giovedì, giugno 29, 2006

Come me la sono sentita addosso questa storia...

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 14:04 | Permalink | commenti
categoria:
giovedì, giugno 29, 2006

Come conosco i miei polli

e

come Faith è una donna di stile e classe.

Con calma tranquillità e classe [per fare una citazione dotta], Faith porge con gentilezza le domande di neuro alla sua coinquilina.

Cosa può aver risposto lei?

Grazie? Come sei stata gentile?

No. Lei ha risposto: - Ah, ora ti do le domande di test! -

A casa mia, dopo Rainy, continua la regressione allo stato primitivo, ora siamo arrivati alla più antica forma di commercio: il baratto.

Al che rispondo che no, CARA, non mi servono le domande di test, perchè quelle che hai LE HAI COPIATE DA ME STAMATTINA e nemmeno te ne sei accorta.

Aspetto al varco. Ieri c'era l'esame di DiBBì. Si è alzata come una montanare per sagliuiri sui U Gran Sassu e per restare ammutulitu  e andare a prendersi le domande dell'esame. Stava così accanita che pure il prof l'ha presa per il culo .

Ho aspettato al varco tutta la sera, fino a stamattina.

Ma io la mia previsione l'avevo già fatta ieri pomeriggio alle mie ragazze: - Vedrete, farà la valigia e se ne andrà facendo finta di niente -

E infatti, stamattina, et voilà!  , furtiva si fa la valigia e se ne va.

Un vero colpo di classe.

Peccato che io non ho bisogno di andarle a chiedere a lei le cose dell'università...anzi, non ho bisogno di andarle a chiedere a nessuno, perchè i miei amici mi vogliono bene e pensano a me come io penso a loro, senza chiedere e senza obbligo.

E viva Carletto mon amour che non le ha dato le domande di neuro...la tua cazzimma è il mio mito

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 14:01 | Permalink | commenti
categoria:
giovedì, giugno 29, 2006

Tsk.

Valli a capire questi comunisti, che predicano bene, razzolano male, e intanto sgranocchiano bambini bolliti.

Ho passato una mattinata a farmi lietamente sfruttare da un uomo comunista ed era veramente da ridere quando i ragazzi si accostavano al mio banchetto e mi davano del LEI  .

Ora...credo di essere la persona che mette meno soggezione al mondo...forse sono un po'...vagamente...diciamo così............saccente, ma soggezione a dei poveri pivellini che aspettano libretto alla mano, credo proprio di no, suvvia.

Però è stata un'esperienza interessante, stare dall'altra parte intendo. Questi ragazzini in fila che sbarellano appresso i loro libretti...avrei solo voluto un po' di tempo per sentire di cosa parlava l'esame: se un libro di testo ha dentro le parole "psicologia della personalità e delle differenze individuali" , io DEVO sapere di cosa parla! E' un'attrazione fatale.

Inoltre, sempre per dimostrare che io sono venuta a L'Aquila a far danni, oltre alla minaccia di denuncia dei genitori di Rainy, credo che fra un po' verrò coinvolta in qualche causa per danni psicologici dai miei colleghi, i quali si lamentano che da quando sono arrivata io, QUA SI STUDIA TROPPO!

Fra le lacrime l'elfetta mi ha detto: - Io non ho mai studiato tanto in vita mia! -

Sigh, sob, depression!

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 13:53 | Permalink | commenti
categoria:
giovedì, giugno 29, 2006

In primo luogo...IO SONO BRILLANTE!

In secondo luogo...ah, come conosco i miei polli.

Sotto infernale stress, prima Faith fallisce miseramente l'esame a crocette di basi anatomiche [un deja vù, come tornare a caserta, ma con un po' più di tecnologia...sigh, le crocette non sono mai state fatte per me!  ], poi si ritrova a casa la bufera.

Arrivano furiosi i genitori di Rainy, i quali non hanno intenzione di staccarsi dalla casa, ma anzi.

Stanno cercando di convincere noi povere vittime A TESTIMONIARE, sotto pagamento contro il nostro padrone di casa che ci sta cacciando ingiustamente [ma se il contratto scade il 31 Luglio senza proroga!  ]. Quando hanno visto che la falsa testimonianza non era nelle nostre povere corde, hanno provato a convincere una delle ragazze a portarsi la famiglia a L'Aquila per OCCUPARE la casa tutto il mese di agosto - NOI NON CE NE ANDIAMO - hanno urlato tutti in coro...e vi lascio immaginare che coro  . Quando hanno visto che in casa era impossibile trovare alleanze, hanno deciso di passare al contrattacco. Sibillini, fanno intendere che siamo noi quelle che ora potrebbero venir denunciate...non ho capito bene per cosa  e spero di non scoprirlo. Non vedo l'ora di portare quei pochi ultimi soldi al mio padrone di casa e svignarmela alla fine di luglio che NON SE NE PUO' PIU'!

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 13:04 | Permalink | commenti
categoria:
domenica, giugno 18, 2006

Ho patito per mesi rincorrendo.

Rincorrendo quella possibilità, quel perdono, quel...quel tutto che dà una via dritta e con uno scopo a tutta la fatica che hai fatto per addomesticare quell'animale selvaggio che ti insegue dal più antico dei tuoi ricordi.

Se l'avessi avuta io la possibilità che ho dato a lei...avrei dato molto più del sangue, molto più dell'anima, molto più di tutto.

Non credo di aver mai desiderato qualcosa con più forza e con più disperazione.

Non l'ho avuta.

Chi invece ce l'ha, evidentemente non sa che farsene.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 22:56 | Permalink | commenti (3)
categoria:
giovedì, giugno 15, 2006

Dunque, abbiamo sistemato un po' di cosette.

Dopo aver raccattato i pochi neuroni che mi sono rimasti a vagare nell'ampia scatola cranica del mio cervello, dopo aver resistito all'ennesimo attacco di colite da stress, dopo aver cercato casa per 3 giorni, finalmente ce la facciamo.

Dunque: io, Carletto e Cabì abbiamo preso casa insieme a un altro ragazzo di architettura, per settembre ci trasferiamo e speriamo di avere un anno più tranquillo.

Oggi, sempre perchè i miei neuroni sono stati bruciati dall'immenso campo elettromagnetico che mi circonda [infatti, è consigliabile non portare nelle mie vicinanze bancomat, bancoposta, chiavette usb e qualsiasi altra cosa magnetica + se siete boyscout, non chiedetemi di guardarvi la bussola, perchè...insomma....chi lo sa più dove è il nord! ], dicevo...altro esame, altro 30 e lode! e fanculo a chi dice che gli esami me li regalano! Con tanto di complimenti, sorrisi e quasi bacio accademico...che poi...dalla Cavalieri..........bbbrrrr....come tornare etero in pochissime mosse.

E stasera....tadà! ->

Ti amo ratafia!

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 16:01 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, giugno 12, 2006

Sono meglio della Pantera Rosa!!

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 12:59 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, giugno 12, 2006

Se non lo conosci, non puoi capire L'Aquila e la sua poesia:

W MAGNOTTA!

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 12:29 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, giugno 12, 2006

Amo che questi miei amici mi difendano.

Amo che considerino i miei sentimenti per quanto io stessa abbia la testa piena di domande e piena di dubbi. Anche io ho la sensazione di essermi lanciata a velocità supersonica in faccia a un muro per vedere fino a che punto le mie ossa sono resistenti.

Amo questi miei amici, amo sapere di potermi presentare a casa loro nel pieno della notte piangendo, li amo ancor di più quando li ascolto raccontarmi la loro vita...li amo ancor di più quando per questa città, che è la mia più di quanto non sarà mai Caserta, incrocio i miei vecchi amici e mi è lampante la differenza.

Amo la mia elfetta sul mio letto che studia o sul davanzale che fuma e amo la mia rappresentate che difende a spada tratta qualsiasi mio diritto. Anche se non esiste, lei lo difende  . E se si irrita, telefona alla borsista

Amo lo sguardo vagamente giudicante e fulminante che aveva la mia elfetta quando sul mio display del cellulare è comparso UNO SMS! [Lo scrivo grande per quella vaga e sottile ironia che mi caratterizza  ] con il suo numero e io tremavo come una irresponsabile che ha una relazione fantastica  . L'elfetta sapeva quello che avrei fatto, quello che sarebbe successo, ma ha fatto il tifo per me e per i miei insulti notturni.

