, poi, è andata pure peggio. Quando l'ho forzato a mangiare, alle 5 del mattino mi sono svegliata con la testa che pulsava e i conati di vomito che facevano su e giù come su quegli ascensori moderni e ultraveloci. Sono andata al bagno, me la sono cavata, e con la bacinella accanto al letto mi sono riaddormentata. 4 ore dopo avevo l'esame. Sai che risate se svenivo sulla cattedra della Cavalieri
Divertente pure quando le ho fatto venire la pelle d'oca con la mia particolareggiata descrizione di un ragazzino che prova il suo sacrosanto sfizio di maciullarsi un braccio. Mi chiede - Meno male che non l'ho mai visto un ragazzino così - Le rispondo - Ah beh, io ne ho visti parecchi - Pensare che la notte prima l'ho trascorsa pregando che la mia mano aliena non afferrasse i miei utensili svizzeri per comportarsi come un ragazzino così.
Avrei voluto prendere a testate il muro per rompermi la testa e far uscire fuori tutti i pensieri…oltre alla materia cerebrale…accidenti agli incisi!!
Mi piacciono i tasti del mio portatile…mi fanno sentire una donna professionale, in carriera, che si mette a letto e scrive, pensa, riflette, crea, persino scopre. Tanto ormai con queste dita abili e veloci, che altro potrei fare se non battere e ribattere sui tastini cercando di andare appresso al flusso di pensieri?
Paura.
Mi metto a letto, penso, ma la parola "penso" fa pensare che io pensi un mucchio di cose. In realtà penso a una sola, unica cosa: cosa ne sarà di me se all'improvviso si rompe il filo/vetro/lamina, qualsiasi cosa è, che mi tiene lontana dall'alcool e dai coltelli. Già non è che abbia fatto proprio la brava in questo periodo, che ne sarà di me se la smetto di sentirmi in colpa, di darmi, sottosotto, uno scopo? Che ne sarà? Mi metto a letto e mi ingegno a escogitare modi per non pensare, per non cadere, per non morire. E' tutto andato. Fa freddo e stasera devo uscire. Berrò? Non berrò? Mi controllerò? Non mi controllerò? Fanculo, perché la domanda è sempre quella: - Ma chi te lo fa fare? -

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 17:01 | Permalink | commenti
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mercoledì, maggio 03, 2006

Perché le persone che amo devono sempre andare via? Perché devono prendere un pulman o io devo prendere sempre un treno? Perché non posso contare su un abbraccio su cui posso contare a ogni risveglio? Perché non ho una cosa che sia facile? E mia, soltanto mia? Le cose che amo…mi tocca sempre dividerle con qualcun altro…una famiglia invadente, la distanza, l'università, la paura, la mia e quella altrui…I giorni in cui posso svegliarmi e sentire un respiro nel buio della notte, sono sempre limitati…Sono debole, fragile, sono semplicemente…non lo so…le persone che amo mi mancano, mi sento così sola, così impossibilitata a far cambiare le cose che ora…ora sto seriamente pensando di fare una pazzia che potrebbe annullare di schianto tutti i progetti che ho fatto nell'ultimo periodo…ormai delle volte non so se poterlo definire felice o no…una pazzia, una pazzia che mi si può abbattere addosso come una tempesta…come faccio a riprendermi se…se tutto mi crolla addosso…le persone che amo devono sempre andare via e io devo sempre cavarmela da sola…nel silenzio di una stanza, nel silenzio di un cuore che non lo so più cosa batte a fare, non so più cosa farmene…è per questo che ogni notte che passa mi fermo e penso che butterò il cuore oltre l'ostacolo e aspetterò…se verrà stretto fra mani calde potrò continuare a vivere…altrimenti…altrimenti non so cosa ne sarà di me…

