Visto che finalmente ho imparato la mia importantissima lezione di vita, l'indirizzo per msn ritorna ad essere:
La mia vita da oggi è profondamente cambiata.
Visto che finalmente ho imparato la mia importantissima lezione di vita, l'indirizzo per msn ritorna ad essere:
La mia vita da oggi è profondamente cambiata.
Disciplina e autodisciplina, infatti, significa ottundere i desideri. Non li ascolto per far finta di non averli, perchè ogni volta che ne ho avuti, ci sono semplicemente rimasta sotto.
Le cose saranno due: o i miei desideri sono sproporzionati o su certe cose non ci devo sperare punto e basta.
Per esempio: che ne so, che una certa ragazza venga da me dicendo - Eh, si mi converto per te! - non mi permetto nemmeno di sperarlo nei miei sogni più sfrenati.
Ma ormai non posso nemmeno più desiderare di potermi lasciare andare quando per esempio ti dicono che ti vogliono bene, che ci tengono.
Perchè non posso, perchè non va, non funziona.
Coartare, coartare qualsiasi cosa, qualsiasi slancio.
E sapere un'altra cosa.
Che la mia sbruffonaggine, il mio prendere rischi continuamente viene da un falso sè che semplicemente comprime tutto il dolore che c'è sotto.
Il mio rischio, quello con la erre maiuscola, me lo sono già preso. E quello sì che poteva distruggermi. Me lo sono preso seduta su un maledetto scalino di una saracinesca, ad aspettare un telefonino spento.
Non ho pianto allora.
Non vedo perchè alla fine dei conti dovrei piangere per un esame andato male, per un amico che ti tradisce o per questo senso di solitudine e vuoto che mi porto dentro.
Perchè dovrei farlo? Non ha senso, non ha valore, non ha nulla, non c'è nulla per cui piangere.
Sono una nomade, senza radici, vivo massacrata da un presente fatto di ricordi intrusivi e da un mucchio di cose inutili.
*Razionalmente* cerco di tenere vivo quel minimo di cuore e trovo quei trenta secondi di pace quando lei appoggia la testa sulla mia spalla e si fa accarezzare. Ma non posso certo lasciarmi andare a una cosa del genere. E' essa stessa una finzione. Sono io che gioco, che creo e distruggo la realtà nella mia testa. Che faccio finta di stare bene, di respirare.
Come in "A beautiful mind"...le allucinazioni non gli erano passate. Semplicemente smise di dar loro ascolto perchè erano *illogiche.
Con il tempo, poi, magari...la vecchiaia fa miracoli no? 
D'altra parte, questo, il mio, è vittimismo puro e fastidioso, ma è risaputo che le persone come me funzionano a compartimenti stagni. Quotidianamente la mia finzione viene su e tutti a spellarsi le mani applaudendo. Quando ho voglia di scrivere è semplicemente per constatare tutta la finzione che sento. Dentro me e intorno a me, in un mucchio di cose su cui poso lo sguardo.
Sono gioviale, sono simpatica e faccio ridere.
Sono forte, tanto da farmi mettere dentro tutto il dolore che serve. Quando serve.
Poi che importa se passo le notti senza riuscire a chiudere occhio? senza nemmeno riuscire a pensare. Solo con questa sensazione di essere fuori dal mio corpo, di cuore che scoppia nel petto, di qualcosa che si ribella...ma ho imparato a controllare anche questo. E' come quando sei sbronzo e non puoi vomitare, perchè non è proprio il momento per vomitare.
Così come me ne stavo immobile a letto, continuando a pensare che il sudore gelido che mi scendeva dappertutto era comunque una buona cosa, perchè cacciavo fuori tossine, e serravo la bocca per non farmi minimamente sfiorare dall'idea di vomitare, così mi pianto in mezzo al letto e aspetto che passi.
In un modo o nell'altro passa sempre. Viene ora di svegliarsi [o più probabilmente la pazza del piano di sotto ha cominciato a cantare
] e si inizia un'altra giornata.