Amo le mie figlie dei fiori, che mi dicono di non fasciarmi la testa prima di rompermela e che mi abbracciano perchè sanno.

Mi piace che la mia elfetta abbia gli occhi a cuore e mi abbracci perchè le batte il cuore e mi manca il respiro.

Mi piace tutto questo.

Ora chiamo la borsista e glielo dico

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 10:53 | Permalink | commenti (4)
categoria:
lunedì, giugno 12, 2006

A' libertà
A' libertà
Pur o pappagall'
L'addà provà!

Con un posto così metti la tua vita in piazza e tutti possono dire perché, per come e per quando. E per dindirindina, tutti hanno in qualche modo ragione.
Esibizionismo?
Manie di grandezza?
Insicurezza?
Eiaculazione precoce?
Le ricette di Suor Germanta?
Chissà!
Quello che so è che per me è stato terapeutico e continua a esserlo. Che mi ha fatto conoscere persone che si sono affezionate a me e che mi parlano e con cui parlo di cose interessantissime, ad esempio di come certe madri possano costringere le figlie a girare per santuari indossando una maglia granata o di come io sia dannatamente simpatica e piena di meravigliose virtù o di come io sappia elargire consigli saggissimi riguardo la vita sessuale a giovani lesbiche
Essenzialmente, e sinceramente, per me questo posto è stato semplicemente, banalmente terapeutico. Avere un pubblico, anche indefinito, ti mette comunque di fronte al fatto che i tuoi problemi esistano, che non puoi eternamente nasconderti dietro il miracolo di quello che è uno dei più primitivi sistemi di difesa: diniego. Peggio della rimozione, peggio della scissione, peggio di molto altro. Semplicemente non c'è. Qualsiasi cosa, NON C'E'. Al rovescio è come uno schizofrenico che guarda in un angolo dove c'è solo una vecchia cassettiera ed è terrorizzato perché per lui, per dio, c'è solo e assolutamente un LEONE FEROCE, altro che cassettiera!
E' lo stesso: io omosessuale? AH! Non ci arrivavo nemmeno a formularla la domanda.
Io problematica? Io coi problemi di alcool? Io con gli istinti autodistruttivi?
Io?
Credo che mi fermassi già alla " i " e poi cominciassi a manifestare decisa indifferenza per qualsiasi cosa che si avvicinasse seppur vagamente a quella che sono.
Io che bevo che mi faccio male che faccio finta di essere etero quando tutto quello che voglio è…
…si sa cosa voglio

Probabilmente se avessi avuto persone un po' più serie accanto a me, non starei qui ad ammorbare quei 5-6 visitatori affezionati che ho con tutti i miei problemi assolutamente noiosi Perché effettivamente: qui non si fa bella scrittura, non si fanno discorsi profondi, non si fa alta letteratura né complicati discorsi politici.
Qui c'è essenzialmente una NOIA MORTALE, di una quotidianità che è quasi angosciante. L'università, la casa, i piatti, le coinquiline psicotiche, l'amore che non si capisce, mamma, papà, gli amici stronzi, i sogni banali di farsi un futuro in qualche modo, i progetti…
E' una noia mortale qui…ma sono io, mi piace che qui ci sia tutto un pezzo della mia vita e che non potrò mai cancellarlo, di cui non potrò mai pentirmi, di cui non potrò mai cancellare nemmeno un attimo. E' lo spazio dei miei fantasmi, quelli che mi perseguitano le notti che non dormo. E pazienza. Sono io.
Se oscilli pericolosamente tra una specie di autismo e una specie di versante psicotico, qualcosa devi fare. Io ho fatto questo, o altrimenti avrei passato il 90% della mia vita a dondolarmi su una poltrona a far venire il mal di mare a chiunque mi guarda e a bucarmi i palmi delle mani con le unghie tanta e la forza con cui stringo i pugni.
Io ho fatto questo. Ed è una noia mortale

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 10:10 | Permalink | commenti (4)
categoria:
lunedì, giugno 12, 2006

Non credo che usare il bastone con violenza sia la scelta più adeguata.
Pre-convenzionale,
Convenzionale,
Post-convenzionale.
Io voglio che lei agisca nell'ottica più post-convenzionale che il suo cervello possa raggiungere. Voglio che agisca nei miei confronti nel modo più * libero * che le riesce, non mi va che resti attaccata a me o che si comporti in un certo modo solo perché teme le punizioni.
Certo, sarò più che mai * assertiva *, d'altra parte non ho più nulla da perdere e tutto da guadagnare. Lo so io e soprattutto lo sa lei. Lei, invece, ha tutto da perdere. Può perdere me. E non voglio che accada.
Non è facile essere come siamo in certi luoghi. Questo lo capisco, anche perché ne ho sentite di cose assurde in giro e di genitori con le rotelle fuori posto ce ne stanno, inutile che io e i miei amichetti ci trastulliamo con il nostro fare da borghesi di mezza tacca e fingiamo di fare tutto facile. Non è facile.
Ma.
Ma questo non toglie che ci sono cose che non posso tollerare. Ci sono possibilità che posso dare, perché avrei voluto che venissero date a me, ma ci sono cose che non posso tollerare. Limiti oltre cui la mia forza non mi riesce a portare. E ok, forse anche il mio attaccamento morboso per lei
La verità è ho un'orribile concezione dell'amore e un'orribile visione romantica del mondo e delle relazioni che instauro. I problemi si superano con l'amore, col coraggio e che a quel punto, quando l'alternativa è * morire *, in qualunque senso, beh, allora tanto vale morire, ma almeno morire sul campo E' la cosa che odio di più, quando le cose vengono lasciate intentate. Il problema, poi, è capire QUANDO le cose sono intentate o no, qual è il limite tra il coraggio e il masochismo.
Con Nem l'ho capito dopo essermi fatta solo un pochino male , con lei non lo so. Ma posso confessare che ne faccio una questione romanticissima, smielosissima di * destino * ?
Sognarla la notte prima che mi chiami, sentire quella canzone mentre ero lì che tremavo di paura mentre aspettavo le sue spiegazioni, farmi venire in mente alle 5 del mattino di chiederle del suo lavoro, così, di punto in bianco…e poi conoscerci in quel modo, i nostri onomastici lo stesso giorno…che ne sapete voi di quante cose appiccicose di miele la mia testa è capace di partorire se parlo/penso/immagino di lei.
Fa male; fa male stare senza di lei, come fa male sapere che ti ha mentito anche mentre piangevi come una fontana [tu che per mesi avevi smesso di piangere dopo che con Nem ti pareva di aver versato tutte le lacrime possibili ] perché ti mancava da morire. E' un pensiero difficilmente conciliabile con l'idea di "amare qualcuno"…se non fosse che io, sottoscritta io, ho fatto/detto/pensato/mentito nello stesso identico modo con Nem. E vi giuro che potrei sostenere di averla amata eccome. Se mi avesse dato una possibilità, avrebbe avuto la sua più bella storia d'amore. Garantito dalla mia modestia

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 10:10 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, giugno 12, 2006

Ci vuole fegato per venire a letto con me? E' una bella domanda.
Onestamente, in un certo senso credo di si. Credo, però, che più probabilmente ci voglia cuore.
Ora, può essere un cuore innamorato o un cuore compassionevole, ma non vai a letto con una come me se non hai qualcosa nel cuore. Insomma, si sa come sono fatta, non è falsa modestia, ce ne vuole di fegato per farsi passare per la testa il pensiero di farsi una scopata con me, stile una botta e via. E in fondo è un vantaggio, perché così so che chi ha fatto l'amore con me, l'ha fatto con il cuore, anche perché per mia fortuna, mi si sono concesse sempre belle ragazze, il che, a ben vedere, potrebbe fare di me una sorta di latin lover
Seriamente, non ho l'arroganza di pensare che arriverò mai nella mia vita a conquistare una ragazza con le sole forme sinuose del mio corpo o con il mio sguardo affascinante e conturbante…Sono una sorta di Roger Rabbit che sta con una bambolona e tutti non riescono a capire perché…ma se glielo chiedete, lei vi risponderà - Mi fa ridere - , è quello che so fare, né più né meno
Ho una lunga vita di insulti da poter raccontare, tutti riguardanti il mio aspetto, da - Uà, sembra il Gabibbo in borghese - [avevo una t-shirt rossa] a un gruppo di ragazzetti che bussavano sullo schienale della mia sedia durante un'assemblea di istituto chiedendosi - Aò, ma il cesso è occupato? - Insomma, sentirmi dire che per venire a letto con me ci vuole fegato, non è esattamente l'insulto più geniale che abbia ascoltato in vita mia.
Però pensavo ai pro e ai contro di tutto questo. Pensavo che in fondo mi piace sapere che chi vuole stare con me non lo farà mai perché sono bona, ma mi si rivolgerà con complimenti molto più interessanti…d'altra parte, devo essere molto interessante se ho la capacità di attirare tante invidie addosso come una calamita; se ho la capacità di far pensare alla gente che la mia vita sia il centro del loro universo; se alcune persone non hanno molto altro di cui parlare se non esaminare ogni mio comportamento. Sono strana, sono quasi irritante nella mi stranezza, ma questo fa di me una persona interessante per altre persone interessanti e una persona interessante per altre persone poco interessanti.
Parlo a vanvera, ma dopo due ore di "Psiche tra i banchi" e una digestione pesantissima, cosa accidenti volete da me?