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mercoledì, maggio 03, 2006

La mia coinquilina mi guarda e mi dice: - Sono persone ignoranti -
Ma mio nonno è ignorante. Mio nonno ha 87 anni, ha fatto la guerra, si è salvato per un colpo di culo mentre i tedeschi bombardavano le navi sullo stretto e ha risalito la Sila a piedi, ma scrive senza fare un errore di ortografia che sia uno. Ha la quinta elementare.
Queste qui che abbiamo in casa non sono persone ignoranti. Sono persone malvage.
Sono persone che pretendono di campare sulle spalle degli altri, che non hanno considerazione e rispetto della fatica e della persona altrui.
La cara mamma di Rainy e Rainy si sono chiuse in bagno a depilarsi. Hanno lasciato i peli dappertutto e soprattutto [ma ce ne siamo accorte solo oggi] si sono pulite IL SANGUE con la spugna che usiamo per fare il bagno. Ora ci tocca comprare le spugne daccapo e metterci a nasconderci pure quelle. Ma vaffanculo.
Passo una giornata di inferno, fra il ciclo, lei che non mi parla più, lo sciopero dei pulman che mi obbliga ad andare a piedi all'università e di corsa nonostante il mal di schiena, comincio a lavorare sulla tesi e con le gocce di sudore , corro da una parte all'altra di L'Aquila fra un internetpoint e un'aula informatica lungo tutto il corso, mi schiatto di stanchezza, arrivo a casa alle 19:30 dopo che sono uscita alle 9:00 e cosa mi ritrovo? Quella signora maledetta e puzzolente che mi insulta dicendo che non l'ho salutata per strada, che forse teniamo li niervi girati perché lei ci ha rimproverati per le bollette.
Con che diritto ci abbia rimproverati è un bel mistero. La signora non mi è mamma, non mi è zia, non mi è sorella, che cazzo vuoi? Gliel'ho detto e lei ha fatto finta di non sentirmi. L'altra mia coinquilina le ha praticamente detto di andare affanculo [con educazione eh] e lei ha rifatto finta di non capire.
Ma porca troia…io non riesco a farmi capace

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mercoledì, maggio 03, 2006

Mio padre teme che possa ucciderlo. L'Edipo tra noi. Non riesco a pensare a cosa mi succederà se dovesse accadere davvero qualcosa a mia madre. Il cuore. Il suo cuore fa le bizze. Batte troppo velocemente e d'improvviso e poi torna a battere lento e poi? E poi non lo so.
Elettrocardiogramma, ecocardiogramma, doppler alle carotidi…davvero non è nulla? Un "innocuo" soffietto al cuore? E quante volte quel cuore l'avrò fatto battere io, per colpa mia, troppo velocemente, troppo avidamente, pompando più sangue del necessario? Quante volte? Quante volte la sua ansia sarà venuta fuori dai miei comportamenti? Dai miei impenetrabili silenzi, dai miei scatti d'ira…mi porterò le sue debolezze sulla coscienza? In fondo, ha detto: - Io non sono sicura che tu mi voglia bene -
Mia madre, mamma…non saprà mai che mi sono sforzata di non farle battere quel cuore più di quanto non avrebbe dovuto…è mia madre, la dolce donnina che piange di commozione quando le racconto la storia di Matt. La dolce donnina che mi riempie di attenzioni…solo che la mia scorza troppo dura, troppo marcia, troppo infetta, non mi fa smuovere un dito…almeno non quanto vorrebbe lei. Non sono la figlia che avrebbe voluto. La figlia da crescere ed educare a sua immagine e somiglianza, con frizzi, lazzi e merlettini, cui fare le treccine e mettere i fiorellini nei capelli, la figlia devota e saggia che si genuflette in chiesa ad ascoltare supplice la predica del prete ogni domenica.
E invece…in ogni caso, sarò stata la figlia che non voleva. Perché sono stata la fredda, scostante, distante e silenziosa figlia che le ha fatto dire - Io non credo che tu mi voglia bene - e se lo sono stata è solo perché sono molto peggio di fredda, scostante, distante e silenziosa. Sono un'autolesionista che beve, che ha rapporti [o meglio DESIDERA AVERE RAPPORTI…] con altre ragazze, che è fiera sostenitrice di un ateismo che è tanto puro che della religione non se ne fotte proprio, una figlia che si trascura tanto da pensare ogni tanto da agire su un versante schizotipico, che non le darà un nipote, che le ha vomitato nel letto, non una, ma due volte, che ha trovato svenuta sul tappetino di casa, che non ha mai avuto il benché minimo piacere a fare shopping con lei, sono la figlia che non si provava le maglie a maniche corte non perché non le piacessero [a me quella camicia piaceva…] ma perché aveva le braccia piene di cicatrici, un'impresentabile cartina geografica.
Cosa dirà, cosa penserà di me…di me, che non ho avuto la forza di accompagnarla al funerale della madre?
In ogni caso, ho sbagliato tutto. Tutto, e in ogni caso, avrei sbagliato comunque.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 17:22 | Permalink | commenti
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mercoledì, maggio 03, 2006

