Sfida.
Abbiamo iniziato più o meno tutti così, parlando davanti allo specchio 5 mesi fa.
20 sbruffoni, ma teneri, perchè ognuno di noi sapeva che tutto quel fumo nascondeva ben poco arrosto, e uno dopo l'anno si susseguono i pali e le certezze che crollano.
Quello che volevamo, più o meno, ciascuno di noi.
Che ora ha un'aria un po' meno sbruffona, più interrogativa.
I gruppi sono una figata, perchè ti fanno sperimentare, in ambiente "semiprotetto". I gruppi, ogni volta, tirano fuori le tue qualità emergenti. E poi ci sono gli eventi di vita, che contribuiscono di certo a rinforzare certe correnti.
Poi, ancora, ci sono le somiglianze, le attivazioni incontrollate, scherzi e mani sudate.
Così, prendete me. Albero dalle fronde arzigogolate, ampio, narcisista, saccente, ma fusto piccolo, nascosto, coperto di cespugli. Si poti e si scopra quanto pesa tenere sui rami fronde così.
Ma si dice, lo dicono ancora, che sei una bella persona, che ispiri saggezza, che appari molto intelligente. Si dice, anche, che è bello che tua madre cerchi da te la forza per sè.
Molto bello 
Ricordi. Ricordi di una qualità emergente: la fragilità. La dolcezza. Guardare una persona e scambiarsi sguardi e sorrisi. Per il solo piacere di farlo, in quel momento.
Sfida: sperimentare una complicità da banco di liceo.
Sfida vera: sperimentare la fragilità. Abbandonarsi al senso di fragilità. Chiedere - Ti posso abbracciare? - e non avere il terrore di andare in pezzi.
Sfida: adesso; adesso, con la pelle strappata via, da questa separazione, da questa morte che mi circonda e che scopro appartenermi sempre più nell'intimo, con i poteri distruttivi di un odio che può annientare il mondo, adesso. Sii fragile. Concediti l'emozione. Concediti il dubbio, quello vero, quello che può farti fallire. E andare in pezzi, davvero in pezzi, in queste condizioni poi...
Il dubbio di essere come si è, con le difese più destrutturate possibili.
E allora vedi. *E senti*.
Vedi, il pollice e l'indice che pizzicano il rimmel. Ti spaventi, non sai se ce la farai a sopportare quello che potresti vedere. Al fine, vedi. E' un attimo, un secondo, avresti potuto perderlo se solo qualsiasi altra cosa ti avesse distratto. Ma si sentiva, l'attenzione non avrebbe potuto essere altrove. Non era possibile. E' un attimo. Una palpebra che sbatte, una lacrima, una sola, che scende, veloce, due dita che l'intercettano velocissime. Non sento di doverla proteggere. Quelle mani così veloci, dicono che sa proteggersi da sola, o forse che lo ha fatto per un sacco di tempo che non sa come altro fare, se non così. Anzi, forse sarebbe una protezione invadente; non si può davvero proteggere chi, per anni, se l'è cavata benissimo da sola. Sarebbe quasi irrispettoso. La forza per un dolore così grande chiede il massimo rispetto.
Per me alla fine è così, non desidero che gli altri mi proteggano in assoluto. Vorrei solo che a volte mi concedessero di riposarmi. Ogni tanto, di potermi lasciar andare, senza dovermi portare a spasso tutte quelle fronde, così evitanti e che non fanno preoccupare nessuno.
Sfida: lasciati andare, di' quello che hai provato, in quell'attimo, con la convinzione che qualcosa, in un modo o nell'altro, conta. Vale. Significa. Lasciati andare, esprimi un desiderio, di' - Posso abbracciarti? - che non so se l'ho detto o l'ho solo pensato, ma era un - Voglio abbracciarti - e basta.
E l'ho abbracciata, e non mi ha fatto sentire come se potessi o stessi per andare in pezzi.
Rischia. Rischia sul dubbio che più ti fa soffrire. Non dici le cose, mai, e hai paura che ti vengano dette, perchè le desideri troppo e quando poi ti verranno tolte...hai paura di starci troppo male. Lascia andare. Non pensare [come per un attimo farò dopo, all'autogrill] che devono passare altri 3 anni, che sono lunghi, fra 3 anni come sarà?
Rischia col dubbio di andare in pezzi. Rischia col dubbio che le cose cambiano. Rischia col dubbio che qualcuno menta. Rischia con tutto, anche di non farcela. Rischia di essere fragile, di avere bisogno, di avere desideri...