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 10:09 | Permalink | commenti
categoria:
giovedì, giugno 08, 2006

Odio le bugie. Odio le bugie non perché sia una moralista [moralista io? Sono LESBICA!! ], ma perché per anni e anni sono stata un'abilissima bugiarda e so quanto una bugia possa far soffrire qualcuno.
Così, se non fosse sufficientemente chiaro, io ODIO le bugie
Ho mentito a Nem probabilmente più di quanto abbia mentito Berlusconi agli italiani o di quanto non faccia Biscardi quando sostiene che quello è il suo colore di capelli naturale Le ho mentito in modo sistematico per 3 anni, giocando con ogni suo singolo sentimento eppure ero pronta a giurare, ed ero pronta a farlo col mio sangue, che l'amavo più di ogni altra cosa al mondo. Ovviamente l'ho persa, perché quando le ho raccontato la verità, lei non ha potuto tollerare e quando è tornata da me [per i suoi misteriosi motivi… ] non ha mai accettato l'idea di potersi tornare a fidarsi di me.
E' per questo che invece io sto tollerando le sue di bugie, per quanto mi abbiano fatto piangere molto più di quanto le mie non abbiano fatto piangere Nem [perché lei, intanto, non era certo cristallina e trovava bene come consolarsi… ]. Perché so quanto io ho desiderato che Nem desse a me quella seconda possibilità che invece non mi ha mai dato. So quanto l'ho desiderata perché so quanto in quel momento di rottura profonda che fu il sentirmi dire quel - Ti odio -, quante cose sono cambiate dentro me. Sto dando a lei la possibilità che io non ho avuto, ben consapevole che mi sto mettendo, comunque, sulle spalle altre difficoltà. Che è solo un'apparenza che è a lei che tocchi il cammino più difficile, perché qualunque cammino lei decida di fare, io sono e sarò lì. E questa paura che ho adesso addosso non è facile…perché la tenerona che è in me vorrebbe dire un milione di cose belle, ma si morde la lingua, perché non sa più * precisamente * nelle mani di chi va a metterle. Perché la tenerona che è in me ricorda pure le scene da Trainspotting di Faith che con occhi spiritati, con la maglia sporca di sangue, corre per tutta L'Aquila cercando un rifiugio. E ricorda anche le scene pietose di pianto, con le unghie conficcate nel palmo coi pugni chiusi, le testate lievi date al tavolo, i capelli avanti agli occhi, lo sguardo che fissava un angolo vuoto, le mani in faccia che neanche Di Biagio in Francia. Tenere gli occhi aperti e sentire semplicemente queste gocce di acqua salata che scendono…guardare un film con Patrick Swaize fino alle 2 di notte mentre nell'altra stanza si chiedono - Ma perché non dorme? -…e al mattino, svegliarsi con un macigno sul petto [ma sarebbe andata così per tutto il mese successivo ] e SEMPLICEMENTE presentarsi a lezione. Tornare dalla Croce Rossa per andare a casa mia a pulire il bagno e sentire le cazzate che ha da dire la mia coinquilina che ci ha rotto le palle pure quel giorno, sempre perché esiste solo lei nell'universo…ecco a chi pensava Mia Martini quando ha scritto la canzone…che onore… Fare il bagno perché quando ti crolla tutto addosso, sono le cose quotidiane quelle cui ti devi aggrappare: pulire il bagno, andare a lezione, mettere la testa sui libri…un po' di candeggina, una mano di cif-gel, tira lo sciacquone, lava lo specchio, lava a terra, prendi appunti sulla fisiologia del punto G [ironia della sorte mi è toccata la lezione più dettagliata della vita mia sull'anatomia di una vagina e sembravo proprio essere l'unica che sapeva di cosa si stesse parlando… ], fatti fare letteralmente le condoglianze dai tuoi compagni di corso che ti abbracciano neanche ti fosse morto lo zio d'America, sorridi come fai al solito quando nel tuo mondo immaginario e amigdaloideo si sta svolgendo un funerale fatto di un fiume di cadaveri cremati e vai avanti.
Prima ancora che contro la persona che amo [anche se ne avrei i diritti di darle un calcio in culo e vi assicuro che ne potrei fare un elenco che ci vorrebbero ben più di due notti per elencarli ], andrei contro me stessa se le dessi un calcio in culo. Andrei contro quello che ho vissuto io in prima persona, proprio quando avevo più o meno la sua età…andrei contro tutti i miei sforzi e contro tutto quello in cui credo. Che le persone sbagliano da morire [e io a volte sbaglio ancora adesso ], che amano da morire pure se sbagliano da morire, ma a volte possono venire colpite da un fulmine che illumina la contraddizione bastarda che c'è in tutto questo e forse rimette le cose a posto. Forse.
Appunto.
* Forse *

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 17:46 | Permalink | commenti (10)
categoria:
giovedì, giugno 08, 2006

Eh…chi lo sa qual è la parte più difficile di tutto questo adesso.
Se crederci, se ricostruire un minimo di fiducia, se avere un minimo di speranza che a questo punto le cose possano davvero cambiare un pochino o staremo sempre allo stesso punto e non cambierà un accidente e fra due settimane staremo di nuovo a farci del male per le stesse cose.
No, però, stavolta me le sono cantate tutte dalla prima all'ultima, non ho mollato neanche quando l'ho sentita piangere, perché era chiaro e netto che * qualsiasi cosa * se l'era cercata lei, io non ho fatto nulla, ha fatto tutto lei e a me non sfiora minimamente l'idea di prendermene una qualche minima responsabilità. Perché io chiedevo solo di respirare la sua stessa aria, mica di fare l'amore appese a un palo della luce con una freccia luminosa e lampeggiante che diceva "Ehi, guardate un po' qua che succede!!" e sotto un cartellino con su scritti i nostri nomi, i nostri indirizzi, il nostro albero genealogico e il codice fiscale, e inoltre un elenco delle posizioni che assumeremo nel nostro sesso estremo. E tanti ringraziamenti all'Enel ovviamente… …ho esagerato forse?
Non ci credevo stavolta. Perché quello che ha detto faceva veramente troppo male. Io una frase del genere non riesco nemmeno a concepirla, nemmeno se volessi tutto il male del mondo, io non riuscirei mai a dirle che…beh, insomma…lo sa l'universo cosa mi ha detto. E non è stato gradevole affatto Non ho la capacità, la forza. La forza di dire quello.. , ma la forza di non stare sempre più a piegare la schiena passivamente quella ce l'ho eccome, perché non posso stare qua a pensare che le cose non cambieranno e inoltre a caricarmi sulle spalle * tutti * i problemi, miei&suoi, come se nulla fosse. E' ora di finirla per me di fare la wonderwoman e allo stesso tempo sono stanca di sentirmi giudicare per quella che sono stata e per quella che a volte sono ancora, perché voglio sentirmi debole e sbagliata quante volte mi pare con la mia ragazza, perché altrimenti si che preferisco stare da sola e badare ai miei dolori da sola.
Perché lo so benissimo che lei non ha una vita normale, che la situazione è quella che è, ma io non ho MAI tirato indietro la mano e il sudore quando si trattava di combattere per lei. Non le ho chiesto mai di fare una strage dei suoi familiari né di fare una fuitina Le ho chiesto solo di mettermi al primo posto. E se dopo un anno e mezzo stiamo ancora discutendo di questi problemi, che è meglio parlare che uscirsene con questi brillanti trucchetti, che dovrei essere io al primo posto di tutto altrochè…beh…non è complicato trarre le dovute conclusioni…