Mio padre teme che possa ucciderlo. L'Edipo tra noi. Non riesco a pensare a cosa mi succederà se dovesse accadere davvero qualcosa a mia madre. Il cuore. Il suo cuore fa le bizze. Batte troppo velocemente e d'improvviso e poi torna a battere lento e poi? E poi non lo so.
Elettrocardiogramma, ecocardiogramma, doppler alle carotidi…davvero non è nulla? Un "innocuo" soffietto al cuore? E quante volte quel cuore l'avrò fatto battere io, per colpa mia, troppo velocemente, troppo avidamente, pompando più sangue del necessario? Quante volte? Quante volte la sua ansia sarà venuta fuori dai miei comportamenti? Dai miei impenetrabili silenzi, dai miei scatti d'ira…mi porterò le sue debolezze sulla coscienza? In fondo, ha detto: - Io non sono sicura che tu mi voglia bene -
Mia madre, mamma…non saprà mai che mi sono sforzata di non farle battere quel cuore più di quanto non avrebbe dovuto…è mia madre, la dolce donnina che piange di commozione quando le racconto la storia di Matt. La dolce donnina che mi riempie di attenzioni…solo che la mia scorza troppo dura, troppo marcia, troppo infetta, non mi fa smuovere un dito…almeno non quanto vorrebbe lei. Non sono la figlia che avrebbe voluto. La figlia da crescere ed educare a sua immagine e somiglianza, con frizzi, lazzi e merlettini, cui fare le treccine e mettere i fiorellini nei capelli, la figlia devota e saggia che si genuflette in chiesa ad ascoltare supplice la predica del prete ogni domenica.
E invece…in ogni caso, sarò stata la figlia che non voleva. Perché sono stata la fredda, scostante, distante e silenziosa figlia che le ha fatto dire - Io non credo che tu mi voglia bene - e se lo sono stata è solo perché sono molto peggio di fredda, scostante, distante e silenziosa. Sono un'autolesionista che beve, che ha rapporti [o meglio DESIDERA AVERE RAPPORTI…] con altre ragazze, che è fiera sostenitrice di un ateismo che è tanto puro che della religione non se ne fotte proprio, una figlia che si trascura tanto da pensare ogni tanto da agire su un versante schizotipico, che non le darà un nipote, che le ha vomitato nel letto, non una, ma due volte, che ha trovato svenuta sul tappetino di casa, che non ha mai avuto il benché minimo piacere a fare shopping con lei, sono la figlia che non si provava le maglie a maniche corte non perché non le piacessero [a me quella camicia piaceva…] ma perché aveva le braccia piene di cicatrici, un'impresentabile cartina geografica.
Cosa dirà, cosa penserà di me…di me, che non ho avuto la forza di accompagnarla al funerale della madre?
In ogni caso, ho sbagliato tutto. Tutto, e in ogni caso, avrei sbagliato comunque.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 17:17 | Permalink | commenti
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mercoledì, maggio 03, 2006

0:23
Non riesco a fissare lo schermo, continua a comparire e scomparire dal fondo dello schermo una linea nera. Le gambe non so se mi reggeranno fino al bagno.
Veronica decide di morire?