Credo che quello che penso nel profondo, seguendo la mia solita logica, è che se ha fatto una scelta, semplicemente voleva dire che per me non ne valeva la pena. E la *pena*, invece, è ciò che non mi ha lasciata da sola in quell'albergo.
Tante ore di treno, tanti giorni passati a urlare al nulla e poi lei. E io non sono di quelle eterne insoddisfatte, di quelle che se trovano una brava persona con cui stare improvvisamente si dicono - Oh, è troppo buona per me - COL CAVOLO! Se trovo qualcosa, io me lo tengo stretto con tutte le forze.
Semplicemente non ha funzionato perchè ha fatto una scelta.
E quella scelta non ero io. Non era *noi* . Ammesso che dire "noi" valesse per lei e non solo per me.
Ma nel profondo, io me ne prendo tutte le colpe. L'*odio* che dico di provare per lei, è odio per me. Ed è facile vederlo, dai miei numerosi tentativi di distruggere quello in cui credo, quello che ho intorno, dal mio manipolare le persone, per arrivare alla sera e dire: - Ecco. Ora si. Ora tutto torna -
Perchè l'odio che ho, è per me. Quando mi hanno detto - Dacci il numero, che chiamiamo a casa e diciamo quattro cosette alla mamma! - perchè qualcuno non ce la fa più a vedermi in questo stato, mi sono sempre rifiutata di andare a cercare il suo numero tra le nostre vecchie carte. E quando ci ho messo mano, in quelle vecchie carte, non era certo per trovare il numero. Era per farmi male. Per vedere quanto potevo soffrire, quanto potevo recitare dopo, se potevo mettermi a ridere di nuovo ed essere credibile.
Mi sono lavata le mani e ho fatto un paio di battutine. Ho sorriso e tutti ci sono caduti.
In fondo sono solo "maledette" cose, sono solo le mie illusioni. Parole scritte che non devono avere più valore, perchè il motivo per cui sono state scritte...anzi...il motivo per cui sono state lette...quello...non è mai esistito.
Non ricordo nemmeno i pensieri che avevo.
Come facevo ad amarla e non a provare la rabbia feroce che ho adesso.
Non ricordo cosa mi teneva attaccata a lei.
Ma se c'è tanta rabbia, sarà semplicemente il rovescio della medaglia di qualcosa che ha avuto la forza di spingermi ad andare lì senza sapere nè dove nè come.
Nemmeno con una cartina in mano, ma solo con me stessa e qualche indicazione ricavata dalla guida michelin.
A questo punto, quanto avrei voluto che da quella casa non ci fosse scesa. Che avesse avuto l'onestà di guardarsi dentro allora e non darmi dei ricordi con cui battagliare tutte le notti, dei ricordi con cui ferirmi tutte le notti, dei ricordi che mi hanno impantanato la vita.
Perchè era questo che le chiedevo, non la pietà che mi ha dato. Quella di dire - Mi dispiaceva lasciarti lì, dopo tutte quelle ore di treno -
Ha avuto il coraggio di ripeterlo ancora e ancora. Senza nemmeno rendersi conto di quanto una frase del genere può lacerare il cuore e insultare il coraggio e l'incoscienza di un amore forse troppo adolescenziale.
E' difficile restare con quelle domande senza risposta.
E' difficile resistere alla tentazione di darsi addosso, di dirsi che sì, in fondo, doveva essere proprio colpa mia. E provare a fare l'elenco delle proprie colpe.
Provare a pensare alle colpe che lei farebbe a me.
Diceva:
che sono arrogante.
che non capivo.
che si doveva fare sempre come dicevo io.
che le facevo pesare il fatto di essere laureata.
che mi piacevano altre ragazze.
che potevo sparire.
che non mi amava.
che la psicanalizzavo.
che mi amava troppo.
Questa storia del "ti amo troppo" me la sono sentita dire un po' troppo spesso per credere che sia vera. Comincio a pensare che sia il contentino per mollare una e non farle male.
Quelle frasi insulse del tipo: - Non amerò nessuno come te - oppure - Ti amo troppo, non so come fare - . E la peggiore - Spero che tu possa trovare qualcuno che meriti il tuo amore -
Tutte me le sono sentite dire.
