
QUESTE SONO COSE STRAZIANTI!

QUESTE SONO COSE STRAZIANTI!
Quanto, quanto non sai di me.
Sembro una donna in procinto di partorire. Quando sento che mi sale il pianto, comincio a respirare a ritmo di doglie, pratico l'antica tecnica dello "STOP DEL PENSIERO" (quando l'esame di cognitivo comportamentale ti torna utile...l'avevo tanto preso in giro a quel rattuso
).
Ci sono tante cose familiari, ma c'è pure qualcosa di diverso. Tutti mi mandano sms dove si raccomandano, dove sottolineano le mie qualità, che quello che ho fatto finora è mio e solo mio. Grazie, ma lo so da me. Se c'era una cosa che non è mai stata fatta è stata proprio la confusione di campo. Quello che era mio prima e rimasto mio durante e resta mio adesso.
Perciò la percezione del dolore di questa separazione mi pare diversa. E' più matura, in un certo senso, più consapevole, più legata a quella che è la situazione vera. Ossia, una persona cui avevo dato cercato di dare il meglio di me, con cui si era pure progettato qualcosa, e che ora non c'è più.
Stop.
Non è in discussione la mia vita, le mie reali qualità o quello che ho fatto o che farò. I piani erano quelli e restano quelli. C'è lo studio, l'esame di stato, c'è la scuola, la ricerca a partire da lunedì. C'erano prima di ieri e ci sono ancora.
Tutti lì a raccomandarsi, lei compresa, a farsi promettere che non farò sciocchezze, che non andrò in pezzi. Come se io in un anno e più abbia mai fatto qualcosa di veramente patologico. Ma evidentemente è un marchio che non posso togliere. Forse devo imparare, per il futuro, che la sincerità a tutti i costi non è affatto vincente. Che certe cose devono restare nascoste e sepolte, pure se fanno parte di me. Che se, in fondo, sono inaccettabili per me, come lo possono essere per gli altri? Che la vera accettazione dell'altro non esiste, esiste solo un patto che si stabilisce tra persone, tra reciproci narcisismi insoddisfatti, che cercano, quindi, reciproco appagamento.
E' un dolore diverso questo. Non mi frammenta, non mi schiaccia psichicamente, come se stessi impazzendo. Non è patologico.
Per la prima volta nella mia vita, mi sembra di soffrire davvero. Come una persona normale.
Non so se è meglio o peggio, perchè è così lucido nelle sensazioni che fa veramente male. Ed è male vero. Perchè è integrato, coerente, sano. Non è come la sensazione di impazzire, di andare in pezzi o il vuoto di un'immagine interna cui non si sa far riferimento perchè evidentemente assente. E' male che fa male per il male che ha in sè [bella questa eh?
].
Vi lascia qui una copia in carta pergamena del suo primo appello alla Nazione.
L'avanzare della notte mi avvicina sempre di più alla possibilità di scrivere un post patetico e questo deve essere scongiurato in nome della mia reputazione.
Tanto è stato già detto che io sono molto rapida a superare le cose 
Quindi auguro a tutta la popolazione di trascorrere un meraviglioso sabato sera. A base di birra, magari un po' di vodka, Bayles no, quello serve a me per qualche occasione speciale, di passeggiare mano nella mano sul lungo mare, di saltare in discoteca, di ascoltare buona musica in macchina, di stare insieme agli amici cari, che sanno prendersi cura di te, o di stare insieme a una ragazza conosciuta da poco, che ti guarda in continuazione, e lo fa con certi occhi. O tutte le cose belle che riuscite a immaginare.
Io riesco al massimo a spingermi verso la visione del film pattone della seconda serata del sabato su Italia1.
Buonanotte Italiani!
EPPURE MI HAI CAMBIATO LA VITA - Fabrizio Moro
Le luci della notte mi fanno compagnia
Sto in macchina da solo perché tu sei andata via
E provo a immaginare il mio futuro senza te
Come farò a ricominciare
Un’altra donna con un altro modo di fare
Riabituarmi a mangiare a guardare un film a dormire insieme
A non aver paura dei miei cattivi odori
A sussurrare piano
Gli amori vanno via
Ma il nostro ma il nostro no
Il tempo passa
Mentre aspetti qualcosa di più
Ma no rimette a posto niente
Se non lo fai tu
E intanto ogni cosa se vuoi da sempre mi parli di noi
Stasera sei lontana
Mentre io penso a te
Eppure sei vicina a me
Non chiedermi perché
Sarà che mi hai cambiato la vita
Sembra ieri
Eppure mi hai cambiato la vita
Gli amori vanno via
Ma i sogni ma i sogni no
Alcuni non si avvereranno mai però
Immaginare è l’unica certezza che ho
E questa solitudine che sento sarà
Il prezzo per un po’ di libertà
Stasera sei lontana
Mentre io penso a te
Eppure sei vicina a me
Non chiedermi perché
Sarà che mi hai cambiato la vita
Sembra ieri
Eppure mi hai cambiato la vita
Stasera sei lontana
Mentre io penso a te
Eppure sei vicina a me
Non chiedermi perché
Sarà che mi hai cambiato la vita
Sembra ieri
Eppure mi hai cambiato la vita