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 17:16 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, maggio 03, 2006

Lavorare sulla tesi, primo compitino e difficoltà numero uno:
scrivere una cartella clinica che mi e ci permetta di stratificare il campione.
Alto mare.
Domani mattina però faccio colazione al bar: cappuccino e bomba alla crema. Il mio piccolo inconsciooppureno piano di autodistruzione, fatto di stomaco chiuso che non riesco a ingurgitare quasi niente mi sta schiacciando le gambe. Silenzio radar, anche ora che il milan è uscito dalla Coppa Campioni. A tutti può capitare una cattiva giornata, all'andata o al ritorno. Finita, non finita, torna, non torna, leggerà la mia inutile email, non la leggerà e la cancellerà con la leggerezza dell'anima, io che ne so. Mi mancano le forze, come sempre quando sono senza di lei.
Pensavo che dopo aver sofferto quello che ho passato anni fa, niente mi sarebbe sembrato minimamente simile. Pensi di sopravvivere a tutto. Ma pago il prezzo, carissimo, di chi, con una smielata follia, ha provato a vivere la propria vita, senza pensare che ho una strada davanti che…che è quella che è…non posso diventare d'improvviso una veloce punta che gioca sul filo del fuorigioco, se le mie gambe, la mia costituzione sono quelle di gambe ruvide e macchinose di chi gioca davanti alla difesa e fa tutto il lavoro sporco…vorrei solo abbandonarmi in un posto caldo e silenzioso. Quando mi dicono di pensare al mio posto sicuro, io penso sempre a quella stanza d'albergo dove decisi di non aver paura di niente, che la cosa giusta era…lei…come una scelta, un destino, come…me…Ma la felicità ha un costo elevatissimo per me.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 17:16 | Permalink | commenti
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mercoledì, maggio 03, 2006

Oh, si, viva Damasio.
Si, si, viva viva Antonio Damasio. Un grande neurofisiologo e bla bla, viva la Cavalieri, mitica prof. di pedagogia speciale, che a due giorni dal parziale su Emozioni e Coscienza, libro interminabile su…mio dio, su cosa? Eppure vi assicuro che l'ho studiato, è solo che Damasio avrà pure teorie interessanti, ma…sappiate che…
Su un libro di 400 pagine io ho tirato fuori 5 e dico CINQUE pagine riassuntive dei concetti chiave. E per lo più sono schemi…400 pagine e passa e il signor Antonio Damasio altro non fa che ripetere dell'emozione, della coscienza, del sé nucleare e della coscienza estesa. Due lezioni ci vogliono per rendere tutto il senso del libro. E che palle. Però si sa come funziona all'università, grandi sorrisi e grande interesse per qualsiasi cosa…mio dio…la Cavalieri è una accanita navigatrice…niente di meno con goooooogle è riuscita a trovare gli orari delle lezioni….rabbrividisco se penso che potrebbe capitare qui…quella sua concezione un po'-vagamente-quasideltutto cattolica rabbrividirà all'idea di avere una lesbica a lezione.
E pensare che con lei devo dare anche l'esame di pedagogia della devianza…esame di cui neanche lei ricorda tanto il programma…ma se una è nella quarta età…dio mio, la quarta età…suo padre ha fatto LA PRIMA GUERRA MONDIALE. La prima, NON LA SECONDA, LA PRIMA!!
Ecco, ecco chi mi ricorda: la signora Fletcher, Jessica Fletcher. Quando ero piccola e tuttora pagherei per farmi una vecchiaia come Jessica o MariaPia. Avere 70 anni e oltre e conservare la mia mente lucida da donare alla scienza. Pensare, ragionare, creare; sono fatta per questo. In realtà sarei fatta anche per notti accoccolata sotto le coperte, ma tant'è, pare che nessuna sia d'accordo con me, per cui tutta la mia carica erotico-sessuale verrà sublimata in energia da dedicare alla scienza.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 17:15 | Permalink | commenti
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mercoledì, maggio 03, 2006

Quanto è complicato fare un bel film? E come fanno certi produttori a non accorgersi che certe trame sono assolutamente improponibili?