Ma intanto.
Di cotanto amore non si è capito bene che fine faccia. Perchè poi il problema è Palermo, che tu lo sai che in una città del genere...eh, come si fa?
Il problema? Che ha pianto tra le mie braccia dicendo che aveva paura della reazione dei suoi. E poi è diventato il calcetto, l'università e la palestra.
Poi è diventato: meglio la mia non-vita che stare con te. E in fondo, penso che se si fa una scelta del genere, devo essere proprio una merdaccia. E qualche prova a sostegno di questa teoria posso pure trovarla.
Vogliamo parlare del mio carattere? Della mia razionalità eccessiva e quasi vulcaniana? Vogliamo parlare di quanto sono saccente e arrogante? Di quanto sono presuntuosa? Di quante cicatrici ho sul braccio? E di quanti brutti pensieri mi prendano certe volte?
E se anche non fossero vere tutte queste cose, ormai il mio obiettivo è farne diventare vere altre.
Svendere le mie passioni. Potevo rifiutare quei soldi perchè io non ne ho mai presi per le ripetizioni. Potevo rifiutarli davvero. E invece non l'ho fatto. Per vedere se mi facevo sufficientemente schifo da pensare - Ecco, sarà per questo che si preferisce la non-vita a te -
Le dico:
- Indovina quanto! -
mi risponde
- CENTO! -
pensando di spararla grossa.
Le faccio 
Mi guarda stupida
- Centocinquanta? -

- Di più? -

- 200?

- Di più?

Poi glielo dico io.
E mi odio.
E poi oggi mentre eravamo in cucina a parlare, mi rendo conto che a parlare di lei mi trema ancora la voce. Che non lo controllo, mi trema e basta.
E mi odio. Mi odio tanto che vorrei farmi male davvero, vorrei prendere a testate il muro.
Perchè è passato quasi un anno. E io ancora me la sogno la notte. Ancora in fondo al mio cuore c'è il desiderio.
Solo che per me, le stelle non cadono, e se cadessero, i miei desideri non si avvererebbero come i suoi.
I miei desideri non contano. Non sono mai contati. Non conteranno. Non hanno valore.
Non ne hanno mai avuto.
Solita sera.
Gli innamorati che poi diventano ex, riescono sempre a sperimentare modi meravigliosi per ferirsi. E sono gli unici, anche quelli, come la passione, appartengono alla coppia e a nessun altro. Svelo il mistero della lampada.
La tensione è salita a poco a poco, finchè non decido di farcela esplodere fra le mani, perchè è inutile girarci intorno, è la verità che bisogna affrontare.
Quella verità con cui devi importi di sopravvivere, perchè tu non puoi farci niente. E' successo, è arrivato quel momento che mai avresti voluto. E' successo che l'hai dovuto lasciare perchè ormai non c'era nient'altro che si potesse fare.
Amare con tutto se stessi ma soffrire da morire. Soffrire di essere messi sempre dietro a qualcos'altro [vediamo
il calcetto? l'università? la palestra? ah si, lo so che erano tutte scuse...oppure no?
], soffrire perchè si è provato in tutti i modi. Ma se nasci tondo, proprio quadrato non ci puoi morire.
Accettare la ferita [narcisistica?] che il proprio amore, per quanto infinito, non basta a cambiare il mondo. Anzi, che il proprio amore è proprio inutile per il mondo.
Aspettare in in angolo un gesto, pur sapendo che ormai non c'è *nessun* gesto che possa cambiare le cose, mettere i pezzi a posto.
Scoppia in lacrime. Me la stringo forte sulla camicia. Le dico - Respira...respira - E' l'aria che ti passa attraverso, che se la senti puoi sperare che prima o poi tornerai a sentire la vita, dentro.
Non so quanto l'ho tenuta così...a me sembrava un'eternità. Dentro mi sentivo smuovere tutto, ho lasciato che mettesse dentro di me tutto il male che sentiva.