Ho ufficialmente stabilito qual è la canzone che mi strazia il cuore, oltre a qualsiasi cosa di Daniele Silvestri e Max Gazzè. E' meglio saperlo. Per evitare che parta in presenza di estranei davanti ai quali non è concesso cedimento (vedi consanguinei).
Oltre Laura Pausini. In questa situazione INVECE NO è d'obbligo un must!
Poi ci sono una serie di inconvenienti sgradevoli.
Il mostro che evidentemente alberga in me, in quanto testimoniato e riconosciuto ormai da più parti, per più aspetti, diciamo così, ha, in queste situazioni, delle manifestazioni sgradevoli.
La prima fra tutte è un esponenziale aumento dell'intolleranza a qualsiasi tipo di frustrazione (e infatti ho già mandato affanculo mia madre, che in queste condizioni sa sempre quando tirare giù il carico da 90
), seguita da un aumento della sudorazione altrettanto esponenziale. Così puzzo. E non è una bella cosa.
In verità, il vero problema è l'aumento delle fluttuazioni della curva che ha ai due estremi il pianto dirotto e la stupidera. L'una subentra all'altra come se non avessi il controllo di niente. Sarà perchè in questo momento non ce l'ho il controllo.
E non oso pensare a come sarà la notte, quando non potrò riempirmi la testa di suoni e nella testa mi risuoneranno solo le sue parole. I suoi no-no-no.
Non si può, non ce la faccio, non c'è soluzione. Di nuovo questa cosa che non c'è soluzione alle cose.
E' come la morte, forse per questo non riesco ad accettarlo.
E se dovessi dire qual è il sentimento dominante adesso?
La familiarità. E' la familiarità della rassegnazione. Come se tutto questo fosse la cosa più ovvia che poteva accadere. Non poteva andare diversamente.
Non ho nemmeno la forza di piangere, è come se mi guardassi da fuori e mi dicessi che se mi mettessi a piangere, è tutto già visto. E' tutto già banalissimo, è tutto già visto, già sprecato, già fatto.
E piangere allora non mi ha aiutata, sperare, allora, non mi ha mai aiutata, sforzarmi di capire nemmeno. Non c'è niente da fare, niente da investire, niente di cui disperarsi perchè semplicemente mi manca la terra da sotto i piedi e non posso farci niente.
Ho sperato, ho investito, ho cercato di dare il meglio di me.
Ma porto il marchio del male che ho dentro, che è molto oltre il male che ho fatto in passato. E' il male che ho dentro. Forse è che non riesco a combattere la *morte* che ho dentro, chi lo sa.
La cosa che veramente mi sconvolge è proprio questa sensazione di abitudine. Sempre rifare le stesse cose. Raccogli le sue cose, mettile in una scatola, mettile da parte.
Strappati questo pensiero dalla testa [sorvolerò su una frase che ho fatto finta di non sentire e che doveva essere suonata più o meno come - tanto tu ci metti un paio di mesi a riprenderti -
] e tira a campà, come hai sempre fatto, con semplicemente la consapevolezza più consolidata di quali sono le eccezioni e quali, invece, le cose solite della tua vita.
Stop.
Arrivederci e grazie.
Niente più uccellini, niente più campanelle, niente più cuoricini.
E' finita pure questa.
Il rasoio di Ockam mi ha salvata già un paio di volte, quando era forte la tentazione di scivolare su interpretazione più complesse. Fa così per questo motivo, no, per quest'altro, no, cosa ci sarà nascosto dietro questo messaggio contorto? [che di gente contorta, diciamolo, ne esiste].
Ma la gente con me non è mai contorta. Sono io che proietto le mie contorsioni e le mie confusioni mentali nelle loro azioni, che invece sono chiarissime.
Il prototipo di questo? La frase - Sai che c'è di positivo? - inviatami da una certa persona all'incirca un anno fa, proprio di questi tempi [Ero alla laurea di Claudia].
La mia naturale inclinazione fu di arrovellarmi sul senso di ogni singola parte grammaticale della frase. Per poi arrendermi all'evidenza che quella frase NON SIGNIFICAVA ASSOLUTAMENTE NULLA. E non significava nulla e basta, senza un ma e senza un perchè, erano parole libere, messe lì quasi a caso.
E' la frustrazione del primo assioma della comunicazione. E' impossibile non comunicare.
Vero. Ma non è detto che si debbano comunicare per forza cose trascendentali. A volta si comunica il nulla, o comunque molto meno di quanto non ci voglia proiettare io dentro, per riempire contenitori che per me sarebbero pregni di significati, per altri sono pregni di cose volatili.
Per questo, a pensarci, molto meglio che non mi sono messa a fare la psicanalista, ci mancava solo un rinforzo a questa mia analitica tendenza alla ricerca esasperata dei significati! Potrebbe scoppiarmi il cervello.
Il Rasoio di Ockam dunque, quindi ricerca la soluzione più semplice, sfuggi quelle complesse, aggiungi magari al tutto un po' di cinismo, pessimismo cosmico, e scarsa considerazione del genere umano ed ottieni, semplificando, Psicologia delle Masse e Analisi dell'Io.
Leggete il capitolo sull'innamoramento. Illuminante.
Processi di Negazione in atto.
- Dottore ho fatto un sogno. Ho sognato una prostituta, bionda, che veniva a letto con me! Dottore, però le giuro che non era mia madre! -
<<Se, al contrario, lo stesso comportamento a volte viene premiato, a volte punito ed a volte viene accolto con indifferenza, si creano le condizioni per ingenerare nel soggetto un senso dapprima di confusione, poi di vera e propria impotenza nevrotica. La sua condotta sarà in seguito a ciò sempre più incerta e timorosa e potrà, in casi particolarmente negativi e gravi, giungere fino a un quadro di arresto motorio e sviluppare una sindrome psicotica>>.
Non è una cosa vagamente familiare?
La separazione da Sabrina, con il suo profumo ai ferormoni, è stata una cosa dolorosissima.
Io&Sabrina:
Io: - Sabrì, ma sei liscia naturale?
Sabrina: - Vorrei essere riccia. Cerco di essere riccia in tutti i modi
Io: - Hai un capello bianco
S: -Lo so. E' uno. Sono anni che lo strappo
Carletto: - Non strapparli! Poi te ne escono altri!
S: - Ma quando mai! Ho solo quello
Io: - Mi dispiace darti questa brutta notizia, ma ne hai un altro. E' qui.
E qui scatta il diniego assoluto.
S: - Ma vaaaaaaaaa. E' un riflesso
Io: - Riflesso di cosa?
S: - E' un riflesso! Un riflesso dei capelli!
Io: - Hai i capelli catarifrangenti?
All'aperto del parcheggio dell'Istituto Sabrina si rivolge alla Polacca:
- Ah. Ti sei fatta la tinta. Hai i capelli più chiari. Si vede. Sei la più vecchia di noi -
Ti amo Sabrina 
E' una specie di fase depressiva semiscompensata.
Semi, perchè il lato cognitivo regge. Oggi addirittura Sigmund mi ha fatto un complimento che è più complimento di tutti, considerato che a pronunciarla sta frase è stato lui:
- Io t'avrei vista bene alla SGAI, altrochè! -
e non perchè io desideri entrare alla SGAI (ma forse, intimamente un po' si
) ma perchè è un concetto di somiglianza a lui che per me è un maestro.
Il lato cognitivo regge tanto che nei post-terapia mi prendo pure i complimenti per le mie BRILLANTISSIME intuizioni, riesco abbastanza a studiare, pure se ho problemi di ritmo. Ho finito il master con esami dai voti eccellenti (sia che abbia copiato sia che non l'abbia fatto
) , ho pazientemente scritto la tesina di 50 pagine precise, con tanto di bibliografia e lettura accanita di tutte le leggi che riguardano il trattamento carcerario per i tossicodipendenti e chi mi conosce, lo sa QUANTO sforzo cognitivo può essermi costata una cosa del genere.
C'è invece uno scompenso emotivo, che si rappresenta, più o meno, in un tentativo di autodigestione del mio apparato digerente, con dolori gastrici, morsi della fame continui, altre cose su cui è meglio sorvolare
, depressione, nichilismo, tendenze lievemente autodistruttive, qualche pensiero diretto a cose poco funzionali, ma con tanta voglia di sfogare, ricerca di cose *pericolose* , movimenti ambigui, deneganti e sotterranei, rifiuto di accostarmi al rasoio di Ockam per fare le cose più giuste, quelle che servono, le uniche funzionali.
Problemi del sonno, poi, e questi mi costano assai. Inficiano la sfera cognitiva, la concentrazione, la capacità di restare sveglia fino alle 4 di notte sui libri, per godermi il silenzio di casa. Magari guardare un film stupido su Italia1.
Difficoltà progettuali. Quest'esame di stato mi sta abboffando la uallera.
Chiusura emotiva. Chiusura relazionale. I desideri insoddisfatti producono frustrazione. La frustrazione, rabbia. La rabbia un sacco di cose pericolose.
E poi, la rabbia, chi la contiene?
Il nichilismo, già!
L'altra parte della tua scissione. L'altra parte. Se per anni ci hai martellato i cojoni con la tua parte cattiva, buonanotte, stanotte, alla parte buona. Così buona e pura che non se ne son viste mai, così buona e pura che non può soffrire.
Così buona e pura, quindi, che per restare tale, intonsa, limpida e cristallina, difesa da tutto e tutti, resta sola a guardare la parte cattiva dall'altra parte del fiume, mentre tutto scorre in mezzo, e la guarda pure con un po' di nostalgia, pensando che almeno, lei, di stare dall'altra parte, tutta sola soletta, un mucchio di motivi ce li ha.
E' che le due parti, sono scisse, ma non sono due cose diverse. Appartengono alla stessa persona.
Ed è esattamente quello il problema.
E' quello che non posso evitare, qualsiasi manovra io tenti. Resto sempre io. Con i medesimi risultati.
Mentre cazzeggio, come un po' troppo ultimamente, perchè altro non si può fare per staccare la spina (io), ho una folgorazione che poco mi piace.
Di già sentito dire, di già accaduto. Già, ma quando? Ah si, tempo fa, anni fa, quando guidavi e frenavi al semaforo sulla Nazionale (Appia) e giustificavi (la) cercando di tenere in mano i fili di una coperta (di Penelope) che non sta più in piedi.
Scena nota. Dove tutti chiedono, persino chi, in un momento avresti desiderato più di ogni altra chiedesse, tranne l'unica persona che dovrebbe chiedere.
E allora tornano, improvvise. Improvvise le stesse domande senza risposta di allora, come se all'improvviso la scimmietta prendesse i due bambù e li infilasse uno nell'altro per raggiungere la scatola nella gabbia [cognitivo].
Improvvisi i - ma come è possibile? - , - ma non si sente? - , - ma? -.
E io, le stesse reazioni, le stesse giustificazioni. Gli stessi - Poi ci penserò -
Ma questo POI quanto dovrà durare?
- Comunque lì psicologia fa schifo. Una volta ho parlato con una. Le ho chiesto che orientamento teorico c'è lì. Mi ha risposto COS'E' L'ORIENTAMENTO TEORICO? -
No.
NON STO AVENDO UNA RIVOLUZIONE DI COSCIENZA!
L'UOMO PIU' FURBO DEL MONDO
L'uomo più furbo del mondo
conquistatore instancabile e attento
ha avuto donne di tutti i paesi
donne che aspettano il ritorno
l'unica donna che ha tanto amato
gli ha voltato lo sguardo
un incontro all'ultimo bacio
con lei non poteva rifarlo
negli occhi di tutte le donne del mondo
quando le accarezza
cerca lei
che non vuole più l'uomo più furbo
l'uomo più furbo del mondo
fuma tre pacchi di sigari al giorno
gli bruciano gli occhi dal fumo e dal pianto
come il pianto che non scenderà mai
per lei con cui non può più stare
per lei con cui non può parlare
perché lei uccisa dal rancore
gli ha negato per sempre l'amore
negli occhi di tutte le donne del mondo
quando le accarezza
cerca lei
che non vuole più l'uomo più furbo
l'uomo più furbo del mondo
può avere tre o quattro donne al secondo
quella sera torna a casa da solo
scaccia gli sguardi come scaccia le zanzare
e rinuncia al suo amore di sempre
che non potrà mai scordare
negli occhi...

E pensi troppo, e sei troppo cervello e poco cuore, e poi, sei un porco-spino, per qualcuno un po' più porco, per qualcuno un po' più spini.
Sarà così perchè la povera bambina sfigata non ha imparato a difendersi decentemente? Perchè non l'hanno difesa mamma e papà, che le dicevano, invece, di lasciar perdere? Troppo casa-e-chiesa e poi troppo idealista e poi troppe pugnalate in emo-way-of-life? Maglie nere e riabilitazione, alcol e troppi tagli, perchè si può essere alfabetizzati a parole e analfabeti da altre parti? E quando poi magari, uno si alfabetizza, non può che farlo nel modo meno convenzionale, perchè a casa così si usa. Si usa denigrare ciò che è solito e avvallare solo ciò che è insolito, perchè il cervello pensa troppo e non può fermarsi all'apparenza di parole melense e banali, e quindi pensa in continuazione alle parole che potrebbero esprimere i suoi pensieri, ma si arrampica cercando di non perderne nemmeno uno, di quei pensieri, che invece sono sempre troppi, troppo cerebrali, i pensieri, per stare appresso a un cuore, quore, che resta analfabeta.
Quore.
Un libro Quore che non c'è, che non si sa scrivere, un libro Quore che è più una radice Quadrata risolta a mano che un libro di pagine e parole.
Pensi troppo e pensi male, pensi troppo e pensi male. Pensi troppo e associ a cazzo, pensi troppo e ti manca il fiato se provi a scrivere per starci appresso, pensi troppo e comunque non va bene.
Libro Quore.
Togliere "bro" e resta LI QUO RE.
Meno male che Joseph c'è!
(e vogliamo parlare delle crisi di vomito guardando ieri Porta a Porta con tutte le persone più insopportabili? Da Grillini a Povia? Il più intelligente, un altro po', era quello della Lega)
Si impongono delle riflessioni. Ergo, sedersi e riflettere. Se anche l'emblema dell'acidità (si intenda, l'emblema dell'ADORABILE ACIDITA' ) sottolinea la TUA di acidità, non stai messa benissimo. Non devi essere particolarmente socievole di sti tempi. Non particolarmente socievole nè affettuosa nè di particolare brillantezza direi.
Un po' stanca, un po' saccente, un po' svilita, un po' priva di speranze e belle prospettive. Un po' a uallera, visto che per l'esame di stato devo ristudiare tutte quelle brutte cosine che all'università avevo già detestato, solo che gli esami all'università non avevano certo lo stesso valore di un temino per l'abilitazione che significa finalmente poter FARE LA PSICOLOGA.
Mi inacidisco perchè, per forza di cose, sono in assetto difensivo e un po' menefreghista, in assetto da disimpegno e niente pensieri di troppo. Un fare un po' cazzeggiante, da qui ed ora e basta, da lievemente dissociata. Ok, la rimozione non è possibile, diniego. Del materiale fluttua qui e lì, ogni tanto trova manifestazione in un umore non proprio brillante, altre volte, il più delle volte, con quella puntina di acidità, di cinismo e basta.
E vabbè.
So come consolarmi io.
CON LEI:

[E somiglia. Somiglia eccome!
]
Il mio mondo in piccoli pezzi, in piccoli flash, ma stranamente significativi.
Si dice che la psicanalisi è una strada; che, invece, la psicoterapia sistemico-relazionale sia come l'autostrada.
Sarà per questo.
Così mi stupivo della facilità con cui riesco a guardare mentre fa cose quotidiane, del non imbarazzo, quando invece temevo ci sarebbe stato. Del fatto di bere dal bicchiere di plastica di casa mia, di guardare mentre parla con le magliette, di ascoltare cose intime e confidenziali.
Giornata strana.
Mai nessuno si era messo a fare due ore di viaggio per me. E' una sensazione curiosa.
CORIANDOLI A NATALE - Subsonica
E' inutile sai,
il male che fa
il peso di un bacio.
L'hai dato soltanto
perchè eri da solo.
La colpa dov'è?!
Qua intorno non c'è
Sai dirmi tu dov'è?!
In un giorno che piove
Un giorno che tu
ti senti inutile
Coriandoli a natale
E magari ancora
troppo stanco per ricominciare.
Ma scometto che poi..
Tu te ne andrai
E' semplice ma..
ma non dire che
la vita ti prende
soltanto alle spalle.
Ti ha preso in un giorno in cui ti senti inutile.
Coriandoli a Natale
E magari ancora
troppo stanco per ricominciare.
E magari ancora
troppo stanco per ricominciare.
In un giorno che
ti senti inutile
Coriandoli a Natale
Ma scommetto che poi..
Tu te ne andrai
E' inutile sai
vorrei ma non puoi
toccarmi nel cuore
entrarmi negli occhi
Ti ha preso in un giorno in cui ti senti inutile.
Coriandoli a Natale
Ma scometto che poi...
Tu te ne andrai
Tu te ne andrai
Tu te ne andrai...

Applico la regola del disimpegno.
Da oggi, sono sposata con Sabrina!!
Le telefonate allungano la vita. Qualcuna, invece l'accorcia.
La telefonata di cui poco sotto ha, evidentemente e ad esempio, allungato una vita.
In genere a me le telefonate la accorciano.
Scolpita nella memoria l'ultima telefonata con Nem, ti odio e non voglio più stare con te. E via 10 anni di vita.
Altri 5 almeno devono essere volati via (in modo ovviamente ambivalente) una notte con la Pazza che tornava credo da una discoteca, con fin troppi tremori [forse troppo alcol in circolo?
].
Altri indefiniti di vita e di sanità mentali mi sono stati portati via dall'Ottusangola della mia ex, con la quale telefonare era facile più o meno come portare la pace in Israele.
Io aspetto ancora la telefonata che A ME allunghi la vita.
Invece oggi ho solo un gran dolore che parte dalla spalla e arriva fino alla testa, fino all'occhio.
Già.
Comincia per "A" ma non è "AmorE". Però comincia comunque per A, ci siamo vicini.
Mi interrogo su quale sia la richiesta [che mal di testa]. Quale sia il messaggio sotterraneo. Colludere con la soluzione magica?

Attendere il messia?
Ricordo un momento, e allora forse ho deluso io le attese.
- Non colpevolizzarti - mi dicono. In parte so che non devo, un'altra parte so che le causalità non sono mai così dirette, e un'altra parte ancora, però, sa pure che le soluzioni magiche non funzionano mai. Funzionerebbe molto di più un colpo in testa o una sbronza (fatico e ho pensieri turbati e strani).
Dilemma. Dovrai prima risolvere tutto e poi sarai pronta? O dovrai essere paziente, compagna, fedele (sopportare anche), seguendo la vanagloria?
I salvataggi, quelli da parte mia, per me, non sono mai particolarmente riusciti bene. Non so nemmeno quanto desideri farli più.
Solo il pensiero, appena accennato, mi fa già stare troppo male, anche se penso di agirlo io, fa male. Non sono pronta.
E se provassi a disinvestire, prenderei solo in giro me stessa per prima.
Poi ti parlano di una visione, che tu non ricordi nemmeno più come è fatta, e allora qualcosa non ti torna e tutto è un grande serpentone che si mangia la coda, un vicolo senza via d'uscita.
Fino a un giorno in cui accadrà qualcosa.
E non sono sicura che mi piacerà.
Sentite che descrizione di me.
" Pensavo che il tuo essere silenziosa fosse perchè guardi più a fondo. Invece no. Tu ti assenti proprio! "

Aspetto solo che mi si venga a dire che non sono stata disponibile, dopo la scenetta di oggi pomeriggio.
Si dice grazie, prego, e poi si guarda in faccia l'interlocutore, perchè tu, bella sposina dei miei stivali, eri lì perchè ne sapevi meno di me, per quanto tu voglia fare, parole non mie, la specializzata di tutto, non sai fare niente, meno che mai gestire una semplicissima relazione lavorativa O PEGGIO una relazione UMANA.
Peccato che di lavoro, tu, faresti la psicoterapeuta 
Alleluja, sono riuscita a recuperare i miei 200 euro dalla casa famiglia 
Sta settimana solo soldi. Alla faccia della crisi. Visto il diradarsi della mia vita sociale, continuo a risparmiare e di colpo questa settimana prima mi sono ritrovata 150 euro nel portafoglio senza nemmeno accorgermene. Doveva essere tanto che non lo aprivo e dallo sfregare delle monete deve essere nato altro frusciame prezioso. Deve essere per forza così. Poi finalmente dalla casa famiglia, e anche come se mi si stesse facendo un regalo (in effetti mi sono stati regalati 5 euro, EVIDENTEMENTE COME LIQUIDAZIONE
) mi si consegnano 200 euro in pagamento di quanto fatto coi ninni per il mese di febbraio.
Assisto alle solite scene delle FATIDICHE RIUNIONI, dove c'è un piagnisteo di soldi (ma intanto la gente lavora, mentre tu dici che per mesi forse forse, ma state tranquilli, non pagherai). Ringrazio il cielo di essermene andata al momento giusto, per potermi godere in pace i ragazzi!
BUONANOTTE FIORELLINO - Francesco De Gregori
Buonanotte buonanotte amore mio
buonanotte tra il telefono e il cielo
ti ringrazio per avermi stupito
per avermi giurato che e' vero
il granturco nei campi e' maturo
ed ho tanto bisogno di te
la coperta e' gelata e l'estate e' finita
buonanotte questa notte e' per te.
Buonanotte buonanotte fiorellino
buonanotte tra le stelle e la stanza
per sognarti devo averti vicino
e vicino non e' ancora abbastanza
ora un raggio di sole si e' fermato
proprio sopra il mio biglietto scaduto
tra i tuoi fiocchi di neve e le tue foglie di te
buonanotte questa notte e' per te.
Buonanotte buonanotte monetina
buonanotte tra il mare e la pioggia
la tristezza passerà domattina
e l'anello resterà sulla spiaggia
gli uccellini nel vento non si fanno mai male
hanno ali più grandi di me
e dall'alba al tramonto sono soli nel sole
buonanotte questa notte è per te.

E tu.
Fatta di sguardi tu, direi anche.
Ma De Gregori, te lo ricordi?
Numerose sono le implicazioni di un nodo alla cravatta.
E' un armeggiare di mani accanto a un punto vitale e fragile.
E' qualcosa che ha a che fare con la regolazione del respiro, troppo stretto, troppo largo, posso rompere o lasciar scorrere il soffio vitale.
Non è una sciocchezza, non si può far fare al primo fesso.
E' come il sesso con le manette.
Solo senza manette.
E senza sesso.
Ahimè.
Il mio pensiero paranoico è che sono in continuazione paranoica.
Questo infinito circolo vizioso è continuamente alimentato dal fatto che in un numero di casi statisticamente (una statistica mia, è ovvio
) significativo in cui a pensar male ci ho preso amplissimamente.
Ci sono cambiamenti nell'aria.
Lo sento dal fatto che non riesco a dormire (comincio a sospettare che sia anche colpa dei cambiamenti ormonali premestruo
), lo sento da una lievissima brezza d'ansia che mi prende il fiato.
Il sistema è cambiato.
Lo sentii quella volta scendendo da Fontana Luminosa a piedi, con la neve intorno, come un lampo che mi colse, come un'insight, un problema risolto in sogno [la sapete la faccenda della tavola periodica degli elementi che sarebbe apparsa in sogno all'ideatore? Fantastico!]
E' Legolas che scruta il cielo e dice - C'è un'alba rossa. Stanotte è stato versato del sangue - oppure - Un'ombra si muove ad Est - poi l'idiota di un Tuc sfila il Palantir dalle mani di Gandalf, ci guarda dentro e Legolas, senza essere nella stanza, senza saper nulla, semplicemente sente che qualcosa nell'oscurità della notte è cambiato. Mormora - Lui è qui! -
Ecco, esattamente così. C'è odore nell'aria di difese un po' stantie, di gioco del rocchetto, di coazione a ripetere, di ritorno del rimosso, di ritorno pure del non rimosso, di stagnazione temporale, di aggressività non canalizzata adeguatamente.
Insomma, c'è odore di Sauron in camera da letto.

Campo di morte.
Ecco. Oggi a scuola ci siamo ritrovati in un silente campo di morte, e non so dire se abbia influito o meno.
Di sfuggita, forse troppo di sfuggita, forse per mia troppa sensibilità in un contesto inadatto, si è toccato un nervo scoperto, più scoperto di quanto non mi aspettassi.
Parliamo delle ragioni, quelle primordiali e più fantastiche che ci hanno portato a prendere la strada della psicologia.
Parliamo degli albori, di Adamo ed Eva della motivazione, di cose adolescenziali e forse forse pure premestruali.
Farfuglio una cosa del tipo - Ah, beh, io l'ho scelto perchè al contrario di quello che avevo visto fino ad allora, fisica, chimica, in parte la matematica, la materia era talmente elastica ed interessante da permetterti di non annoiarti mai e fare tutto -
Ridefinizione - Cura di te attraverso il disordine -
Pausa di riflessione.
Ridefinizione #2 round - Attraverso la continua attivazione tu combatti la paura della morte -
La paura della morte. Cioè, io combatto perpetuamente il pensiero della morte, quello della stasi, del tempo perso.
Sono nata il giorno in cui per mia madre è morto, anni addietro, un altro bambino.
Sono nata e 6 mesi dopo è morto mio nonno. Pensiero: per mio padre cosa sarà mai significato? Per mio padre che dopo 26 anni da quell'evento (la mia età) ancora esce dalla stanza quando magari si mette su qualche vecchio 8mm e di sfuggita si vede il nonno?
2 tentativi di suicidio. Messi in atto per combattere quello stridore troppo da unghie sulla lavagna, di un vuoto che sapeva fin troppo di stasi.
Il gruppo di oggi mi ha scoperchiato la psicosi 
Ecco.
Le ragazze sarde sono esattamente come Giusi Ferreri. La senti e pensi che la sua voce ti dà assolutamente fastidio.
E' una lagna, ma che è? Ma stona o cosa? Mio dio.
Poi ti ritrovi a procurarti tutte le sue canzoni/esibizioni.
Allo stesso modo le sarde. Ci parli e le trovi piene di sè, antipatiche, altezzose e acidissime. Quando hai finito la prima conversazione con una di loro ringrazi il cielo che questa tortura fastidiosissima sia finita.
Poi viene la sera, passa qualche ora, la sensazione di fastidio si dissolve e resta un afrore sexy, persino il loro accento da giardiniere Willy , dopo esserti sembrato ridicolo per un'ora di conversazione, ora ti fa sorridere e , dio, ti viene l'inaspettata voglia di risentirle/rivederle il prima possibile. E dopo che le hai riviste hai la certezza che vuoi portartela al Poetto per farci una passeggiata romantica e tutto il resto appresso.
E non sai nemmeno come è potuto accadere...

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Ormai è passato un anno e mezzo quasi dacchè mi sono laureata.
Fino ad allora la giustificazione dei miei studi mi aveva protetta dalle aspettative parentali di accoppiamento, in Chiesa ovviamente, e riproduzione annessa, possibilmente dopo il riconoscimento ecclesiale dell'accoppiamento, non dovessimo dare scandalo.
Terminata la giustificazione, avevo investito grandi speranze nel fattore protettivo della scuola di specializzazione. Ahimè, la tolleranza parentale è stata scarditata dal semplice fatto di potermi chiamare "Dottoressa" , o peggio "Dottoressa Magistrale" .
Mio zio è subdolo, ora ancor di più, dopo che la sua di figlia si è lasciata col fidanzato. Eh, aveva da che divertirsi lui, quando chiacchierava con mio padre (e diciamolo...CON MIO PADRE, che, maraviglia e profonda inquietudine, gli dava pure ascolto
) del GENERO, che lavorava, era sistemato, tanto un bravo ragazzo, e che la figlia, bla bla, doveva andare all'università, nonostante lei non ne avesse affatto voglia, perchè per lei realizzazione significa [letteralmente, dai suoi pensieri] - fare la casalinga, badare ai bambini, aspettare mio marito -. Quando poi a lui è passato lo sfizio dopo un annetto scarso e, pare, lo sfizio se lo sia fatto passare con tanto di corna, lei è in un pericoloso scivolamento depressivo che tutta la famiglia ignora [non si può parlare di questo che è vissuto come un "fallimento"] e il caro zio non fa più tanto lo spiritoso con la sottoscritta dottoressa magistrale.
Ma chi, insaziabile e più esplicita che mai, è la nonna. Adorabile nonnina omonima, che ad ogni telefonata (quindi all'incirca ogni settimana) mi chiede - Ah, allora un fidanzato? Ma nemmeno a lavoro [sarebbe il volontariato in struttura, le persone anziane non possono certo concepire che tu spendi del tuo tempo senza essere compensato. La concretezza dell'anziano che così stride con la realtà del mondo attuale. C'è grossa crisi]? Mi raccomando, un bel medico, ci vuole sempre un medico in famiglia -
Un po' come il telefilm.

Ecco. Se il medico fosse Claudia Pandolfi, allora si, un pensiero ce lo farei!