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 17:15 | Permalink | commenti
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mercoledì, maggio 03, 2006

Mi stupisce l'abitudine che io ho con i rifiuti.
In fondo sono quelle le ferite che sanguinano di più. Sono quelle che mi porto dentro senza poterne lenire il dolore in alcun modo. Non c'è taglio, non c'è alcool, non c'è nulla, che possa aiutarmi a fare questo. Così sanguina sanguina sanguina, ogni mia ferita da dentro e allaga, senza sosta. Una morsa allo stomaco uccide ogni mio respiro, mi fermo come se volessi piangere in eterno, in giornate come queste, dove ho difficoltà a trovare un senso, una concentrazione sufficiente a fare le azioni pure quelle semplici. Il rifiuto. E' la cosa che più ha caratterizzato la mia vita, eppure non riesco ad abituarmi, non riesco a rassegnarmi, non riesco semplicemente a stare ferma e mettere un silenzio a tutto questo rumore nella mia stanza. So che vorrei bere, so che vorrei far qualcosa per mettere a tacere la mia coscienza, ma non so se non ho la voglia o se invece più malamente, mi manca la forza anche di fare questo. Anche il mio scrivere, è diventato di una noia mortale.
Quanta paura che ho, di non farcela, o forse di non abituarmi mai a tutto questo, che posso lavorarci quanto voglio, ma fa parte di me.
E ne morirò, ne morirò giovane.
Spero almeno.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 17:14 | Permalink | commenti
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mercoledì, maggio 03, 2006

Complicato da spiegare.
Mi veniva in mente solo questa frase, ma da spiegare chi lo sa cosa c'è.
Forse la noia mortale di vedere certi comportamenti in casa che ti fanno venire voglia di comprarti uno smanicato, perché tanto le braccia ti sono rotolate via da tempo.
Scendere un sacchetto dell'immondizia non costa tanto, non mi pare un sacrificio, non mi sembra una cosa complicata. Sembra solo un dispetto ridicolo.
Mi sto isolando.
Le figlie dei fiori me ne farebbero rimprovero, ma è complicato spiegare che col mio carattere e soprattutto con il carattere che hanno le persone che stanno in casa, da parlare c'è poco, da spiegare ancora meno. Che certe facce ridicole bastano e avanzano.
*Sbadiglio*
Complicato da spiegare cosa abbia esattamente fatto spaventare tanto mio padre quando è venuto qui a casa a portarmi il pc.
Teme che voglia suicidarmi, teme che la mia situazione sentimentale stia precipitando; ci prende più o meno, se non fosse che per lui sto con Claudia…
Mi chiede: - Ma che periodo stai passando? - recito [credo male] e gli dico che è solo che mi secca la situazione in casa.
Le figlie dei fiori mi dicono che le dinamiche cambiano e fino a luglio potrebbero ancora cambiare [presumibilmente intendono in meglio]. Il problema è che per me, se anche cambiassero le dinamiche, non ho la fiducia necessaria per farlo tornare un rapporto decente. Queste persone non mi piacciono e mi piacciono ogni giorno di meno e ogni giorno meno voglio averci a che fare. Pranzo e la sera mi chiudo in camera a studiare. E vaffanculo.
Complicato da spiegare lo stato di salute di mia madre. Come sta il suo cuore? E chi lo sa…E' lei ipocondriaca o è mio padre che mente per farmi stare tranquilla [che in genere è la politica della casa…]? Il risultato non cambia: mia madre continua a sottoporsi a test per il cuore e soprattutto sta retrocedendo a stati d'ansia già visti in precedenza e che se continuano con questo andazzo, la porteranno di nuovo a non uscire più di casa.
Difficile da spiegare il mio stato di salute. A parte quel vago sentimento/desiderio di morte per riposarmi finalmente un po' e tirarmi fuori da questa merda, non so cosa ho. Mi sveglio con la bocca piena di muco e il naso otturato, ho la cervicale ridotta a un disastro e il cuore che fa per davvero a cavoli suoi.
Che fare? Prendere l'antibiotico per la quarta volta quest'anno? Il mio fisico non ce la fa, l'ultima volta ci stavo crollando sotto l'antibiotico. Così mi sto buttando sugli antistaminici, nella speranza che sia qualche allergia primaverile.
Mi sto mettendo a dieta, ammazzarmi di fame è un buon palliativo…un buon sostituto del dolore, che le ferite di dentro fanno già abbastanza male, ma reclamano un corrispettivo nel corpo.
E Damasio non basta per questo.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 17:13 | Permalink | commenti
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