Qualcuno l'ha capito giorni prima che stavo soffrendo anche io, come se rivivessi tutto daccapo...mi ha detto - A te fa male sentire queste cose eh? -
Ho alzato le spalle. Cosa potrei fare? Dirle che non sono in condizione di starle vicino?
Forse è vero, non sono in condizione. Ma quante altre volte non ero in condizione e ce l'ho fatta comunque?
I due giorni successivi li ho passati stando male di stomaco, come se dovessi buttare tutto fuori, tutta quella melma insana.
Tanto non ci sono parole che puoi dirle. E se domando, risponde come risponderei e come rispondo io da 2 anni ormai [con quella fasulla pausa di un paio di mesi
] - Va bene, non preoccuparti, va tutto bene -
Tanto non è di tutti fermarsi a guardare gli occhi.
E' inquietante.
Quando ti lasci andare alle passioni putride, quelle che ti autodistruggono, quelle che fanno attaccare le persone ai barattoli di nutella, quelle che a qualcun altro fanno sperimentare lamette su lamette, dolore su dolore.
Scende dalla macchina, la guardo.
Le dico - Oggi sei diversa, c'è qualcosa di diverso -
Scopri che si è abbandonata.
E ieri ancora, lo stesso. La stessa aura intorno a lei e lo stesso abbandono poche ore prima.
Dover convivere col dolore perenne che niente, NIENTE, NIENTE potrebbe far cambiare le cose.
Non c'è parola, non c'è gesto, non c'è urla, silenzio o imprecazione che possa realizzare i tuoi desideri.
Non è che uno è stanco perchè chissà quale maratona ha fatto.
Uno è stanco e basta, è stanco di pensare, di avere la mente sempre in attività. Ma se non faccio così, mi sento crollare tutto addosso.
Così il semplice fatto che mia mamma mi ricordi che ho 25 anni alla prossima befana, mi mette in crisi. Mi fa guardare intorno e non trovarci praticamente ninete, se non una serie di comportamenti assurdi e una miriade di difetti.
E delle persone intorno che mi dicono - Se non diventi qualcuno, ti vengo a cercare e ti picchio - oppure - Ormai ti si aprono una serie di prospettive -
Ah si? A me non risulta. Preso il mio pezzo di carta con la mia vergognosa media, non mi si aprirà proprio un bell'accidente.
L'unica cosa cui andrò incontro sarà la pura incertezza, il dover, di nuovo, cambiare tutto, la diaspora degli amici, chi vuole andare in Toscana [mentre io faccio le macumbe per portarla con me a Roma], chi non sa se alla fine verrà con me a Roma, io non lo so se alla fine voglio veramente scappare a Roma per cercare di scrollarmi questa opacità da dosso.
So solo che mi guardo e vedo nitidamente l'unica cosa che mi è davvero successa quest'anno.
Sono diventata sporca. Sono corrotta, quello che ho imparato a fare è vendermi.
A vendere le mie passioni, perchè non riesco a trovare con chi dividerle, non riesco più a trovare nemmeno il modo di esprimerle, così le vendo.
A lei è difficile spiegare quanto disprezzo riesca a procurarmi questo mio modo di fare e come me lo faccio volontariamente. Lei mi guarda con gli occhioni a Bambi e mi dice che devo pensare ai pro...me lo scrive pure sul braccio. Mi dice che in fondo non ho fatto niente di male, che anzi, per la fatica e l'impegno che ci ho messo me lo meritavo anche.
Dovrebbe essere così, ma attualmente preferisco di gran lunga disprezzarmi. Rende le cose molto più semplici. Dà risposte a molte domande che se non hanno una risposta diventano fastidiose se non insopportabili.
Sono diventata una persona peggiore. L'altro giorno mi hanno chiamata - Giovane donna in carriera - A parte che per essere in carriera devi cominciare ad avere uno stipendio e io non ce l'ho
ma è tutto quello che non avrei mai voluto essere.