Chissà cosa direbbe la Marinelli o Gordon Lawrence sul fatto che io proprio quella notte l'avevo sognata [la riempivo di quei baci che a lei piacciono tanto…e non ci vuole un genio per immaginare come mi sono svegliata ], che poi dopo poche ore lei mi aveva lisciato con noncuranza sul messanger di windows [l'unico cui ho accesso dal pc dell'università ] e che alla sera, dopo aver riferito gli accadimenti ai miei amici, mi sia ritrovata in un localino a consolare una tenerissima ragazza lasciata anche lei perché…lui non l'ama più…Grandi filosofie, piani di battaglia, scambi di esperienze personali…in una parola: * contenere *, cosa pressocchè impossibile quando le ferite sono ancora lì che sanguinano. Quando poi è apparso quel numero sul mio display, l'agitazione è partita come un terremoto, come un Billy Elliot pervaso della sua elettricità, ed è arrivata fino alla testa, gli occhi chiusi, le spalle che si dondolano velocemente. L'elfetto mi ha strappato il cellulare da meno. La scena me la sono immaginata mille volte e mille volte mi sono risposta: - Quel messaggio lo farò leggere a qualcuno che deciderà per me se è il caso che io legga o no - E quando lei era lì di fronte a me che stringeva il mio telefono fra le mani, l'ho pensato eccome di scaricare ogni responsabilità. Ma poi…poi lo so come sono fatta: camminerò attraverso il fuoco, perché che altro potrò mai fare?. Ho fatto un respiro e più o meno mi sono preparata all'idea di risentirmi dire qualcosa come - Non devi farti più sentire, mi dispiace, ma devi capire che è finita - Vallo a far capire a chi ti lascia che non è così facile prendere e staccare tutti i ponti. E allora ok, pronta all'ennesima mazzata sul cranio. Leggo. E la lettura non è stata una cosa sufficientemente chiarificatrice. Che potevo mai farmene delle spiegazioni? No, davvero, quando vi viene detto che non siete più amati, che ve ne fate delle spiegazioni? Il cuore si fa in tremila pezzettini e amen A me le spiegazioni del perché non mi amava più equivalevano a fare un'incisione a Y sul mio petto stile autopsia, rompere lo sterno con un martello e sbudellare ogni mio organo interno…Spiegazioni? Embè? Che dovevo ascoltare? Che non mi amava perché mi considera una merda? Che non può tornare con me perché…che ne so, perché non so come comportarmi; perché ho il passato che ho? Ci sarebbero milioni di motivi per cui una ragazza può lasciarmi, milioni e miliardi. Ero e sono troppo debole per sentirmeli dire. Ma lo stesso le ho chiesto cosa aveva da dirmi e l'ho ascoltata. L'ho ascoltata, non l'ho giustificata, non l'ho tollerata più di quanto non dicesse il mio cuore…e comunque, il mio cuore l'ho zittito, perché fosse per me, quando la sento piangere…o anche solo sbuffare trattenendo le lacrime…insomma…lo sapete come sono fatta…sono una tenerona…è così che funziono…ma non potevo, non potevo stare lì a prendermi le colpe che non erano mie, le responsabilità che non erano mie, e invece mi sono presa i miei "diritti" da innocente debole fidanzata, ma comunque me. E se non capisce che c'è amore anche in questo, non potrò farci niente.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 17:45 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, giugno 05, 2006

E' tutto sul muro. Un giorno alla Standa mi hanno fregata. Invece di darmi due euro di resto, mi hanno dato una vecchia mille lire a moneta. E' la stessa cosa. Sentire per un anno e mezzo frasi, parole, * qualche * fatto, e poi accorgersi che è una fregatura, è una vecchia mille lire a moneta, che tengo attaccata al muro per ricordarmi che i fessi si fanno sempre fare fessi e che le cose raramente mantengono le promesse di come appaiono.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 10:23 | Permalink | commenti (3)
categoria:
lunedì, giugno 05, 2006

C'è Guccini in Tv. Un'esperienza.
Dopo aver fatto 3 giorni giù alla Croce Rossa, torno a casa e cosa trovo? Lo stesso cesso che avevo lasciato quando me ne sono andata e in più: tutti tranne Rainy se ne sono andati, lasciando immondizia e piatti sporchi. Ma vaffanculo ma che sono venuta qua a fare la donna di servizio? Ma intanto, chi ci entrava a sedersi su quella tazza che non veniva lavata da più di una settimana? E in più: era da un giorno che Rainy&famiglia avevano la casa a loro disposizione…alto rischio di contagio chimico. Abbasso la testa e lavo il cesso, ma intanto entra la mamma di Rainy e mi dice - Eh, su' luride le altre ah? - al che, ovviamente, io rispondo dicendo che chi trova sporco lava e non c'è problema signora. E lei - Eh, ma ca' piglian' pu cul'!! Lascian' lu cess' lurid' e poi vo' atà pulì! E' questione di igienezza! - Al che rispondo che ognuno ha la sua coscienza e io la mia ce l'ho apposto. E' una troia, cerca in tutti i modi di farmi saltare i nervi e farmi inveire sulle altre, che ne avrei di che inveire, ma che devo fare? Devo sopravvivere per un altro mese e mezzo, e intanto sto cercando un appartamento per me, Cabi e Carletto, nella speranza di avere un anno un po' più sereno, senza dovermi barcamenare tra le proiezioni di una cretina immatura che non fa altro che prendere i secchi di merda che ha dentro e buttarmeli addosso. Così se lei non si trova bene a L'Aquila è perché IO le ho fatto trovare l'ambiente ostile. Se all'università non va bene è perché IO mi prendo i voti regalati Se ne esce con frasi come - Questa è pure casa mia, ho il diritto di starci! - … fino a prova contraria quella che se ne va girando di qua e di là , stando a casa il meno possibile sono IO, mica lei! Quella che pare che non può fare le cose che le spettano a casa propria, sono IO, non lei, perché sono io quella che si trova le porte della cucina o del salotto in faccia. Dico…hai 26 anni, ti posso mai insegnare io a campare? E chi cazzo sono io per insegnartelo? Nessuno, assolutamente nessuno. Ma tu non pretendere di insegnarlo a me e nemmeno di scassarmi la minchia, perché qua fino a prova contraria chi sta per cambiare casa sono io, non tu, stronza! Cioè, non solo la casa gliel'ho trovata io a questa cretina, ora me ne devo andare pure. Che cazzo. Spero che sia davvero come dice Rosa…che prima o poi il cadavere passerà per il fiume. Con tutto quello che ho per la testa, ci manca solo questa stronza. Se la sognano persino i miei amici…

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 10:22 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, giugno 05, 2006
Qual è l'ultima volta che il mio cuore ha battuto?
Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 10:21 | Permalink | commenti (2)
categoria:
lunedì, giugno 05, 2006

Passo 3 giorni giù alla Croce Rossa. Finiamo per parlare, di lei, di Nem, di quella cretina della mia coinquilina. Con il vento del vino in poppa mi escono fin troppe cose. La paura, i ricordi, i viaggi, l'idea che in fondo lei ha finito per trascinarmi nella sua passività rendendomi passiva e codarda appresso a lei, l'idea che non mi piace affatto che le persone stronze mi rendano peggiori e "stronza" appresso a loro, la fantasia che se le persone che ho amato tornassero chiedendomi aiuto, darei loro il cuore come ho sempre fatto, per quanto, poi, la notte, da sola, me lo piangerei io, per conto mio, per tutto quello che non posso/riesco ad avere, toccare, persino sfiorare. Potrei guardare, sperare, fantasticare, ma a che pro? Solo per farmi male? No, grazie, non riesco nemmeno a stare bene a casa mia a L'Aquila dove ogni minimo mio respiro è diventato motivo di giudizio e/o rimprovero [persino rispondere a citofono è diventato una questione ], non ho nessun posto dove andare e stare in pace, perché comunque, devo tornare qui. Tornare dai miei? E scaricare a casa tutta la preoccupazione? Stiamo scherzando? A mia madre è venuto pure il colpo della strega, che altro? Devo far finta di niente, ricordarmi che è la mia la coscienza che può essere a posto e andare a dormire serenamente. Carina la tattica di mettermi lo stress addosso per farmi andare male agli esami. Ma Faith deve scavare e tirare fuori la vecchia armatura da cacciatrice, anche cattiva se serve. I miei esami sono la prima cosa, la mia tesi pure. Forse vado al Gay Pride, nella speranza di riuscire a trovare i primi soggetti.
Le cicatrici sono restate, pazienza…c'è da sperare che mettendomi al sole si anneriscano un po'. Che devo fare io? Non ho le forze, le speranze, ho solo una pila di libri che mi arriva al ginocchio. E anche scrivere, come potete tranquillamente vedere; fa veramente scrivere.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 10:19 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, giugno 05, 2006

