Sensazioni bizzarre che si susseguono.
Aria di sospetto da delirio paranoide.
La sensazione che da un momento all'altro parta la musichetta di Scherzi a Parte, o che in lontananza di senta la voce di Greggio a Paperissima che commenta una mia rovinosa e divertentissima caduta.
Le mie emozioni sono sempre state un problema, le mie paure e le mie paranoie pure.
Le relazioni, in verità, sono sempre state un problema. E la paura di andare in pezzi. Perdere tutto, impazzire, stare male, di quel male lì, non del male delle *persone normali*.
Giochiamo a farci male delle volte, o semplicemente si sente dolore e c'è bisogno di dargli voce. 4 mesi sono davvero troppi, il mare, di mezzo è davvero troppo, la paura, delle volte, diventa tanta. Di non farcela, tipo. Di una cosa che sfugge di mano e si perde a vista d'occhio o che diventa troppo grande e schiacciante.
La mancanza, la lontananza, che offuscano i ricordi, le sensazioni e tutto il resto, perchè se hai avuto così tanto, non puoi avere *così poco* per così tanto tempo. Ammazza il desiderio, zittisce il bisogno, che altrimenti sarebbe troppo. Troppo e basta, intendo.
Inizialmente ho avuto difficoltà a capire, sarà che la paura di quelle parole, quei discorsi fin troppo familiari [ma che concretamente non hanno nulla a che fare col passato], hanno attivato brutti pensieri. Ed ecco la prima sorpresa. La paura, un incipit di dolore, certo, tutto quello che ci sarebbe stato anche in passato, ma vissuto con un po' di maturità in più, senza impazzire, senza pensare cose stupide, senza desiderare cose veramente stupide, senza niente di tutto quello. Certo, i veri test si fanno sugli schianti, non sulle annusatine degli schianti, ma ricordo fin troppo bene solo qualche anno fa.
E mi sta più che bene. Significa che dalla fatica, quella di sopportarmi, io da sola, tutti i giorni e di pensarmi ne sta uscendo qualcosa di buono. Un'accettazione, seppure eccentrica. Ma mi diverte anche questo. Mi piace essere considerata bizzarra.
E' strano, ci vuole un po' di calma per poterlo pensare effettivamente. Un minimo di distanza, una visione di orizzonte [ha senso?]. Per fare una vera scelta, bisogna pensare tutte le possibilità. Anche quelle più brutte, anche quelle dove ci si separa. Bisogna considerarle, non semplicemente non considerarle possibili punto e basta. La consideri, perchè è concreta; perchè, in fondo, se non la consideri, tutto quello che si trascina a presso nella sua rete, lavora sottobosco, sedimenta e scoppia quando meno te lo aspetti. Fa danni, crea equivoci, crea segreti, non detti.
E' faticoso. Confesso che lo è, e confesso che forse non sono sempre sufficientemente matura, pronta per affrontarlo. Ho bisogno di un po' di tempo. Di pensarci e di [ecco un'altra parte della immaturità] un setting più tranquillo, non inquinato.
A Kero dico spesso che il dolore vero delle mie ex è che non hanno mai scelto me. Ma forse era una cosa un po' più primitiva, perchè non arrivavano mai a un esame di realtà dove si considerano le possibilità, tutte le possibilità, e poi si sceglie. In genere si stancavano e basta. Il sottobosco fioriva e prendeva fuoco a contatto con l'aria.
Quello che Kero mi chiede, in fondo, è proprio maneggiare la realtà. Maneggiare le situazioni belle e brutte, le alternative, tragiche e un po' più romantiche.
E la cosa bella di ieri non l'ho detta, perchè era troppo, per poterla dire. La cosa bella di ieri, è che ha scelto me. Sapendo che si può soffrire, sapendo che una quantità di fatica [grande] e forse una quantità di sofferenza [non troppo grande si spera] è richiesta, necessaria. Ma lei ha detto: voglio te.
E il cerchio si chiude di nuovo, su quello che rende Kero davvero diversa da tutto quello che mi è successo in 25 anni. Perchè il vero potere di Kero è darmi continuamente delle "prime volte", prime volte, di cose che mai avrei pensato di avere, ascoltare, sentire. Prime volte, di cose che credevo non mi spettassero e che invece lei mi dà. E io mi sento incredula, a volte bizzarra, a volte sospettosa di essere su Scherzi a parte.
E invece no.