Agli esami i professori ormai si scocciano di interrogarmi. All'ultimo che ho fatto mercoledì ad un certo punto la prof ha chiamato una sua tesista e mi ha chiesto di spiegarle delle cose...lei era pure carina, io ci ho fatto un figurone, ci ho preso il solito trenta e lode e la ragazzina si è presa anche il numero di telefono e mi ha persino toccata
Ma ovviamente non ha chiamato 
Corriamo a Piazzetta d'Armi. Sono in condizioni vergognose di fiato, come sempre...
Ho la mia musica nelle orecchie, penso...cerco di mettermi in contatto con le mie sensazioni, di pensare, di ragionare, di ripetermi che devo mantenere un controllo, altrimenti sono guai.
Guai...
Mi raggiungono, mi dicono - L'hai vista? Non si sente bene -
La cerco, con la vista offuscata più di quella di una talpa, stringo gli occhi, cerco indizi. La trovo, la riconosco, provo a correrle appresso molto oltre il mio fiato.
Provo orrore. Dà le risposte che darei io. Provo orrore all'idea che possa anche solo avvicinarsi a quello che sono io, penso giorno e notte a come fare per evitarlo.
Ma è un mio desiderio, non un mio compito. Mi mancano ovviamente gli strumenti per fare qualsiasi cosa al riguardo.
Mi guarda, mi dice - Che hai? -
- Niente -
- Eh, niente...guarda che occhi che hai -
Mi ha sempre capita dagli occhi e mi sconvolge ogni volta, perchè vorrei evitarlo, perchè sono le mie recite che mi tengono in piedi, perchè ora non ho per niente la forza di tollerare una domanda fatta con quel tono, con quell'ansia, con quell'interesse.
Sono sensazioni, emozioni forti, che non ho più la capacità di tollerare.
Rileggo le ultime cose scritte che ho della mia ex.
Mi viene da vomitare mi scendono ancora le lacrime, perdo il controllo. Sto perdendo il controllo di tutto. Dovevo seguire il consiglio. Non prenderlo quel treno, mi avevano detto di non farlo.
In fondo è vero, la mia ostinazione sta nel vedere se anche questa volta posso farcela a superarla. Se anche questa volta posso reggere. Se anche questa volta.
O piuttosto se ce la faccio a massacrarmi tanto da morire.
A volte ci penso, che dovrei dirle tutta la verità, dirle: - E' tutto troppo forte, non ce la faccio a sublimare anche te. Con te io lo perdo il controllo -
Ma è complicato...mi dice - Ora ho 3 punti fermi nella mia vita. Uno sei tu - e non posso abbandonarla ora.
Forse un giorno...ma ora no. Un giorno farò come ho visto fare a tante persone...prenderò e girerò i tacchi, senza dare una scusa.
Entra nella mia stanza con una magliettina minimal [questa si
] bianca, che sotto si può immaginare tutto come diceva la canzone...
Gli occhi, sono gli occhi che fanno male. E' che all'improvviso, invece del solito bacetto sfuggente del buongiorno, mi stringe e si fa abbracciare.
A tavola gioca coi coltelli e glieli tolgo da mano. Non so perchè lo fa, non so se è consapevole, se è inconsapevole o se è una mia proiezione.
So solo che glieli tolgo da mano perchè stamattina mi sono svegliata con una pessima sensazione: non può diventare come me. Ho paura che diventi come me, ho paura che reagisca come me, che si annulli, che si schiacci, che scappi via, che non capisca più cosa deve fare.
Che all'improvviso si svuoti, come me.
Non voglio che accada.
Siede sulla punta del mio letto mentre scrivo al pc. Abbandona la testa sullo spigolo della scrivania.
Se le dico - Che c'è? - lo sa che non ho bisogno di una risposta, ma solo di farle sapere che ci sono.
La tratto come i gatti, l'accarezzo dietro le orecchie e la bacio in fronte. E' tutto quello che posso fare.
Oltre che trovarle un Nero Perugina, che pare che a L'Aquila nessun cazzo di supermarket ce l'ha! 
Eppure a volte fa malissimo...se non la vedo per troppo tempo, perchè rende chiarissima la sensazione di vuoto dentro, di tutte le mie sensazioni che sono sparite.