Giorno 29 maggio, finalmente qualcuno ha protestato riguardo al mio protratto portare maglie a maniche lunghe. Sono passate non so se 2 o 3 settimane, non riesco nemmeno più a portare il conto, ho totalmente perso la cognizione del tempo e dei segni sono ancora visibili. Purtroppo temo che qualche cicatrice sia destinata a restare visibile. E pazienza, di certo per ora non sono ancora presentabile. Tanto si tratta di nasconderlo solo fuori casa, perché a casa sto in camera mia a studiare, e buon-buon che cazzo me ne frega di ste quattro cretine? I miei amici, invece, so che farebbero domande, che si preoccuperebbero più di quanto non sono e non voglio, anche se forse qualcuno verrà a leggere qua, ma al che io minimizzerò con il mio solito talento recitativo. Ah, che bello essere come me. Ho molti talenti. Per esempio sto con il portatile a scrivere a letto e muovo il mouse sulla mia pancia So terrorizzare le mie amiche prima di spedirle a un esame con un calcio in culo, so cucinare piatti inventati al momento. Il problema è che mi sto accorgendo che sto pure cominciando a non sentire più il sapore dei cibi. Il che può significare due cose:
a- quello che cucino fa schifo, ma i miei amici per cortesia non me lo dicono
b- non li sento proprio più i sapori. Il che sarebbe più o meno concorde con la mia perdita di appetito; per ora mangio semplicemente perché si deve mangiare a mezzogiorno e a cena. Ma per ora la cena l'ho già quasi eliminata, così pure la colazione. Tanto con tutto questo grasso che mi avvolge…è ora di dare fondo alle scorte…

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 10:19 | Permalink | commenti (2)
categoria:
lunedì, giugno 05, 2006

Mentre mi viene mostrata una fedina finalmente regalata in una coppia un po' tormentata, a me viene da piangere. Mi tornano in mente quei momenti, seduta sul davanzale del balcone, il mare dietro, la finestra aperta, le onde in lontananza, l'orizzonte, i vestiti neri e un atto di fiducia che significava "ti do tutto quello che ho".
Il tempo di tornare a casa e diventavo il mostro assassino. Penso a quando gliela baciavo prima che uscisse dalla mia stanza, penso che passavo la notte ad annusare il suo cuscino e a dormire con il suo pupazzetto accanto a me. Io, che i pupazzetti nemmeno da piccola ne ho mai voluti. E allora cerco di ricordarmi quando è stata l'ultima volta che il mio cuore ha veramente battuto. Non riesco a ricordarmelo. Non riesco a ricordarmelo. Non so nemmeno di cosa ho bisogno, cosa servirà mai a smuovere tutto questo? Io non ce la faccio più a correre dietro a questo battito di cuore, ma che ne sarà di me se a me non ci penso io? E' questo il problema. Non posso affatto adagiarmi sull'idea che prima o poi qualcuno verrà a bussare alla porta. Stiamo parlando di me, niente è così semplice. Mi è difficile ascoltare gli altri che paragonano le loro storie con la mia. Non foss'altro che io sono gay e tu no e questo rende le cose perlomeno statisticamente un po' differenti. Così mi devo semplicemente allenare.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 10:17 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, giugno 05, 2006

So che non si dovrebbe fare, non è esattamente clinicamente valido. Mi faccio da sola [ma poi confronto le mie codifiche con quelle che mi darebbero le figlie dei fiori] l'Hamilton Scale che è una scala per valutare l'entità del disturbo depressivo.
Ho ottenuto 30.
Da 25 in su è depressione grave…
Quelli che mi fottono sono i disturbi del sonno, le idee suicidarie e ovviamente le crisi di depersonalizzazione e derealizzazione. Soprattutto per queste ultime causo nelle altre una certa preoccupazione, tanto da richiedere prima un approfondimento e poi vedermi rifilare un suggerimento fin troppo chiaro: forse è ora che vai a farti vedere. Niente di nuovo, me lo disse Nem anni fa ormai, non sono più capace di calcolarlo quel tempo, me lo sento dire ora. Così, capisco che tutto quello che ho fatto in tutto questo tempo indefinito, in fondo, non ha cambiato molto le cose. Forse è solo una mia illusione delirante, quella di stare meglio. Sto così, con le mie crisi di derealizzazione durante la notte, senza che nessuno stia qui a convincermi se è reale o no quel terrore che il mondo intorno a me possa implodere da un momento all'altro. Forse si sono spaventate, erano parecchie volte che non me lo chiedevano; ma stanotte mi hanno chiesto di restare, hanno insistito. Ma che cambia? La domanda è sempre quella, che cambia? Che dorma qui, dorma lì, che cambia? Non c'è cielo che possa far cambiare il mio cuore e nascondere il mio dolore. Semplicemente me lo tengo addosso e dentro, me lo tengo nello stomaco, me lo tengo e basta. Non passa, non c'è modo di nasconderlo, devo solo, semplicemente allenarmi a sopportarlo, con la speranza che il fisico si abitui e crei una nuova baseline. Le 4 ore di sonno, le lacrime che scendono senza preavviso, svegliarsi senza poter/saper respirare, la mancanza dell'appetito, la continua tensione psichica, devono diventare normali. Me. E' questione di allenamento. Il mio fisico l'ha perso, sedendosi sugli allori di un'illusione, quell'illusione di poter contare su qualcun'altra, un'illusione, bella e buona. Le ho dato tutto di me, ho lasciato che ogni cosa dentro me navigasse libera quando ero con lei, negli sguardi, nel parlarle, nel farci l'amore. Le ho lasciato prendere tutto. E ora non so come riprendermelo…e soprattutto a me non è rimasto più niente. Gliel'ho lasciato fare, e ora? Lei ce l'ho nella carne, è molto diverso da quello che ho passato con Nem. Io lei ce l'ho nella carne e non riesco a strapparmela via, nemmeno se mi squartassi sul serio tutta la pelle del mio corpo. Ce l'ho nella carne e non so come strapparmela via. Entrava nella mia stanza, io non la lasciavo parlare, non la lasciavo respirare, non la lasciavo posare la borsa a terra, non le facevo trovare più i vestiti, la sua aria era la mia. Lei poteva respirare attraverso me. Ero indifesa. Ero abbandonata a ogni sensazione che potessi provare attraverso le sue braccia e i suoi baci, i suoi respiri e le sue [poche] parole. E adesso non mi resta niente. Se non l'idea di mettermi in mano a qualcuno che mi aiuti a trovare un modo per tollerare questo disastro che sono e che è dentro me. Un'idea che non posso toccare almeno fino a dopo l'estate, perché fra un mese torno a casa per un tempo discreto, e se il caro dottore mi scopre un nervo, io che faccio tutta l'estate? La passo a comportarmi da cattiva bambina? Non voglio e non posso permettermelo, ho gli esami, la tesi, devo sopportare.
Campare quotidianamente con l'idea che non devo chiamare, non devo guardare quelle foto sul mio telefonino che non trovo il modo di cancellare Che devo fare? Non c'è niente da fare. Parlarne? E per ottenere cosa? Andiamo, la realtà non cambia. Scrivo qui, parlo con gli altri, io cosa posso mai fare? C'è sempre il "tornare a casa e essere assalito dal dolore". Che faccio io? E' questo, e io me lo tengo addosso.
Le foto, per esempio. Stanno là nella memoria del mio telefonino e non riesco a cancellarle. Stavo lì, nel mio menù, con quella idea assurda di non voler dimenticare il suo viso, di non…con la speranza che se lei vedesse il suo telefono vibrare con il mio numero che lampeggia, risponderebbe, carica di emozione, la stessa che proverei io se fosse lei a chiamare…invece no, niente di tutto questo. E io non posso permettermi di guardare il suo volto e sognarlo a pochi centimetri dal mio.
E' notte fonda, sono le 2, domani ho la sveglia alle 9:30, ma perché preoccuparmi troppo di dormire? Tanto, che mi addormento alle 2, alle 3, alle 4, sempre alle 7 mi sveglio.
E sempre con lo stesso terrore.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 10:15 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, giugno 05, 2006