Grazie, faccino da schiaffi!
Sono preoccupata per il mio ciclo di vita.
Simulazione di colloquio con l'adolescente al master.
Faccio l'adolescente odiosa e oppositiva, e tutti credono che io sia una grande attrice.
Alla prof dico sommessamente - Giuro che da adolescente non ero così -
Infatti, non lo ero.
5 secondi dopo aver pronunciato la suddetta frase, sommessamente, mi rendo conto di una cosa. Che non ero così allora, ma sono esattamente così adesso. E il gruppo è ribelle, e io sono saccente, ribelle, narcisista ed oppositiva, e ora pure acida e odiosa! E poi, sono innamorata esattamente come farebbe un adolescente, che, per citare una persona famosa, prende l'aereo per la Sardegna come fosse l'autobus. Dovrei essere adulta, dovrei essere prudente, dovrei essere riverente e leccaculo, dovrei essere un sacco di cose e invece no! Faccio scelte azzardate, lascio il lavoro per una questione di ideali, penso di lasciare l'istituzione fetente quest'estate scendendo le scale e dicendo CIAO MERDE, al master prendo per il culo gente con il doppio dei miei anni, sotterrando quella riverenza per la vecchiaia che avevo fino a pochi anni fa.
Sono come Benjamin Button...

Al master ormai è scoppiata la guerra. Gente che non saluta, che guarda sottecchi, che spara frecciatine al veleno, che tenta, ad ogni lezione, una psicanalisi di massa (nemmeno di gruppo), come se al gruppo (o almeno a me) fregasse qualcosa delle proprie e personalissime dinamiche coniugale-madre/figli-qualsiasi altra cosa.
A me, al master, personalissimamente, frega di una sola cosa.
Delle pastarelle.
Del panuozzo.
DI SABRINAAAAAAAA!!!!!
Ormai abbiamo invaso anche Facebook! 
E' la donna della mia vita. E' ironica, autoironica, talmente incurante delle dinamiche del mondo esterno, quando ride fischia! ed ama la sua Smart piena di ammaccature più di ogni altra cosa al mondo!
Pensieri Nascosti.
Confesso che a volte è difficile, certe cose mi fanno ancora effetto. Mentre ieri chiedi, penso che è proprio vero, delle cose, da allora, fanno parte di me e non riesco (non voglio) staccarmene.
E mi piace l'idea, al contrario di quanto si dica, che potrebbe non affondare.
Non so dove l'ho letto, ma pare che la mia previsione che il matto del GF fosse stato preso da un OPG non fosse tanto infondata, visto che pochi giorni dopo sarebbe stato condotto in ospedale in Trattamento Sanitario Obbligatorio...
Ad un certo punto vengo colta da un lampo.
4 anni di scuola di specializzazione non sono semplicemente quella fiumana di soldi che esce dalle tue tasche mentre tu sospiri pensando che lo fai per il tuo bene e per quello dell'umanità intera che potrà finalmente usufruire delle tue abilità, riconosciute, accreditate e tutelate.
4 anni, nella MIA scuola di specializzazione, significano anche 4 anni di gruppo di formazione. Un gruppo che a parole fa tutto il diffidente, poi vai a vedere, sotto-sotto già si sono creati legami (alcuni anche *strani*
), sotto-sotto già ci piace da morire stare insieme un'intera giornata e non vediamo l'ora di partire, a fine giugno, per l'intensivo.
Sento quell'aria da quinto anno di liceo che non ho assolutamente vissuto al quinti anno di liceo, ovviamente.
E vengo colta, appunto, dal lampo. 4 anni. 4 anni ininterrotti, di fila e di così tanta intimità. Io non ce l'ho mai avuti con nessuno. E la cosa mi ha istantaneamente inquietato, quando ho pensato che se dovessi litigare/fare qualcosa di ambiguo con qualcuno, quel qualcuno ce l'avrò davanti per 4 anni di fila! Mettiamo che una qualsivoglia persona mi odi sul serio, perchè io ho spine troppo antipatiche. Poi per 4 anni dovrò convivere con quell'odio. Non mi è mai successo! Al massimo ognuno per la sua strada, ci si schifava reciprocamente, e ci si evitava/conviveva nella stessa città nella maniera più o meno civile.
- Ma come - mi chiede una compagna di gruppo, - avrai sicuramente amicizie importanti che durano da almeno quattro anni! - .
No invece, non ce le ho, non così continuative. Il mio rapporto più vecchio, quello con Matt credo, si è caratterizzato per il fatto di essere sempre distanti. E quello con Claudia non è che si può definire un rapporto propriamente continuativo da 4 anni.
E' strano. E' strano perchè poi mi torna in mente ciò che una volta dissi parlando con Kero. Era qualcosa che suonava come - Io poi tra quattro anni, quando sarò da sola, dovrò pensare a cosa mi resta - E lei rispose (
) - A parte che tra 4 anni vorrei presupporre che stiamo ancora assieme -
[Comunque tutti sereni, ieri ha pronunciato le seguenti parole: - Nah, io non verrò a vivere con te. Non ti sopporto!
]
Ho un'innata capacità di farmi odiare.
Forse dovrei analizzare questa mia tendenza masochistica.
E' che mi gongolo delle mie spine.

[E come era chiatto Gongolo!]
Quando ho mal di testa e vado a dormire nel tentativo di svegliarmi al mattino successivo con meno dolore, meno nausea e possibilmente buon umore, faccio sempre sogni inquietanti.
Quello di stanotte narrava di come io all'improvviso decidessi di dare un taglio netto ai miei bellissimi (e ingrifatissimi) capelli per tagliarmeli come lui:

[NB: ma perchè e a me le sarde prima fanno un'antipatia incredibile, poi però mi fanno un sesso esagerato?]