Me lo ricordo troppo bene. Perchè era la cosa di cui a quel tempo avevo più paura. Quando eravamo ancora lì a fare picci-picci, prima che io facessi uno dei miei soliti colpi di testa e in due giorni organizzassi il viaggio per Messina, le dissi:
- Per favore, se ci fidanziamo, a me va bene, benissimo. Poi non fa niente che ci lasciamo. Però promettimi che non ci lasciamo pure se ci vogliamo ancora bene -
Lo ammetto che la frase è un po' complicata da capire...lei ovviamente non si è lasciata scappare l'occasione per fare probabilmente la prima delle mille promesse che ha fatto e poi ha evitato accuratamente di mantenere 
E adesso che a lei vedo fare la stessa cosa, patire lo stesso tormento, quando l'ami e pensi che ti ama anche l'altra persona e che cavolo, come fa a finire? E invece ci sono tutti i motivi per farla finire, perchè non ci si "acchiappa" , perchè lo vedi che non è futuro, lo vedi che tu parli ed è come se tu fossi in cima alla Torre di Babele e l'altra persona in fondo...che magari non ha nemmeno tutto questo grande orecchio già per carpire i suoni, figurarsi per parlare una lingua che non è la sua.
Lo vedo in lei. Ed è il dolore peggiore. Sono tutti i tuoi sacrifici che ti chiedi che fine abbiano fatto, tutto quello in cui avevi riposto la tua fiducia che non c'è...e allora decidi di finirla.
La finisci perchè paradossalmente tutto quell'amore che ti porti dentro ti fa semplicemente stare troppo male.
Così non vuoi sentire più nessuno, non vuoi più saperne.
Dall'altra parte pianti, minacce, odio e amore che poi si sa, è solo amore [io nemmeno questo "piacere" ho avuto. Per lei è stato sempre tutto molto semplice ]. Io odio vederla piangere. Rivivo il mio dolore, tanto forte da farmi salire l'acido dallo stomaco, e vedo piangere lei e davvero non lo sopporto. E' un dolore che so da dove nasce ed è un dolore che non voglio vedere, non in lei.
Ma io non potrò mai farci niente, se non farla sentire semplicemente sicura della mia presenza. E fare la cosa che so fare di più. Rispettare le sue scelte. Per me è più facile che per altri in questa situazione.
Mi dicono - Eh, tu cazzo faresti sempre <<Via il cerotto via il dolore>> -
E che altro avrei dovuto fare? Aspettare un cambiamento che non avverrà mai nella storia?
Che momento del cazzo. Questa faccenda merita qualche riflessione in più. Compensati in dieci giorni sono successe una serie di cose allucinanti.
Cominciamo innanzitutto dalla fatica mentale che mi ha richiesto l'esame di Ferrara. La materia più noiosa che abbia mai studiato in vita mia, una cosa che non si spiega. Solo il titolo mette i brividi: PSICOFISIOLOGIA DEL SONNO E DEL SOGNO.
Ora so tutto sul sonno degli animali. Cosa devo farmene non lo so. So solo che con il Boss ci avevo ampiamente ridacchiato sulla storia dell'echidna e guarda un po' te...all'esame giusto l'echidna mi ha chiesto.
La maggioranza di voi probabilmente nemmeno sa cos'è l'echidna. A me ricordava qualche mostro di Xena, pensate un po' 
Due giorni prima dell'esame, l'esimio Michele ci ha detto che tre di noi del gruppo dovevano anticiparsi al giorno prima.
Così annoiata dal ripetere e ripetere e ripetere ancora, senza pensarci [senza pensarci in maniera inquietante direi
] mi sono fatta subito avanti io. Poi le ragazze mi sono venute appresso.
Lei ho provato a portarla mano-nella-mano con me, ma non ce l'ha fatta. Si è seduta lì e si è fatta prendere dal panico.
Io mi sono guadagnata il solito 30, che poi è diventato 30 e lode in modo piuttosto imbarazzante e anche l'altra riccia si è preso il suo 30.
Ma nemmeno il tempo di godersela, che lei ci è crollata sotto gli occhi.
Odio vederla soffrire in questo modo, veder venire fuori tutta l'insicurezza e il dolore. Perchè sapeva benissimo che ciò che era successo era stata una sua incapacità, un suo farfugliare, un suo sbaglio. Sopra questi sbagli, poi, si è deciso di aggiungere del peperoncino piccante.
Altamente infiammabile.
Idem per Carletto e un'altra compagna di studi.
Così il mio esame non è finito il 30 Maggio, ma il 7 Giugno, insieme a loro, con una tensione alla fine, maggiore di quanto non ne avessi io seduta alla scrivania.
Durante tutta la settimana non mi ero proprio permessa di farmi sfiorare dal pensiero che qualcosa potesse andare male. Doveva andare bene e basta.
Ma quando poi stavo seduta a terra fuori dalla porta, in un cono di luce, per guardarla ma non farmi vedere dal prof che era un po'incazzoso, avevo la testa in mezzo alle mani. Mi ripetevo le parole in mente sperando che se le pensavo intensamente, lei le riusciva a sentire.
Ma è stata bravissima. E questo è quanto.
Purtroppo Carletto lo è stato un po' meno...l'uomo dal panico facile 
La cosa che ormai penso di me è che ormai non me ne frega più niente. Non c'entra che mancano ormai un esame e mezzo, non c'entra nemmeno che io studio più o meno degli altri. D'improvviso ho tirato fuori una capacità oratoria inaspettata [io sono timida, divento chiacchierona solo quando sono nervosa], ho l'arte di far diventare semplici le cose complicate [il che mi dà un'aria piuttosto saccente, lo so
], ma soprattutto sono la donna dalla formazione reattiva meravigliosa.
Sono insicura. Maledettamente insicura. E questo mi fa sedere lì come se fossi la persona più sicura del mondo. Dalla mia insicurezza è nata una megalomania e una strafottenza che non so dove nasce...o forse si.
A volte ci penso.
Quando ho preso quel treno e sono andata, quando ho camminato per chilometri in una città che non conoscevo alle 4 di pomeriggio di una domenica, con 40 gradi all'ombra, a digiuno... ho provato la paura e la tensione più grande.
Il resto mi sembrano tutte cazzate.
Il fatto che dopo quello che è successo tutto abbia perso valore, rende tutto paradossalmente *più semplice*.
Non ho paura di perdere perchè ormai non sento di avere più nulla da perdere. Vado e non me ne frega nulla.
Oh, si, questo mi rende profondamente infelice, ma cosa farci?
Se soffro? Si, soffro da morire, lo so ora che sento il mio dolore risuonare fortissimo per altre situazioni.
Ma che farci?
Faccio un rorscharch probabilmente spaventoso, dove c'è sangue ovunque e dove chiaramente si vede solo una cosa: che mi piace la figa 
Che devo fare?
Poi una nostra amica ha fatto un altro esame e s'è andata a fare una vacanzina in chirurgia universitaria: attacco di appendicite. Troppa emozione rivedere Valentino primo in MotoGp 
E ancora: la pazza del piano di sotto che continua a darci di matto in piena notte e all'alba. Tanto la signora che se ne fotte se noi a stento riusciamo a racimolare 4 ore di sonno a notte? Inoltre sto prendendo gli antistaminici, per cui sono rincoglionita dieci volte di più.
E poi mica è finita la settimana: week-end rorscharch, dove non esito a guadagnarmi la fama di saccente, con il prof che continua a ripetermi: Lei diventerà un'ottima diagnosta, ha intuito.
Anzi, la peggiore è stata:
- CHE INTUITO! MI SPAVENTA!! -
Andiamo bene.
E inoltre ancora, mica è finita!
In 3 giorni qualcuno ha messo le mani su 2 email, roba da fare un attentato. Ad un certo punto mi volevano persino spingere a fare qualche chiamata anonima a casa di una certa persona, solo che per trovare il numero di telefono, mi toccava mettere mano nelle sue cose.
Custodite in un secondo cassetto di un mobile che non è il mio.
Shokkata, apro la busta, comincio a frugare, come una valanga tutta addosso; le ragazze mi raggiungono...me le sento alle spalle, ma io sono come presa da un weapon focus, con un'arma puntata dritta alla testa.
Chiudo, dico - Non ce l'ho, non ce la faccio -
Vado in bagno e mi lavo le mani. Credo per paura che anche solo una cosa che ha toccato anche lei potesse contaminarmi ancora.
Alla tavola dell'inconscio, mi sono rifiutata di rispondere. Ho risposto a tutte, anche con molta [forse troppa] creatività, sono sempre disposta a sottopormi a qualsiasi test, sono fondamentalmente curiosa. Ma a quella non ho risposto. Non sapevo rispondere, non volevo rispondere credo.
Mi faccio email su email, tanto me le crakkano tutte, non c'è speranza
che uno si decida a maturare. Cerco di non bestemmiare quando penso:
- ci sono le cose dell'università
- ci sono le cose del corso di formazione
- ci sono le cose della tesi
- ci sono i miei contatti msn
- ci sono i miei indirizzi [ad esempio tutti quelli degli arcigay che ci ho messo settimane per trovarli tutti, ma chi se ne frega, no?
]
Tutte informazioni, tempo, lavoro, perso.
Dopo tutto quello che è successo, questa mi pare di gran lunga un colpo basso.
Il materiale del corso di Rorscharch, il materiale per la tesi, le ragazze per la tesi, tutto, tutto.
Sei gentile e umana. Meno male che libero non fa cambiare la domanda per il recupero password vaffanculo.
E CI SIAMO PURE UN PO' ROTTI I COJONI DI QUESTA STORIA EH!
E cazzo, un po' di maturità sarebbe richiesta!
E' già la terza email che sono costretta a cambiare perchè CHISSA' CHI ci mette le mani.
E piantala.
Già un periodo del cazzo, non metterteci pure tu.
Gli amici in crisi per gli esami, il cuore in crisi perchè lei sta male e non sai come farla stare bene, il padrone di casa che ti caccia di casa, la solitudine che ti affatica e ti schiaccia, io che penso sempre più che è proprio il caso di prostituire la mia mente, perchè tanto a che serve? Almeno mi alzo un po' di soldi. Le amiche in ospedale con l'appendicite e non sai che fare che la vedi star male...E CAZZO.
Penso che è sufficiente. E' stato sufficiente tutto. E non devo chiedere scusa di niente, di certo non di come sto mettendo insieme i pezzi di una vita che mi è scivolata di mano e andata in frantumi.
Io non ho paura quando mi siedo a fare gli esami. La paura più grande io l'ho provata su un treno. E mi è costata cara. Superata quella, niente può farmi battere davvero il cuore.
Davvero più niente.
Mi hai insegnato la rassegnazione.
Periodo del cazzo.
Supero Ferrara brillantemente come al solito [vanità delle mie vanità
] ma tutto intorno va a rotoli. Chi si lascia col fidanzato, chi si blocca all'esame e allora portateli sulle spalle, caricateli in giro come se fossero macigni, continua a ripetere per settimane cose che avresti potuto tranquillamente dimenticare l'istante dopo messo il piede fuori la porta...invece no. Continua a portarti tutto in giro, rivivendo perpetuamente il trauma della separazione di un cuore spezzato. Muoio, muoio ogni cazzo di volta. E fa malissimo.
Fa malissimo provare a entrare nella mia dannatissima email e veder uscire quel cazzo di avviso rosso. Fa malissimo rimettere le mani tra le mie cose che poi erano le nostre cose, che sono conservate in un secondo cassetto di un mobile qualunque e correre poi a lavarmi le mani. Cercavo la vendetta, ci ho trovato un dolore fortissimo e basta.
Fanculo.
Oggi mi sono scolata solo io mezza bottiglia di vino e non me ne frega di niente.
Ergo, la nuova email è:
che non si sa se funziona anche per msn, ma mi aggiornerò al più presto.
Grazie tante per avermi crakkato anche questa email...Sei di una gentilezza senza limiti, di un amore infinito. Di un rispetto per il lavoro che faccio che supera ogni Sistema Solare.
Grazie. Grazie tante.