Che bello quando il tuo relatore di tesi, persona che ammiri tantissimo ti fa i complimenti per il lavoro che tu e la tua compagna state facendo sulla tesi. Almeno questo, almeno non sto perdendo interesse sul mio lavoro.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 10:14 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, giugno 05, 2006

La festa della mia elfetta è stata un bagno di folla. Saranno girate più di 20 bottiglie di vino, tutti fuori di testa, nel cortile del Boss non si riusciva quasi a camminare. Più o meno dalle 22:30 è iniziato il delirio. Carletto è impazzito, a un certo punto ci siamo buttati sotto il tavolo con la scusa di cercare 50 euro e ci siamo messi a guardare sotto la minigonna di una tipa che alla fine era pure brutta. Poi è arrivato MarioBross, che si è dato da fare nel tentativo di toccarmi le tette. La cosa si è svolta più o meno così:
Lui: - Hai le tette grandi
Io: - Beh, si vede!
Lui: - Ma io voglio sottoscrivere!
…e quindi via con agguati stile felino, tutti per fortuna parati con destrezza Credo che quella per me sia stata la cosa più delirante della festa…Ma a uno come MarioBross non riusciresti a fargli brutto nemmeno se ci fosse riuscito a toccarmi le tette…Poi c'è stato il fare da stampella all'elfetta, proporle il cambio con le mie scarpe [anche quello è stato abbastanza delirante in realtà… ] e morire di freddo desiderando ardentemente una cocacola. Passare la serata a ringraziare di non aver mai imparato il suo numero di telefono a memoria, altrimenti mi sarei lasciata andare a uno spettacolino di tristezza infinita fatta di messaggini stupidi da stupida persona innamorata Quella persona piuttosto deve morire. Tornare a casa lucida come una maniglia di ottone, probabilmente tra le poche capace di tornare camminando sulle proprie gambe [Carletto ha vomitato fuori al cimitero…] e dormire le mie solite 4-5 ore. Ormai…è una partita persa. Posso tornare a casa pure alle 3, sempre alle 7 mi sveglio. Anzi, stanotte è stato pure peggio. Dopo aver passato la serata in giro con Carletto e la rappresentante, ed essermi addormentata verso le 2:30, ho aperto gli occhi bestemmiando alle 6. Non importa quanto possa bere o quanto no, quanto possa studiare o stancarmi fisicamente, mi sveglio dopo 4 ore e non mi riaddormento più. Perché poi nel letto arrivano i pensieri, mica un paio di braccia calde da cui farsi stringere. E i pensieri sono fatti di ricordi, di speranze che non ho più, di distillati di forza che non so più da dove spremere, di stress che invece so benissimo da dove viene e da dove non smetterà mai di venire.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 10:14 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, giugno 05, 2006

Io non capisco. Non capisco per esempio quando ci si dispiace di qualcosa ma la si fa lo stesso. E' una contraddizione, un paradosso, è un non avere le palle per affrontare le situazioni, è un codardo tirarsi indietro.
Gli eroi sono quelli che rischiano di annegare sotto un tumulto d'acqua e quando ne escono fuori sono ancora tutti belli pettinati.
Quelli come me in genere si fanno male inciampando in un marciapiede e portano i segni delle ferite di guerra su tutto il corpo.
E mai cosa fu più letterale.
E' buffo, ma forse è negazione, come con 40 gradi nessuno si chieda come mai io mi ostini a portare maglie con le maniche lunghe. Anche in quella disperazione di una notte passata sul divano ho conservato la lucidità di non spogliarmi nemmeno la notte, quando ero da sola, per non far vedere tutto quel sangue. A nessuno. E fare la donna impressionata quando per un taglietto col dito ho visto uscire un fiumicciattolo di sangue. Grande prova di recitazione. Che talento, come sempre, vogliamo scherzare?
I miei si illudono che con la mia misera votazione alla triennale ci sia una seppur vaga possibilità di ottenere la borsa di studio all'ENAM Ma si può essere più campati per aria?
E non accetto nemmeno l'idea di farmi giudicare da una mocciosetta a questo punto, che se siamo arrivate a questo punto io lo so benissimo perché. Che forse doveva accorgersene un annetto fa che non mi amava. Quando con un anello messo al dito da neanche una settimana, con tutti i crismi della stupida romantica che si veste bene e le fa una dichiarazione con il sudore sotto le ascelle dall'emozione, ebbe il barbaro coraggio di lasciarmi come nulla fosse, da un giorno all'altro.
Io almeno i miei demoni li ho affrontati, li ho messi almeno in letargo, non sono una santa e mai lo sarò, più mi guardo intorno e più sfido io a trovare qualcuno che sia seppur vagamente perfetto o che per qualche comportamento non si becchi una bella diagnosi in Asse I se non in Asse II! Io almeno i miei problemi li conosco e ci combatto tutti i giorni, anche se dei giorni perdo. Anche se dei giorni non posso fare a meno di perdere, perché perdere è il minore dei mali. Lei invece dai suoi demoni s'è lasciata sopraffare e ora ha perso. Ha perso me. O forse è quello che ha sempre voluto, chi lo sa. D'altra parte, se non fai mai un passo per combattere, è forse perché ti mancano le motivazioni per combattere. E se non ero io una motivazione, tutto questo benedetto amore dove stava?
E te ne accorgi adesso Faith?
E' che Faith non l'ha mai voluta mettere spalle al muro, perché sa benissimo quanto è dura. Quando è molto più facile stare in un angoletto a piagnucolare su quanto è cattivo il mondo piuttosto che prenderlo a testate e spaccarsi la testa, con un alto rischio di morte e un minimo rischio di successo.
E' che Faith confidava nel suo delirio di onnipotenza, quello che avrebbe fatto lentamente capire alla sua ex fidanzata che si poteva tentare di combattere, perché Faith sarebbe stata sempre lì. A piangere con lei se necessario.
E' che Faith s'era innamorata e ora muore, pregando di non innamorarsi mai più, almeno questo. A volte prega anche di non svegliarsi, almeno non così, di svegliarsi magari senza più memoria del passato e senza più capacità di acquisire nuovi ricordi, sarebbe come ricominciare ogni volta. Sarebbe vivere di una lauta pensione di invalidità in un istituto dove belle psicologhe mi somministrano in continuazione test di memoria e finire sulla nuova edizione del Pinel. Sono belle prospettive. Io neanche l'ho comprato il Pinel.
E' stato come credere in un sogno, come starci dentro, come vedere cose dove non ce ne erano, è stato pensare di avere una vita che evidentemente non sarà mai mia. E' stato come poter contare su qualcuno sempre. Quando invece non era così. Ero sola alla mia laurea, ero sola quando mio zio stava male, sono sola ora che mia madre sta male, sono sola ora che mi toccare combattere ogni giorno nel posto dove dormo e dove pago lauto affitto.
Sul calendario il 12 e il 13 del mese sono segnati fino alla fine dell'anno. Fu un grande atto di fiducia per me farlo, quella sera che mi dissi che si, lei sarà sempre mia, io l'amo, lei mi ama. E' la psicosi di una pazzia irragionevole. E' tormento.
Sono me.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 10:11 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, giugno 05, 2006

E' un buco nel petto di cui nessuno ci si accorge. E' il sangue sulla maglia che non vedi. E' il respiro che si spezza, gli occhi che si chiudono, un cadavere abbandonato in una stanza fino a notte fonda e forse anche oltre. Sangue. E' il sangue la chiave di tutto, che ribolle o che si gela nelle vene.
Un altro giorno in cui far finta di niente.
Buongiorno a tutti.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 10:11 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, giugno 05, 2006
Pensiamoci bene. Riflettiamo con cura.
Se mi fermo a guardarmi nell'ultimo mese, mi rendo conto che sarei dovuta morire e basta. Che buon dio, non è da me andare a una festa dove sono girate più o meno 20 bottiglie di vino e non tornare a casa ubriaca, ma anzi tenere la mia elfetta per un braccio per non farla sbandare troppo. Non è da me non cercare ogni minima occasione per bere, non è da me sentirmi dire che non conto più niente nella vita della persona che amo e sì, distruggermi un braccio, ma scappare via da casa mia, cercare aiuto, seppur nel bel mezzo della notte, per evitare di fare peggio. Ho cercato aiuto, lo prendo dagli sguardi [anche quelli inconsapevoli] dei miei amici, ma quando torno a casa, quando resto da sola e penso che in fondo, fra un po' potrei restare sola molto più a lungo…mi perdo. Ma per ora, anche quando mi perdo, non cedo. Solo che poi arriva quel giorno, dopo 4-5-6 giorni che dormo un paio di ore a notte, che devo bere. Non perché devo ubriacarmi, ma perché è l'unico modo che conosco, raggiungibile, per darmi un paio di ore di riposo. Mi sveglio, apro gli occhi e comincia la mia tragedia. Cerco di riempire il tempo più che posso, sto preparando 3 esami insieme, sono sempre in giro, sono sempre fuori casa, a studiare, coi miei amici, a spiegare persino esami che ho già fatto. Non posso stare da sola, altrimenti tutto mi schiaccia. Ma maturità delle maturità, penso che non posso appoggiarmi in eterno sugli altri, così a volte anche quando invece potrei, sto da sola, resto a casa, scrivo, studio, cerco di stare a letto e non sentirmi morire. Il problema è…respirare. Attualmente è la mia tragedia; mi sveglio, in completa apnea, l'aria non arriva ai polmoni, io mi sento morire, passo 3 secondi a rendermi conto di quello che è successo alla mia vita, ne passo altri 3 a pensare che no, questa volta non è come le altre volte, non tornerà, perché ha detto, in due parole, facili-facili, che non mi ama più. Cosa c'è di più semplice? Che schioccare le dita e puff, spararmi un colpo di pistola al cuore e continuare a passare la propria vita a girarsi i pollici nell'indifferenza, perché in fondo, in quest'anno e mezzo non c'è stato nulla di importante, evidentemente, se lo si può far sparire con un colpo di spugna e uno sms di a stento 10 parole.
Scusate, mi dispiace per il cinismo.
Devo cominciarmi a dispiacere anche io per un mucchio di cose.
Il sangue non è andato via dalla canottiera. Dopo due settimane tutti i segni ancora non si sono andati via. Più di un mese senza sentirmelo dire. E non poterci fare niente, vivere nell'impotenza più assoluta. Lei ha deciso sempre, il bello e il cattivo tempo. E ora mi tocca star qui in silenzio, a trattenere le lacrime quando dentro me perdo. Ma ho già perso tanto. Mi dicono di confidare negli amici, di concentrarmi su quello che è restato e non su quello che si è rovinato. Il problema è non stare a sentire quella vocina subdola che ho in un angolo del cervello, che mi dice che in fondo, le persone cambiano idee da un giorno all'altro senza troppi motivi o a volte anche con i loro bei motivi, solo che tu non te ne accorgi mai in tempo. Tu non sei di quelle persone che percepiscono in anticipo i cambiamenti, soprattutto quando ti riguardano. Ti si abbattono addosso con la violenza di una tempesta perfetta, che non ti lascia andare per quanto tu ci provi. Per non dimenticare quel tuo meraviglioso pensiero irrazionale [fino a che punto poi ] che dice che se di qualcuno si può fare a meno, quella sei tu. E ogni volta tirati fuori dalle macerie. Le forze sono…non sono inesauribili, diciamo così… Perché per me non è mai così facile lasciare andare qualcuno? Perché per me non è mai: mandare un messaggio e tirare lo scarico, dispiacendomi per carità o semplicemente sparire riflettendo? Da oggi chiamatemi "catarifrangente"…E' sempre partire, fare l'eroina de sti gran cazzi, prendere il cuore e buttarlo oltre l'ostacolo, per poi morire. Sempre e sempre. E chi ce la fa più. Riuscissi davvero a trovare le parole per descrivere la desolazione che mi porto dentro. Ogni mattina, ogni sera, ogni volta che chiudo gli occhi, semplicemente ogni volta che respiro. Devo semplicemente conviverci. Sopportare le parole inutili, la cattiveria, l'inutilità. La * desolazione * , come stato di vivere, stato della mente, stato dei pensieri, stato di me.
Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 10:09 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, giugno 05, 2006

I miei ragaSSuoli hanno dato il loro bell'esame e sono andati tutti bene
Ho fatto impazzire l'elfetta coi sensi di colpa
Cerco di tenere la mente impegnata, ma quando sono da sola è un crollo completo…e a essere onesta, a volte anche quando sto in compagnia non riesco a concentrami completamente, non riesco a rilassarmi, oggi, il mio fegato sta prendendo la via del dolore e la mia testa quella della pesantezza.
Sento dolore perpetuo, come un macigno che mi opprime il petto e non mi fa respirare; così poi mi sento svenire, senza forze, senza energia nelle gambe. Come sono stanca di tutto questo e delle persone in questa casa. Beati loro che non hanno a che pensare…io sto ogni giorno sempre peggio. Non so nemmeno di che ho bisogno, istintivamente tendo a isolarmi. Mi dico che con questa storia non posso campare in eterno addosso al buon cuore degli altri. Che mi portano qui e lì, che a volte mi stringono la mano, che mi chiedono come va…Io mi limito a rispondere - Male - e faccio un sorriso, di quelli amari che vorrebbero dirti che beh, in fondo, che altro puoi mai fare? E che altro potranno mai fare gli altri? E' successo, è un macigno tutto mio che nessuno può portare con me. Non foss'altro che non riesco minimamente ad esprimermi. E' tutto compresso in fondo allo stomaco, probabilmente dove c'è questo maledetto macigno. Stanca delle sciocchezze, stanca di tutto, stanca; senza forze. Devi riprenderti, mi dicono. Ok, ok, mi riprenderò…forse, magari, un giorno, chi lo sa…o almeno chi lo sa * come * . Ogni giorno devo combattere con questo e altro schifo, con quelle quattro righe che mi tormentano e queste facce di cazzo che mi circondano, con questo silenzio che mi attanaglia i respiri e questi mormorii di pettegolezzi che sono la colonna sonora della mia vita in casa. Ogni giorno. E così a volte mi ritrovo a sentire dentro me la paura che all'improvviso i miei amici qui mi voltino le spalle come è già successo.
Scherzando, la rappresentante mi ha detto che non andrebbe via da me finché io non la caccio. Ripenso alle parole. Per sempre; senza te non posso stare; da quando ti ho incontrata …amici, (simil)parenti e serpenti. La gente cambia miracolosamente idea da giorno all'altro, è strano. Non è necessario comportarsi bene o male, non cambiano molto le cose. La gente parla, la gente ti lascia, la gente ti giudica, la gente agisce con strane percezioni, strane intenzioni, strane parole, strane facce, strane lune. Strano, strano tutto, imprevedibile, strano. Arrogante, patetico, vittimistico. Ho paura anche di perdere quel poco che ho, quel po' che mi tiene ancora ancorata qui, in qualche modo. La paura di un prof. stronzo [per la cronaca Di Berardino ] che per quanto puoi studiare ti guarderà con quell'aria saccente e una gigantesca ruota da pavone mentre ti dice - Beh, signorina, le sta bene un 24? - E allora tanto valeva dirgli le ricette di Suor Germana, che almeno tornava a casa e sapeva farsi un bel piatto di matriciana come si deve, che magari, quello si che gli cambiava l'umore. Sono i miei amici, che mi vogliono bene, che gli piace passare il tempo con me, che mi prendono in giro, che ridono delle mie cazzate, che a volte mi abbracciano, che si scandalizzano quando gli racconto delle cazzate che succedono a casa mia. E se perdessi tutto questo? La mia sicurezza nello studio, i miei amici qui, tutte le mie forze, che fine potrei mai fare? Tutto può capovolgersi da un momento all'altro, è una cosa di cui sono ben consapevole e che odio. Vorrei avere un punto fermo, sentire che è * davvero * un punto fermo, sentirlo con quel processo primario un po' irrazionale, che mi permetta di poggiare la testa e riposarmi. Sentirmi al sicuro, perché ha detto bene - Altro che proteggere tu, sei tu che hai bisogno di protezione - E' vero. Ma se nessuno mi protegge [ma anzi, è il contrario] che posso mai fare se non disintegrarmi in un raggio fotonico e sotterrare il corpo ancora vivo aspettando che diventi cadavere a forza di buttargli terra in gola e scaraventargli picconate sul cranio?
Imparerò.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 10:07 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, giugno 05, 2006

Il tempo.
Quanto può essere diverso il valore che prende il tempo.
Quanto tempo avrà impiegato lei per scrivere quelle quattro parole che mi hanno distrutto la vita?
2-3 minuti?
Un ticchettare di tasti vago e ben pensato per scaricarsi la coscienza.
Invece io quanto ci ho messo?
Ci ho messo le 7 ore di viaggio in treno, le attese eterne fissando la porta della mia stanza d'albergo, il cuore calmato ogni volta che non mi voleva da lei.
Perché lei dice che non la mettevo al primo posto.
Ma io al primo posto per lei mi ci sono mai sentita? Certo che no, e gliel'ho detto, ma lei ha sempre fatto finta di non capire e io ho fatto finta di non sentire, nella masochistica speranza che un giorno avrebbe capito.
Invece prima la sua famiglia, poi l'università e il lavoro, poi forse qualche volta c'ero io.
Ma la proiezione è un gran meccanismo di difesa, serve a scaricarsi la coscienza per non farci vedere i nostri errori. Così ero io; la colpa è tutta mia.
Ma io a questo non ci penso. Quello a cui penso è che non vivo più, che non importa quanto i miei amici qui si preoccupino per me, sono le 11:08 del mattino e io tracanno birra perché ho passato le ultime 18 ore a letto senza riuscire a dormire, ma anche senza riuscire a respirare, a pensare, a fare qualsiasi cosa. E vi giuro su quanto ho di più caro che non sarei mai voluta arrivare a questo, perché per me è solo un altro dei miei mille fallimenti, ma il mio fisico non ce la faceva a passare un altro giorno così. Almeno gli do 6-7 ore di tregua.
Perché tutto il giorno, tutto il tempo lo passo a ricacciare giù nello stomaco il veleno, a impormi di non pensare, perché se penso, mi sento morire. Almeno così mi do una parvenza di decenza, ma tanto prima o poi crollo. Ma non posso sempre andare a rifugiarmi a casa della gente, non posso farlo per sempre. Così devo abituarmi a viverci da sola, devo abituarmi da sola a farmi distruggere con rassegnazione da tutto questo dolore senza nome. Senza poterci fare niente, come sempre, facendomelo semplicemente crollare addosso, ben consapevole che non sarà mai la casa di un tempo, ma la forza di ricostruire, scusate, ma quella non ce l'ho. E non so se ce l'avrò per molto tempo. Nessuno si chiede perché con tutto questo dannato caldo io mi ostini a portare felpe e maniche ostentate fino ai polsi. Persino con la maglia sporca di sangue sui polsi nessuno si è reso conto di niente. E poi faccio la tipa impressionabile quando per sbaglio mi taglio un dito a una festa e la rappresentante mi porta in bagno a far scorrere il sangue. Mi vuole alzare la manica per non farmi fare il bagno, non mi ricordo nemmeno con quale scusa assurda ho tirato giù la manica prima che potesse rendersi conto.
Ma io non ce la faccio. Non ce la faccio a far nulla, sto in mezzo alla gente e mi viene da piangere, la mia elfetta mi mette la testa sulle ginocchia e mi chiede perdono che mi ha lasciata da sola. Le dico che se lei è felice a me non importa di null'altro. E' vero. Ma vedere i suoi occhi innamorati mi distrugge dentro. Perché mi ricordano i miei, perché so che dovrò chiuderli per molto tempo. Perché è dura guardarsi intorno e sapere di non potersi mai permettere di desiderare, nemmeno di sfiorare con lo sguardo qualcosa di bello.
A volte bere la birra dal bicchiere mi va senso, perché ho sempre l'impressione che puzzi del mio vomito. La verità è che il mio vomito puzza di birra, non che la birra puzza del mio vomito.
Non posso desiderare, non posso sperare, non devo fare altro che stare in silenzio, perché se anche parlassi, chi ascolterebbe, chi vorrebbe quello che ho dentro? Quello che ho dentro l'avevo dato a lei per la prima volta e lei non ha capito. Non ha capito quanto è stata dura per me accettare l'idea di mostrami indifesa davanti a qualcuno, quanto ero felice e sicura che lei non me ne avrebbe fatta pentire. E invece mi guardo dove sono ora, che se solo riporto il pensiero a quei momenti, mi tremano le gambe, vorrei distruggere tutto quello che mi capita a tiro. Vorrei essere morta, per smetterla di sentire che i miei polmoni non ce la fanno più a farmi respirare. Per non sentire più lo schifo che mi faccio, per non ricordare tutto, per non doverci più convivere, per non dover più stare ad ascoltare le fesserie di chi non solo ha qualcuno su chi contare, ma ha anche chi si fa avanti all'infinito per non lasciarlo da solo.
Sono io, sono una tenerona che pur di sopravvivere deve far finta di non esserlo, che porterà per sempre indelebili segni, e che, qualsiasi cosa faccia, morirà. E' il destino che tocca a tutti no? E allora perché affannarmi tanto sulla strada più difficile della rettitudine che a nulla mi porta se non a un infinito dolore con cui costringermi a convivere? E che ne so. Dovere etico, morale, bah. Morirò comunque tanto.
Fanculo.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 10:06 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, giugno 05, 2006

Il processo mentale è lo stesso, è un film già visto e rivisto per tutti gli ultimi anni della mia vita.
La mia mente produce un mio pensiero per lei. La mia mente si zittisce conoscendo chiaramente già la sua risposta, che può variare da:
a- mi hai rotto i cojoni
b- silenzio [probabile, conoscendo il soggetto]
c- sto con un'altra [o altro, che ne sai, la gente è strana…]
d- non l'hai capito che è finita!?!

così tutti i pensieri si cancellano, la testa si piega appena un po' di più verso sinistra e gli occhi riprendono a scorrere sulle righe del libro. Il 15 giugno ho intenzione di fare due esami lo stesso giorno. E di non staccare la testa dai libri almeno fino al 3 ottobre, giorno dell'esame con l'amato Jannini.
- Non ci sono solo i libri, non dimenticarlo! - …e chi se lo scorda Se mi scordassi tutto il resto della vita e avessi solo i miei libri andrebbe tutto bene.
E invece?
I genitori di Rainy si trattengono almeno fino al ponte del 2 giugno e il mio padrone di casa non mi ha ancora detto se la caccia di casa il mese prossimo e [che non si sa mai] se la conferma a me la casa, che con questi chiari di luna, non si può mai sapere
Mia madre è stata capace di farmi una telefonata di 2 minuti e 38 secondi e ridurmi alle lacrime [ovviamente trattenute al modico prezzo di un'ulcera galoppante, ma tanto non credo di vivere ancora a lungo di questo passo].
Mi sveglio 3 volte a notte in piena aria prepsicotica, terrorizzata che il mondo stia per finire, che io stia per morire, poi mi guardo attorno, tutto sembra normale e cerco di riprendere a dormire, ma in genere, dopo le 5 ore di sonno desisto dal mesto tentativo di fare una vera dormita e mi alzo. Faccio la mia triste colazione, cerco i libri, pulisco il bagno, giusto per non dimenticarmi che ti crolla il mondo addosso, ma le rotture di cazzo quotidiane non passano mai.
E tutto questo scrivere è assolutamente inutile. Non riesco nemmeno a riconoscere quello che ho in testa, non riesco nemmeno a esprimere minimamente quello che ho dentro, che non lo so. Se mi sento morire quando sono da sola, se sono semplicemente rimbambita dal dolore che mi sembro un mostro catatonico, se sono così brava a nascondere il mio dolore agli altri che non me ne accorgo neanche io. Se questi libri sono semplicemente tutto quello che ho. Se non vale niente. Se sto davvero perdendo tutti i miei ricordi, bisogni e desideri.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 10:04 | Permalink | commenti
categoria: