giovedì, aprile 30, 2009

Cose pericolose.

Cose pericolose, nell'insonnia notturna.

Certe dinamiche te le ricordi troppo bene. Certi toni, certe reazioni, certi innalzamenti di temperatura, certe tentazioni, certi giochi spinti sul filo del rasoio.

Quel demonio, l'unico altro demonio, capace di indurti in una tentazione che dice - Buttati nelle fiamme, che alla fine resterai in cenere, ma durante, sarà meraviglioso -

Bruciati, non preoccuparti della cenere, che sarai troppo impegnata a lasciarti trascinare dall'impeto del fuoco.

[*Fiamme e cenere*, non a caso   ].

So che non è niente, che è una faccenda solo mia, solo nella mia testa, un effetto da eroina, una cosa da cui non ho mai saputo separarmi veramente, che dura lo spazio di un attimo, che in realtà non ci devi pensare [ed è l'unica cosa in cui, davvero, non penso... ], che devi andare avanti per processo primario. Agisci e basta, senza pensare.

C'è un paradosso, legato alla certezza che non c'è un dopo. Il non dovermi (paradossalmente) preoccupare del dopo, mi inchioda (anche *inchioda*, non a caso  ).

E' la mia vera, unica, esclusiva, perdita di controllo.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 20:19 | Permalink | commenti
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mercoledì, aprile 29, 2009

Sono due le sensazioni persistenti.

Smarrimento, rispetto a quello che vorrei.

Delusione. Tantissima delusione.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 22:45 | Permalink | commenti
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mercoledì, aprile 29, 2009

Mi preoccupano i pensieri sotterranei.
Sono pensieri, fatti della materia di cui sono fatti gli stessi pensieri con cui si fanno i calcoli, con cui si mettono insieme le parole per dare alle frase un senso compiuto.
Sono pensieri, perchè è così che ho cominciato a vivere io, da alcuni anni.
Solo di pensieri.
La Pau mi dice - Tu pensi troppo. Perchè non smetti? -
Rispondo - Perchè è di quelle poche cose che so fare -
La replica a sua volta, suona come qualcosa simile a - Ma quando mai che pensi sempre male! E mo abbusch pur! -
Me lo diceva la mia ex, lamentandosi che io non mi arrabbiavo mai per nulla.
Non reagivo a nulla, diceva.
Per me era falso. Non reagivo per le sciocchezze, non reagivo per non liberare l'odio, per niente avrei distrutto il mio amore per lei con la parte peggiore di me.
[Troppo tempo nella stanza di psicoterapia fa male].
Lo dissi innocentemente a Sigmund, che non lo sapevo più dove era finita la mia rabbia.
Già, dov'è? Quella forza infernale e inarrestabile che guidava la mia mano a stappare bottiglie l'una dietro l'altra, a spingere lame, sulla pelle, sangue e sale.
Scherzo con la Pau, che non sopporto il dolore della ceretta. Falso. Posso sopportare anche di peggio.
Ricordo...non è vero, non lo ricordo affatto, quali erano le condizioni delle mie braccia e delle mie mani. Il rossore, il gonfiore, il bruciore, il dolore, la paura, non si possono descrivere.
A scuola parliamo della famiglia, ciascuno la sua.
Descrivo la mia come caratterizzata dalla solitudine. Poi ci penso meglio, e cerco di descriverci come 3 (non 4, 3, perchè mio fratello non lo considero, non ho ricordo di quando c'era lui) isolati.
Immaginavo una famiglia come un arcipelago (dove l'avevo letta questa similitudine? E non sono nemmeno sicura che parlasse della famiglia...forse della psicosi?). Nella mia siamo ognuno da solo su un'isoletta senza collegamento l'una all'altra. E siamo tutti lì che cerchiamo di sbracciarci per dirci quanto ci vogliamo bene e non lo sappiamo fare.
Non è che non ce ne vogliamo, ci siamo trovati nei posti sbagliati nei momenti sbagliati e coi modi sbagliati.
La risposta a questa mia descrizione? - Non capisco. Dov'è la rabbia? C'è rabbia quando una persona vuole comunicare qualcosa e non ci riesce -
Riflesso immediato: - La fase della rabbia (c'è stata, chi si dimentica le urlate con mamma e mio padre che mi lanciava i libri nel corridoio?).
Già, c'è stata. E' finita perchè mi sarò anche un po' rassegnata, a 26 anni suonati.
Ma come me ne sono liberata?
Nel corso del tempo, si è svuotato tutto.
Gli eventi, i fatti... per togliere la rabbia, per salvarmi la vita, ho svuotato ogni significato, come *togliere la poesia alla vita*, niente ha un vero senso perchè tutto è pura materia, fatti. Fatti e basta. E fatti terminano, finiscono, e non hanno i significati/contenuti necessari per lasciare una traccia.
I pensieri sotterranei. Ho paura, delle volte, forse per questo mentre cerco di dormire, poi d'improvviso salto d'angoscia.
Ho paura della mia coda dell'occhio, che, rapidissimo, per un nanosecondo cade sulla lametta di papà accanto allo spazzolino quando la mattina, appena alzata, vado in bagno.
Ho paura del pensiero, costante, che non riesco nemmeno a scrivere.
Sono pensieri ancora vuoti.
Ho paura che un giorno la tanto salda difesa che ho messo di fronte al mio odio distruttivo, fallisca, e riempia tutti questi vuoti di morte.
Ho paura, perchè ho la sensazione di fingere un benessere, mentre da un mese, un fottutissimo mese intero, non riesco a mettere mano a un libro, ma mi limito a sopravvivere ai miei doveri immediati.
vado all'asl, vado a scuola, il resto del tempo o sono in macchina per andare possibilmente a ubriacarmi da qualche parte o dormo. O almeno cerco di dormire, per quel paio di ore che ci riesco.
Quando ci riesco. Troppo spesso, per troppe notti, nemmeno quello riesco a fare, nonostante gli antistaminici, nonostante le erbe.
- Tu sei una pazza squilibrata mi dice - e io le suggerisco che 5 mg di Zyprexa forse mi ci vogliono...
*Paura*, diversa, perchè la valutazione è bizzarra, è quella di stare riattraversando la mia adolescenza. Si dice - riattraversare le esperienze passate, per dargli un senso, nuovi significati, per poter andare avanti -
Si dice, anche, recuperare quello che non si è avuto e quelli che non si è potuti essere. Se si è stati troppo veloci a un tempo, si rallenterà in un altro.
Così mi spaventano certe mie regressioni nei comportamenti. Certe manipolazioni che veramente mi giocavo a 16 anni con Nem.
E se poi trovi la collusione?

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 19:41 | Permalink | commenti (2)
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martedì, aprile 21, 2009

Non ci amare, perchè siamo fatte così. Siamo un popolo di veline.

Quante qualità. Oggi mi sono sentita dire che sono saggia, intelligente, una "bella persona".

A qualcuno posso persino sembrare così bella da dover trovare il modo di poter "brillare".

E poi resta che non devo essere permalosa se si fanno battute sul mio aspetto; se, per esempio, non piacevo nemmeno alla mia ex fidanzata. Ma non essere permalosa, ancora, l'importante è piacere alle persone che sono importanti per te.

Si?

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 00:24 | Permalink | commenti
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martedì, aprile 21, 2009

Sfida.

Abbiamo iniziato più o meno tutti così, parlando davanti allo specchio 5 mesi fa.

20 sbruffoni, ma teneri, perchè ognuno di noi sapeva che tutto quel fumo nascondeva ben poco arrosto, e uno dopo l'anno si susseguono i pali e le certezze che crollano.

Quello che volevamo, più o meno, ciascuno di noi.

Che ora ha un'aria un po' meno sbruffona, più interrogativa.

I gruppi sono una figata, perchè ti fanno sperimentare, in ambiente "semiprotetto". I gruppi, ogni volta, tirano fuori le tue qualità emergenti. E poi ci sono gli eventi di vita, che contribuiscono di certo a rinforzare certe correnti.

Poi, ancora, ci sono le somiglianze, le attivazioni incontrollate, scherzi e mani sudate.

Così, prendete me. Albero dalle fronde arzigogolate, ampio, narcisista, saccente, ma fusto piccolo, nascosto, coperto di cespugli. Si poti e si scopra quanto pesa tenere sui rami fronde così.

Ma si dice, lo dicono ancora, che sei una bella persona, che ispiri saggezza, che appari molto intelligente. Si dice, anche, che è bello che tua madre cerchi da te la forza per sè.

Molto bello  

Ricordi. Ricordi di una qualità emergente: la fragilità. La dolcezza. Guardare una persona e scambiarsi sguardi e sorrisi. Per il solo piacere di farlo, in quel momento.

Sfida: sperimentare una complicità da banco di liceo.

Sfida vera: sperimentare la fragilità. Abbandonarsi al senso di fragilità. Chiedere - Ti posso abbracciare? - e non avere il terrore di andare in pezzi.

Sfida: adesso; adesso, con la pelle strappata via, da questa separazione, da questa morte che mi circonda e che scopro appartenermi sempre più nell'intimo, con i poteri distruttivi di un odio che può annientare il mondo, adesso. Sii fragile. Concediti l'emozione. Concediti il dubbio, quello vero, quello che può farti fallire. E andare in pezzi, davvero in pezzi, in queste condizioni poi...

Il dubbio di essere come si è, con le difese più destrutturate possibili.

E allora vedi. *E senti*.

Vedi, il pollice e l'indice che pizzicano il rimmel. Ti spaventi, non sai se ce la farai a sopportare quello che potresti vedere. Al fine, vedi. E' un attimo, un secondo, avresti potuto perderlo se solo qualsiasi altra cosa ti avesse distratto. Ma si sentiva, l'attenzione non avrebbe potuto essere altrove. Non era possibile. E' un attimo. Una palpebra che sbatte, una lacrima, una sola, che scende, veloce, due dita che l'intercettano velocissime. Non sento di doverla proteggere. Quelle mani così veloci, dicono che sa proteggersi da sola, o forse che lo ha fatto per un sacco di tempo che non sa come altro fare, se non così. Anzi, forse sarebbe una protezione invadente; non si può davvero proteggere chi, per anni, se l'è cavata benissimo da sola. Sarebbe quasi irrispettoso. La forza per un dolore così grande chiede il massimo rispetto.

Per me alla fine è così, non desidero che gli altri mi proteggano in assoluto. Vorrei solo che a volte mi concedessero di riposarmi. Ogni tanto, di potermi lasciar andare, senza dovermi portare a spasso tutte quelle fronde, così evitanti e che non fanno preoccupare nessuno.

Sfida: lasciati andare, di' quello che hai provato, in quell'attimo, con la convinzione che qualcosa, in un modo o nell'altro, conta. Vale. Significa. Lasciati andare, esprimi un desiderio, di' - Posso abbracciarti? - che non so se l'ho detto o l'ho solo pensato, ma era un - Voglio abbracciarti - e basta.

E l'ho abbracciata, e non mi ha fatto sentire come se potessi o stessi per andare in pezzi.

Rischia. Rischia sul dubbio che più ti fa soffrire. Non dici le cose, mai, e hai paura che ti vengano dette, perchè le desideri troppo e quando poi ti verranno tolte...hai paura di starci troppo male. Lascia andare. Non pensare [come per un attimo farò dopo, all'autogrill] che devono passare altri 3 anni, che sono lunghi, fra 3 anni come sarà?

Rischia col dubbio di andare in pezzi. Rischia col dubbio che le cose cambiano. Rischia col dubbio che qualcuno menta. Rischia con tutto, anche di non farcela. Rischia di essere fragile, di avere bisogno, di avere desideri...

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domenica, aprile 19, 2009

C'è qualcosa che rasenta lo *scandalo*, se mi metto a pensare a quali persone non hanno voluto fare a meno di me e a quali, invece lo hanno voluto fare, e con quanta scioltezza.

Facciamo un esempio alla larga.

L'ottusangola lo sapeva che ero a L'Aquila. Pensate che abbia avuto un vago pensiero di chiedere mie notizie? Manco morta. Lo ha fatto una sua amica con cui se ci ho scambiato due parole in msn UNA VOLTA è pure assai.

Così, forse, dovrei considerare di più chi, nonostante tutto, non è riuscito a stare lontano da me...

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domenica, aprile 19, 2009
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sabato, aprile 18, 2009

Certi meccanismi sono fortissimi.

La proiezione per esempio.

E' talmente forte il mio bisogno di essere protetta, che per gli altri sono io la persona protettiva.

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sabato, aprile 18, 2009

E' tempo di shopping. E di tagliarmi i capelli.

E' tempo di camice nuove e di cravatte nuove e di capelli più corti.

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sabato, aprile 18, 2009

Il roscharch che sto siglando da tutta la mattina è praticamente un delirio continuo sulle 10 tavole.

Peccato che il soggetto, di mestiere, faccia lo psichiatra...

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 13:58 | Permalink | commenti
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sabato, aprile 18, 2009

La cosa che veramente mi dà sui nervi, più di tutto intendo, è stato il cambiamento repentino.

Da quel - non posso immaginare di non sentirti più - di 3 giorni prima al non sentirmi più davvero e basta, con una semplicità disarmante.

Ma come ha detto qualcuno - Eh, io pure facevo come a lei quando volevo smollarmi il ragazzo di Milano, te lo ricordi? -

E vabbè.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 13:56 | Permalink | commenti
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sabato, aprile 18, 2009

E' un lutto da troppi punti di vista  e mi dispiace, ma non sempre ho la forza.

Io a Cagliari non avevo solo una fidanzata. Avevo trovato una famiglia e degli amici veri. So di non averli persi, figurarsi  Ma di certo, ora non vado più a Cagliari con la stessa frequenza (o almeno con la frequenza che avrei voluto avere io  ), se ci tornerò non ci andrò di certo con lo stesso stato d'animo [mi fa male persino se mi capita nel profilo di fb qualche foto dove c'è lei  , mi viene da piangere come una cretina, perchè avrei voluto esserci anche io, o almeno pensare che avrei potuto esserci]. Di certo non capiterà di pensare di farci un viaggio TUTTI INSIEME.

Ho perso veramente troppo.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 13:54 | Permalink | commenti
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mercoledì, aprile 15, 2009

Quando dopo la rimozione, si arriva al diniego e poi la roba passa in preconscio e se aggiri un po' la negazione con un minimo di abilità, scoppia scoppia mi scoppia il cuorrrrrr!!

Per la prima volta in vita mia mi ritrovo a raccontare di quella sera all'Antenna, senza riuscire a dire che si, volevo, volevo...volevo...insomma, lo sai che ho tentato di fare!

Mentre ricomincio a pensarci, a quasi focalizzare la visione di me dall'esterno, comincio a toccare lentamente la sensazione di fondo, che è terribile, perchè assolutamente senza senso. E' totalmente iingiustificata, perchè la mia è solo  una vita banale, non una terribile vita. Non ci sono traumi, non ci sono veri eventi dolorosi, non ci sono cattivi genitori, non ci sono fratelli morti, genitori lascivi o altro.

C'è che mia mamma per troppo amore mi ha staccato dalla tetta all'improvviso e quando ero troppo piccola persino per parlare e capire che accidenti stava succedendo. Ma vogliamo chiamarlo trauma? Credo che la gente vada avanti con cose ben più gravi... (in casa famiglia ho visto ragazzi più strutturati di me che avevano veramente visto l'inferno). Io perchè non ci riesco?

Ieri notte, delirando totalmente, continuavo a dire che mi manca la struttura, il danno è troppo primitivo, le fondamenta fanno schifo, proprio non ce la faccio.

Quello che è veramente peggio, è che il mio vero problema, quello che una buona analisi (l'anno prossimo sarà l'anno della psicoterapia e dello spagnolo, sperando che non sia più l'anno dell'abilitazione  ) dovrebbe destrutturarmi e ristrutturarmi (distruggere i buchi neri, riempire i vuoti, cose così  ) è la convinzione, profonda, che la mia vita non valga la pena di essere vissuta.

E' questo il senso di non riuscire a entrare in contatto con le cose, il senso di dover controllare tutto, il cinismo, il pensar male, il tentare continuo di dargli un senso, la ricerca d'amore che mi convinca che la mia convinzione è sbagliata, la distruzione.

Tutto il mio affannarmi e tutto l'affannarsi è orientato a questo. A convincermi che di vivere ne valga la pena.

Ed è osceno che io nel profondo sia convinta di questo, è scandaloso, fa inpennare il mio senso di colpa alle stelle. Sono un bambino kleniano, da capo a piede.

Ed è tutto un circolo autorinforzante, ovviamente, perchè non è che il tutto sto senso di colpa mi faccia sentire in pace, tanto da dire che ne varrà la pena.

Non è un'esagerazione. In questi giorni di morti, morti ovunque, ho pensato cose davvero oscene, ed è egoistico, perchè se io non ci fossi, ci sarebbero almeno i miei genitori a soffrire da morire. E sono talmente vuota da non pensare nemmeno a questo? Nemmeno a quella mia povera madre?

E tutto il mio affannarmi gira intorno a questo, a questo tentativo di salvarmi la vita. Ed è ovviamente una cosa su cui, allo stato almeno, non posso vincere.

Come si fa, a vincere la morte?

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 21:09 | Permalink | commenti
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martedì, aprile 14, 2009

Ecco, come funziona. Non c'è niente da fare, devo mentire. La prossima volta, alla mia prossima fidanzata, mentirò e le terrò nascosto tutto. Troppo centripeto il mio passato, troppo oscuranti i miei pensieri per poter essere dati tutti.

Metti che poi ti prendono per una pazza, oppure per una fragile, che se piangi tu, allora significa che vai in pezzi e ti scompensi .

E' come in "Ragazza Interrotta", quando parla delle azioni quotidiane che in realtà fuori da un istituto farebbe qualsiasi persona, ma che poichè sono delle matte a fare, allora hanno sempre qualcosa di sospetto. Non c'era un semplice "scrivere". Ma "scrivere compulsivo". Non c'era un semplice: mangiare cioccolata perchè mi sento giù. C'era "alimentazione compulsiva". Non c'era sognare ad occhi aperti, ma "crisi dissociativa".

Si, è così. Se faccio qualcosa io, per quanto cerchi tanto di impegnarmi a essere una brava persona, se dico la verità, risulterà sempre sospetta.

La lezione pratica imparata dopo questo anno è mezzo è che mentire è una buona strategia. Perchè dire, per onestà, che con la Pazza ci sono stata a letto? Lievi particolari. Perchè, ammesso che accada, dopo che abbiamo fatto sesso, mentre lei mi fa un bel massaggio alle spalle dopo che io l'ho rivoltata come un calzino   , rispondere alla sua domanda - Cosa sono questi segni qui? - con un lugubre - Me li sono fatti io, sai, ho avuto tanti problemi mentali in passato....- e aprire questo baratro di paure? Non posso banalmente rispondere: - sai, una mia amica aveva un gatto che si affilava le unghie saltandomi addosso? - Una risposta così fa anche simpatia, c'è un adorabile gattino, e magari anche un filo di lana con cui far giocare il gattino  e tutti si intenerirebbero, altro che spaventarsi, oddio, la mia ragazza è pazza, è pazza è pazzaaaaaaaa .

La faccenda dei chiodi ha inquietato un po' di persone, tutti si sono affrettati a scrivermi che non è l'autodistruzione la soluzione [ma non era quello che avevo scritto già io? non per essere saccente eh... ], che era angosciante, che sembro sull'orlo del baratro.

La domanda allora si pone lecita: ma tutto questo mio pensare, questo mio scrivere, ok, è evidente che è un mio modo per contenere la mia sofferenza di questo momento, di dare una direzione a questo smarrimento improvviso, ma fosse davvero, semplicemente, tutt'un affannarsi intorno all'avvicinarsi dello scompenso?

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 23:58 | Permalink | commenti
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martedì, aprile 14, 2009

Cose vive/Cose Morte.

Il mio primo Roscharch era un dispiegamento infinito di macchie di sangue, ossa e mutandine da donna.

Questi, in definitiva, dovrebbero essere i miei contenuti inconsci. Annamo bene. Con queste premesse, nella mia posizione, non mi sento nemmeno più in diritto di poter dire a qualcun altro che non fa tanto bene ad andare via.

Se quello che può trovare è questo, non c'è molto da rimproverargli!

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 22:17 | Permalink | commenti
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martedì, aprile 14, 2009

Mentre cercavo di dormire oggi pomeriggio [antistaminici e cattivo umore ], ho fatto un sacco di sogni strani in pieno stadio 1 del sonno.

Mi ero messa a letto nella speranza di liberarmi dei pensiero per qualche ora e invece ho ottenuto l'effetto opposto. Sono stata completamente aggredita, da immagini totalmente folli. La mia ex che mi bacia in camera da letto quest'estate a Roma, la Pazza che piange in camera sua, Barack Obama [giuro che è vero  ], Sigmund, la paziente di stamattina, io senza pelle, angoscia in mezzo al petto e una terribile sensazione di non riuscire a muovere le gambe talmente sono diventate pesanti. In meno di 24 ore ho collezionato intorno a me 4 morti. Più una città rasa al suolo. Quando stamattina a Sigmund ho detto

- L'unica attivazione di oggi? L'angoscia di morte -

- Ma come mai? Oggi non è uscita l'angoscia di morte -

- E vorrei vedere a te, se non te se attivasse a priori!!   -

[perchè non parliamo mai dei dolori che sono tornati, dell'ecografia che rimando e di una Risonanza Magnetica che forse, prima o poi nella mia vita, sarebbe il caso di fare  ]

Poi ho avuto una serie di pensieri. Del tipo [vergognoso] (spaventoso) che io più che il vuoto dentro, ho un buco nero, nel quale non solo non c'è niente dentro, ma agisce la famosa forza demolitrice. Ergo, seppure io possa arrivare a sviluppare un pensiero [ancora più vergognoso] (vedete le parole? io non ho sviluppato un pensiero, è una razionalizzazione. Io ho preso contatto con un *desiderio* e la mia reazione è "vergognoso" -> svalutazione) che ho bisogno d'amore [dato e ricevuto], questo non è un bisogno che può trovare soddisfacimento/realizzazione. Ho pensato: le persone che si stanno accanto, che sentono di farlo, lo fanno in virtù di qualcosa che li "lega". E ho cominciato a pensare a questo "legame". "Legare". [a parte ogni associazione sessuale che mi viene in mente adesso, ma forse non è nemmeno tanto insana e depravata l'associazione...a pensarci appare anche lei degna... ]. Legare implica due perni, in due posti diversi e una corda. Se la corda è la relazione, e da una parte manca il perno, non poi mai tendere il filo e creare la corda su cui far scorrere la relazione.  E' plausibile che il suddetto buco nero non sia un gran perno. Se hai un buco nero e tutto quello che puoi fare è distruggere, vuol dire che non sei in grado di far stabile quella risonanza che permette a due persone di legarsi su quel qualcosa di inspiegabile che fa dire, per esempio, come è accaduto di sentire ieri, - L'amo ed è troppo importante, non posso perderla -

Ecco, la cosa forse è più tragica, io non è che non riesco a meritarmi di essere amata, perchè nessuno mi sceglie, nonostante tutto [ma quanto fa trono sta cosa?  ].

Il problema è più indietro, è più mio. E' più che non sono in condizione di permettere a qualcuno di amarmi, perchè dentro non riesco a far risuonare niente nella altre persone. Forse era questo che volevano dire i miei vecchi amici, quando, mentre io ero impegnatissima nella mia autodistruzione, mi dicevano - Tu sei fredda - [diciamo che però nemmeno loro sono stati d'aiuto sparendo di punto in bianco eh  ]. Me lo disse anche Carletto una volta, che io sono impenetrabile, anche se sospettava che sotto ci fosse qualcosa, ma restavo una roccia di granito.

Da me, si va solo via. Perchè non c'è niente cui legarsi.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 21:46 | Permalink | commenti
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lunedì, aprile 13, 2009

E si, ne ho bisogno. Di parlare di cose buone e non di cose cattive. Di cose riuscite e non delle cose non riuscite. Di cose e persone che mi vogliono, non di quelle che non mi vogliono. Non ci sto a passare il tempo a sviscerare le ragioni di questa fine, perchè da parte mia è inutile.

Non che non mi dia delle discrete colpe eh, non che non soffra, non che non ritenterei (figurarsi se non ritenterei, ma la decisione, come detto è DEFINITIVA  e la consegna è: non ritentare, non riavvicinarti che verrai solo rifiutata  come l'amore e le buone intenzioni cambiano da così a così in 3 giorni  ). Ma se uno poi non prova più niente, l'altro, che deve mai sviscerare? Il perchè non è più stato capace di far innamorare? Ah si, e poi? Mai come stavolta varrà il detto - Se ti ama per davvero, tornerà - [prego azionare risatine elettroniche  ]

Quando io ho amato per davvero, sono tornata. E ho anche amato profondamente (ho amato pure quando ha fatto male e ho imparato anche a fare in modo che non facesse più del male...e ad ogni passo starò meglio).

Ergo, torniamo alle cose buone. Anzi, parliamo di una cosa curiosa [dove *curiosa* è proprio la parola più adatta  ].

Parlando con Sigmund l'altro martedì, mi ha proposto l'enigma che è diventato il mio must attuale:

- La paura più grande è che ci sia qualcosa più grande della paura stessa -

Già il fatto che me l'abbia proposto come un enigma mi ha attizzato da morire, figurarsi  .

E' complicato a spiegarlo a parole, ma allo stato, mi sembra di intuirla la soluzione. E' quello che c'è nella spaccatura che si è creata fra quello che la mia inclinazione mi indurrebbe a fare in questo momento [autodistruzione e annientamento] e il calore del suolo su cui la Pau mi inchioda. In mezzo, c'è quella cosa più grande della paura stessa. C'è il dubbio. Il dubbio vissuto, attimo per attimo. C'è l'abbandono di quel controllo che l'annientamento e l'autodistruzione appaiono darti [esatto, l'autodistruzione è controllo della propria distruzione, per non essere distrutti dagli altri] e l'abbandono stesso a quel calore dell'istante, che è la cura.

E' la guerra dei chiodi. Un chiodo conficcato al centro di una mano, che la tiene ferma dalla parte dell'autodistruzione. Un altro chiodo conficcato in mezzo all'altra mano, ferma dalla parte opposta. E in mezzo la mia maglia bianca della salute, la testa della Pau poggiata sopra che non mi chiede, ma semplicemente *desidera*. Desidera che io resti lì. La sensazione precisa? Che lo desideri senza che io combatta per farlo, che si sfilino quei chiodi, da una mano e l'altra e siano libere di esplorare quello che c'è in mezzo, senza pensarci davvero, ma sentendolo attimo per attimo, con accanto il dubbio che possa distruggermi e la forza di una natura che non lo fa accadere.

Ecco quello che c'è di buono adesso. Che mi è stata tolta la pelle, per l'ennesima volta, e mentre una parte di me vorrebbe affrettarsi nell'autodistruzione, c'è qualcosa che mi trattiene a vedere cosa c'è, sotto quella pelle andata a pezzi. So che c'era del sangue. Me lo sono fatto uscire milioni di volte. Ma sotto il sangue ancora?

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 23:44 | Permalink | commenti
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lunedì, aprile 13, 2009

Ridere, ridere, scherzare e prendere in giro. Citare quell'antico evento come un fatto quasi mitologico.

Ma io quella notte, al Poetto, feci una promessa. Mantenerla è stata una questione d'onore e di convinzione.

A parole non suonava esattamente così, ma nel contenuto era: con me potrai essere sempre quella che sei. Sbattere i piedi come vuoi, urlare come vuoi, essere acida quanto vuoi, piangere o esprimere i tuoi bisogni e i tuoi desideri in quel modo così tuo e così tipicamente contorto (  ).

Perchè sei selvaggia, e in un momento, mi hai salvato la vita, riaccendendo i fuochi dello stomaco. Starti vicino, anche se banalmente, con poco, mi dà il senso che le scelte le ho fatte bene con te. Dal primo bacio, a tutti i vaffanculo, a tutti gli insulti che ci siamo tirate, fino a quel riavvicinamento che tanto ti ha fatto ridere.

Incredula.

Forse in una cosa ci sono riuscita. A dimostrati che ti sbagliavi, quando ti chiedevi come avresti potuto fare a fidarti di me...tutto quello che ho detto, ho dimostrato che era vero, fino in fondo

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 21:25 | Permalink | commenti
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lunedì, aprile 13, 2009

Ah, poi il senso è uscito. Ed è quello che pensavo io, da mesi.

Che tutto era diventato un peso e che non appena ha riassaggiato la leggerezza della vita da single, non la molla più. Poi sarei dovuta essere io quella che la superava in breve. Certo certo

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 20:50 | Permalink | commenti
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lunedì, aprile 13, 2009

La paura più grande

è che esista qualcosa

più grande della paura stessa

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 01:07 | Permalink | commenti
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lunedì, aprile 13, 2009

Mi sto comportando come se non ci tenessi? Perchè tutti mi dicono questo? Perchè mi dicono che mi sto comportando come se sbattessi i piedi? Quella lasciata sono stata io. Quella che ha insistito fino alle lacrime più amare per non far finire questa relazione sono stata io, quella che ha detto rimbocchiamoci le mani e usciamone, cerchiamo il modo assieme, sono stata io. Alla risposta - No, non ce n'è più - , posso trovare giustificata la mia reazione distruttiva? Perchè io sono fatta così. Di fronte al rifiuto, tendo alla cancellazione totale, il mio orgoglio, il mio narcisismo, restano troppo violentemente feriti e non ce la fanno.

Ora mi pento, ma grazie al cazzo, fatta la frittata, è difficile rimettere le uova nel paniere testa2

E' difficile riavvicinarsi. La mia risposta istintiva e quella un po' meno istintiva (ma se uno pensa un po' a quello che potevo avere in testa, magari un po' di comprensione la può mostrare  ) del giorno del terremoto, ha di sicuro ferito a morte l'orgoglio sardo che, si sa, è una cosa brutta assai  

Anche così, si spiegano le stallattiti di ghiaccio che ci siamo lanciate oggi con gli auguri di pasqua, una cosa da incorniciare nel museo dei freezer. Auguri a te, si ah, uhm, pure alla tua famiglia.

Na roba che nemmeno con la Pazza nei periodi di peggiore odio e gelo ce ne siamo tirate di così fetenti. Nemmeno nel memorabile episodio di - Adesso devo proprio chiederti una cosa fondamentale: che antistaminico usi? -  

La difficoltà è trovare un senso al modo in cui sono andate le cose.

A come sono rimasta io, i sentimenti erano ancora presenti. Almeno così pareva   e già questo secondo il mio contorto modo di pensare, fa pensare a una separazione come a una cosa abbastanza priva di senso. Ma si sa, posso incorrere tanti problemi, e per citare una delle due (che facilmente si può intuire non ero io) - L'amore non basta - E ok, non basta. Ma poi?

Prima si era detto - si proviamo - , poi - no, non proviamo più, non ce n'è - , ma il senso? E quelle frasi poco chiare sulla mia scuola, sul fatto che io potrei restare in Campania tutta la vita (ma stiamo scherzando?) che io abbia fatto delle scelte senza pensare al nostro futuro (ma stiamo scherzando ancora?), che mi devono far pensare? In realtà penso boh, perchè all'improvviso non ci ho capito più niente   , dove iniziava la causa, dove l'effetto, quale era la causa e quale era l'effetto e poi tutto il resto. Il riferimento al mio passato poi, senza senso pure quello. Mi sono fatta un pianto da persona distrutta è vero. Ma a voi, l'hanno mai detto - Ci dobbiamo lasciare - e quella stessa voce era quella che amate di più al mondo? Vi fate una risata? Io piango, che ci devo fare? Ora se deve passare per patologica pure questa di cosa, sinceramente comincio a diventare irritabile  Ho fatto della mia vita brandelli, non ne vado fiera, ma devo pagarla per tutta la vita?

Qui mi chiedono perchè ci siamo lasciate. Io ho difficoltà a rispondere. Perchè lei sta male? Perchè lei ha paura che stando male lei, stia male anche io? Perchè non sopportavamo la distanza? Perchè? Io non l'ho capito.

E non avendo capito, mi viene oscura anche la strategia da adottare. Modelli razionali del mio cervello impongono che si individui il problema e lo si abbatta, talvolta anche a violente testate. Scemata gradualmente l'ira funesta del pelide achille (cioè io) , che ferito nell'orgoglio, nel narcisismo (più banalmente: sentendosi abbandonato) ha reagito con rabbia e d'istinto, eliminando qualsiasi cosa a portata di raggio d'azione, cosa fare ora? Si può ancora sperare? E' davvero tutto finito? E questa speranza, se presente, va alimentata? Sospinta? E con quali fuochi, quali tizzoni, quali venti e quali legni?

Quale sarebbe la chiave di volta? E' tutto troppo confuso e con questa scusa mi prendo tempo. Tempo che potrebbe tanto essermi favorevole, tanto remarmi contro. Di cosa ha bisogno lei e di cosa avrei bisogno io, poi. Di cosa avrebbe bisogno la nostra relazione, in realtà, per ripartire?

La sensazione, generale, è che lei mi abbia trascinata nel suo vuoto interno prima e nella sua confusione adesso. Noi che di confusione non ne abbiamo mai avuta, lei soprattutto. Cosa è successo? Io, in verità, la mia idea me la sono fatta, e in verità ancora, me la sono fatta anche da qualche tempo, l'avevo anticipata ai ragazzi. Ma, presa questa strada ora, cosa fare?

E' davvero come ha detto lei? - Non ha più senso andare avanti, non ce n'è più, interrompiamola qua, doveva andare così? - E' davvero così? O devo mettere da parte l'orgoglio e fare una conversanata?

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 01:03 | Permalink | commenti
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domenica, aprile 12, 2009

Tutto quello che vedo io è una reazione depressiva bella e buona. Roba da prendere a calci questo soggetto accucciato nel letto a guardare inutilmente la tivvù, tirarlo giù e sbattergli in faccia tutto quello che vuole perdere.

Tutto questo mentre io, in uscita libera, all'improvviso per troppi giorni, sento sempre più netto il distacco dalle cose intorno; la butto decisamente sull'alcool, inaugurando con netto anticipo la stagione del Mojito in tutti i bar di Caserta. Il mojito, più di tutto, ti permette il distacco dalla realtà. Finito il rum, adorato il contrasto dell'amaro e del dolce dello zucchero di canna, aspetti che il tutto salga mentre combatti ferocemente con la menta sul fondo: e lì inizia la dissociazione. Mentre tutti si abbandonano al chiacchiericcio isterico (palate di isterismo), io entro in sintonia autistica col mio bicchierone e la fase autistica ha inizio.

Questo è il mio svago adesso.

Poi ci sono i numeri, i test. Per ora ho perso buona parte della motivazione allo studio: l'università è inagibile, non si hanno notizie della morte che farò con l'abilitazione, così la butto sui numeri e i miei felici incastri.

Poi c'è la parte scissa e *segreta*, una parte più notturna (notturna fino a quasi l'alba, povera Pau che mi sopporta :rolleyes:...). La parte inesplorata, l'altra parte (quella che si butta giù da una scuola, posso presumere...:rolleyes:), l'altra parte che non so nemmeno come parlarne. Non è la prima volta che mi siedo e cerco di scriverne, perchè scrivere mi aiuta sempre a capire. Quale sarà la resistenza? Il fatto che non è sempre necessario capire tutto e che non mi va proprio di dipingere con la razionalità anche questo *gioco senza ruoli* che come effetto principale ha quello di rendermi, innanzitutto, emotiva? Emotiva in modo anche infantile, fatto di reazioni *deficienti*. Le mie reazioni mancano. Le mie reazioni con lei mancano. Mancano di controllo. Mancano di processo secondario, mancano di domani. Mancano di difesa, mancano di rimozione e spostamento, per ogni - A cosa stai pensando? - mi inchioda al momento dei miei pensieri, dei miei stati d'animo e mi inchioda sempre più forte. Ed è pericoloso. Adesso più che mai. Significa entrare in contatto con il mio dolore, con il mio bisogno d'affetto, con il mio bisogno di attenzione, forte adesso più che mai, del mio bisogno di non sentirmi sempre e comunque risuonare con quella ferita rifiutante. Significa anche entrare in contatto con quella parte mancante della mia vita, quell'innocenza e purezza che non ho mai potuto vivere...

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 23:31 | Permalink | commenti
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giovedì, aprile 09, 2009

Lo dico piano. Aspetto la notte per dirlo.

Aspetto il respiro della persona che forse si spaventa di più a sentirlo, per poterlo dire. Aspetto, di essere costretta in quell'attimo a guardare in faccia la realtà.

Ne ho parlato con il Giovane Sigmund martedì e, per quanto illuminante, non è stato affatto rassicurante.

La conversazione è stata all'incirca così:

- Era il mio posto dove scappavo. Era la mia fuga. Le mie decisioni più importanti le ho prese TUTTE lì, le persone più importanti le ho conosciute tutte lì. La mia vita è cambiata lì -

- E ora che questo posto non c'è più, dove scapperai? -

- O la mia fuga diventa Napoli (la scuola) o fuggo coi pensieri -

- E questo è un processo psicotico -

[MA NO!  ]

Cerco di rassenerarmi che l'impatto violento di questo evento non è solo mio. Ma poi mi riperdo quando penso che comunque per gli altri il problema consiste ANCHE nel sapere che non sappiamo che morte faremo con l'EdS. Un bel problema, certo. Peccato che a me non tocchi minimamente, perchè l'immagine che ho è quella di schegge appuntite, andate in pezzi, tutte insieme, che attaccano simultaneamente, che avrei faticato a digerire già una alla volta, figuriamoci tutte insieme, così, repentinamente, Perdite, una dietro l'altra, una più importante dell'altra, che risuonano (lo so, ora, che non sono sempre la stessa cosa, ma risuonano e su questo non posso farci niente) con le perdite che mi porto io dentro.

Hai paura di impazzire? Vero.

Mi spaventa la sensazione, di stare scivolando su uno specchio, con un'inclinazione che aumenta gradualmente. Senza appigli.

Non riesco a mantenere un pensiero unitario, è tutto scisso, e prima o poi pure la realtà comincerà a essere così, e sarà insostenibile.

E non è che voglio che accada. Mi spacca in due anche il tentativo di non farlo accadere, perchè è come picchiare su una crepa, sto finendo solo per allargare il danno. Mi ffaccio i pianti per l'impotenza, per la paura di perdermi e perdere tutto, per la paura di non farcela, di non mantenere le mie promesse, i miei doveri, i miei desideri.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 19:48 | Permalink | commenti
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lunedì, aprile 06, 2009

Ci siamo angosciati tutti. E vorrei pure vedere.

[andiamo oltre e entriamo nell'egocentrismo].

E' ormai un mese che dire che sono angosciata è veramente poco. L'attacco violento di questo massiccio e massacrante campo di morte su un posto che per me è come un luogo di rinascita, è come un colpo di grazia a questa angoscia straripante.

Oh, per carità, molto carina, apprezzata la gentilezza.

Carletto mi dice che ho sbagliato a usare una certa freddezza. Ma diciamoci la verità: non era più di un messaggio di cortesia. Altrimenti non ha senso. Vuoi darmi conforto? Ci siamo lasciate perchè non sei capace di badare a te stessa, figurati badare a una relazione e figurati a badare a me in queste condizioni. Che conforto vuoi darmi?

Se dovessi pensare a quello di cui ho bisogno adesso, credo sia di farmi un pianto tenendo stretta qualcuno, qualcuno capace di darmi la sensazione che non possa demolirlo. Ora è come se si fosse creata la distruzione dentro e fuori. E possibilmente senza differenza fra dentro e fuori.

Se non uno scherzo del destino, che ha fatto in modo che noi non fossimo all'Aquila ieri notte.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 23:11 | Permalink | commenti
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lunedì, aprile 06, 2009

Non ho il coraggio di accendere la tv e vedere un tg. Quello che so lo so dalla radio, da stamattina. Ed è tutto un susseguirsi di - Cazzo, cazzo, o mio dio...pure il campanile, ma cazzo, ma porca troia...-

Ed eravamo lì. E io ho potuto vedere la mia amatissima città, la mia amatissima L'Aquila, per l'ultima volta tutta intera.

Sabato pomeriggio mi giro alla mia vicina e le dico - Hai sentito? Abbiamo ballato -

- Macchè - è la risposta.

E si scherza, perchè a L'Aquila è un mese che si balla, si era ballato già lunedì, si ballava da gennaio. 2 settimane fa, svegliandoci in hotel pure l'avevamo sentito lieve lieve sotto i piedi, troppo impegnati nella toilettatura mattutina per andare a fare gli psicologi impegnati nella formazione e nell'apprendimento acuto.

E ieri sera pure eravamo lì. E pure avevamo scherzato.

Stanotte piangevo, piangevo perchè non riuscivo a togliermi dalla testa certe parole. Chiudevo gli occhi, schiacciavo la testa sul cuscino e piangevo in attesa di prendere sonno. E ovviamente non ci riuscivo. Quando il letto ha cominciato a ballare e le porte a vetro a fare rumore, dovevo essermi appena appisolata, perchè mi sono svegliata di colpo. A Forlì, ho sentito che era a Forlì, l'avevo letto sul televideo poco prima di andare a dormire e pensavo fossero scosse di assestamento provenienti da lì.

Sono a pezzi, già sabato non ho dormito, sempre troppi brutti pensieri. Oggi mi aspettava una giornata infernale a scuola, domani all'asl, dopodomani pure, un tour de force massacrante.

Mi riaddormento, convinta che non fosse successo niente.

Suona la sveglia, ciondolo in cucina. Sento solo queste parole di mia madre - E' crollata mezza L'Aquila -

Faccio gli occhi lucidi, corro a prendere il telefono e nel minitragitto mi faccio la lista di tutte le persone che devo contattare, non mi rispondono tutti subito. Qualcuno mi farà tremare di brutto fino alle due del pomeriggio, quando finalmente ne avrò notizie per vie trasversali.

Non so nemmeno spiegarla questa angoscia che ho da tutt'oggi. Se è per la città che è caduta a pezzi, come se tutti i luoghi dove ho passato i 2 anni più belli e importanti della mia vita fossero morti, non solo crollati. Se è la preoccupazione dei miei amici; se è che l'ho scampata per poche ore e solo perchè la scuola ci aveva messo il training oggi, altrimenti saremmo rimasti per consegnare delle cose in segreteria.

E' come se un intero pezzo di mondo fosse stato letteralmente rivoltato come un calzino. E questo mi causa un'angoscia tremenda.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 21:37 | Permalink | commenti (2)
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domenica, aprile 05, 2009

 

Molto da zia Melania (Klein) il concetto. Sentirselo dire, però, fa sempre una certa sensazione. Distruggi tutto.

Demolisci tutto. E' come un potere mentale capace di far andare tutto in pezzi. E' come essere una specie di X-Men, con un cattivo potere dentro, tenuto a bada da difese potenti, che quando saltano, portano alla distruzione di qualunque cosa.

Si, le emozioni ti tengono vivo, ti danno la sensazione di combattere quella morte che sembra essere il mio spaventoso nodo e snodo di vita. Vita e morte, le pulsioni antiche, che non si sono ben slacciate e allora si rincorrono come pacman e il fantasmino, mangiando per strada misteriori pallini. E pezzi scompaiono.

Le emozioni renderanno anche vivo, ma probaiblmente uno che nasce in un campo di morte, sa che è solo da vivi che si può morire. E impara anche a riconoscere l'odore della morte con una certa familiarità e facilità. E sa di odore di guai.

[Apprezzare prego, la citazione di La Fenice!  Che momenti che momenti! ]

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domenica, aprile 05, 2009

Quello che fa piangere davvero? Quello che veramente mi distrugge dentro?

L'attimo. Quell'attimo lunghissimo che le ho detto - Chiudi. Sennò ricomincio -

Un respiro. E poi basta. Tutto finito là.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 20:35 | Permalink | commenti
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domenica, aprile 05, 2009

Ne parlo durante il viaggio. Rido e scherzo, mi prendono in giro, perchè loro non sanno quello che invece so io. Che delle cose possono apparire evidenti, ma non lo sono affatto, certe cose sono esattamente come sono dette e non vanno oltre.

Ne parlo durante il viaggio, mi trema la voce, devo fare un respiro profondo quando dico che lo so io come mi sono tirata su DA SOLA dopo tutto quello che ho fatto in vita mia. E Carletto mi dice: - Ma se ci tieni, cercala! -

E per dirle cosa? Cosa le dovrei dire? Quello che ha fatto è stato ESATTAMENTE tagliarmi ogni possibilità di agire in questa situazione. E' stato un - è tutto inutile, non ce n'è - Se ripenso alle nostre ultime parole, mi viene solo da piangere, mi sembra tutta una gran sciocchezza, e pure tutto quello intorno. E io semplicemente non ci posso fare niente. Non posso farci niente, non importa quanto possa desiderare di scambiare il mio posto con quello di Giampy.

E' tutto un susseguirsi di - mi dispiace, ma che cazzo le è venuto in testa, ma tu come stai - .

Io? Non lo so e non lo voglio sapere.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 20:22 | Permalink | commenti
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sabato, aprile 04, 2009
Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 02:04 | Permalink | commenti
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venerdì, aprile 03, 2009

E mettiamo giù anche qualche nota lieta.

Ad esempio: la positività dell'assenza di pensieri del tipo - Ah, adesso devo essere un mostro, devo distruggere l'intero universo con la mia ira funesta, nessuno si deve avvicinare a me sennò lo sbriciolo in miliardi di neutrini. Boh, sto così, sto male, si, mi martello i cojoni, si sono triste, si, mi appucundrisco, si non ce la faccio, le gambe e bla bla, si piango, si che tristezza e che cuore spezzano...e vabbuò. Ma tutto questo può giustificare avercela col mondo intero?

No.

Più giustificato al momento mi appare una banale rassegnazione del mio status di ragazzina sfigata. Prendiamo ieri. Ho detto - Lo sai? Io avevo pure gli occhiali tondi! - La mia ospite si è portata entrambe le mani davanti alla bocca, ha cominciato a tossire, ha rischiato di farsi andare la pizza di traverso, e ora so che se dovessi ripeterglielo, rischierebbe di nuovo la morte  :ehm: [per non parlare di - Eh, certo che a volte le sventure si accaniscono tutte su una persona! - :ehm: ]. E vabbè, sono così, ormai, a 26 anni, che ci posso fare? Il passato è passato, non lo posso cambiare [e di certo non lo rimpiango!]. Ho scoperto che, in fondo, comportarsi perennemente come una che *non ha niente da perdere* può anche suscitare un certo fascino :rolleyes: . [a me, piuttosto, certi quarti d'ora mi riattivano solo la solitudine della ragazza dagli indicibili capelli e occhiali tondi in II media :rolleyes: ].

Dovevo parlre delle note positive comunque, e qui invece si scivola in cose un po' sfigate.

Nota sorprendente innanzitutto. Prendete la Pazza e rendetela una buona persona che passa la serata a farvi distrarre. Che magari vi dà anche un buon consiglio. Ripensate con tenerezza a quello che è stato e provo un certo orgoglio per aver avuto fiducia delle mie sensazioni nel gestire questa situazione, dall'inizio, in fondo, fino a ora.

Le chiacchierate in 3 su msn con le amiche lontane, che, pure loro, sanno farti ridere, ciascuna con le sue disgrazie. Io con i miei amori impossibili, una con il terremoto in casa da 2 mesi e un'altra perseguitata da una pazza omicida e ninfomane. Ce n'era per tutti i gusti :look:. Prossimo regalo: UN CORNO GIGANTE.

Poi c'è l'autostrada che si è aperta a Scuola. Metti un pomeriggio alla Feltrinelli a mettere in pratica il tuo sport preferito [cercare cose assurde] per due ore, senza far sentire nessuno costretto. Poi al cinema con gli oggetti transizionali e poi a bere e mangiare, anche senza la birra più buona del mondo...Poi uno ti sente pure russare e allora si capiscono due cose:

- che ero molto stanca

- che mi sono lasciata andare. E che in fondo così mi piace, perchè per ogni volta che a un mio silenzio [anche solo di un decimo di secondo più lungo] segue un - Che stai pensando? - , io sono costretta a vivermi come persona umana, buona o cattiva che sia io. Sono costretta, per esempio, a tenere sempre a mente, anche adesso che tutto è più distante, l'idea che invece le mie parole sono vive e si tirano dietro delle cose che probabilmente neanche io ho il potere di controllare (e sicuramente non ce l'ho in questo caso).

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 21:14 | Permalink | commenti
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venerdì, aprile 03, 2009

UN PASSO INDIETRO - Negramaro

Un passo indietro ed io già so
di avere torto e non ho più le parole
che muovano il sole

Un passo avanti e il cielo è blue
e tutto il resto non pesa più
come queste tue parole che si muovono sole

Come sempre sei nell'aria sei
tu aria vuoi e mi uccidi
Come sempre sei nell'aria sei
tu aria dai e mi uccidi
Tu come aria in vena sei

Un passo indietro ed ora tu, tu non ridi più
e tra le mani aria stringi
e non trovi le parole
e ci riprovi ancora a muovermi il sole
Ancora un passo un altro ancora

Un passo avanti ed ora io, io non parlo più
e tra le mani, mani stringo
a che servon le parole
amore dai, dai, dai muovimi il sole

Perchè sei nell'aria sei
tu che aria vuoi
ma che aria dai se poi mi uccidi

Tu che aria sei
ma che aria vuoi
tu che aria dai se poi mi uccidi
tu come aria in vena sei

Un passo indietro ed io
Un passo avanti e tu
Un passo avanti e noi, noi, noi


Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 19:22 | Permalink | commenti
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venerdì, aprile 03, 2009

Cerchiamo di parlarne.

Maturità sarà anche questa. [poi magari scrivo una serie di cose superinfantili e ci faccio la mia solita pessima figura  ]

Lo so che cominciare con un bel "  " non mi rende credibile, ma è una semplice strategia di allontanamento. Mentre scrivo già mi vengono i brividini di terrore alle gambe.

Le gambe, attualmente, si stanno dimostrando il mio punto debole di somatizzazione [sarà che ormai tutti gli altri sono stati bruciati  :look:]. Formicolii e una debolezza costante, che di prima mattina me le rende completamente insensibili [un'autentica conversione isterica, di quelle che sarebbero piaciute a Freud :rolleyes: ]. Così la mattina lo sforzo mentale per alzarsi è complicato, non diventa solo una questione di testa, ma proprio fisica, trascinare giù le gambe dal letto e far poggiare i piedi al pavimento e poi farsi forza sulle ginocchia e le caviglie che bisogna cominciare questa giornata. L'allentarsi di alcuni impegni "sociali" [ossia in mezzo alla gente] rendono più complicato il pensare ad altro che a questa tragedia d'amore, per cui, nonostante siano ormai uscite le date per l'Eds, non mi sento particolarmente efficiente, nonostante concretamente stia studiando come una scheggia rispetto al livello di noia che mi dà ristudiare Psicologia generale come se mi servisse a qualcosa.

I pensieri? E come faccio a districarmi in questa matassa? Sento che lentamente le mie difese così ben strutturate scivolano e si abbassano e il dolore si fa ancora più forte, per quanto io voglia fare la simpatica e l'indifferente.

Ci penso in continuazione, mi viene il vuoto in mezzo al torace, mi viene da piangere, mi sale la frustrazione di non riuscire ad accettare che non c'è niente da fare, mi incazzo perchè vorrei che si facesse sentire e mi dicesse qualcosa (qualcosa che ovviamente voglio sentire... ). E poi c'è la rabbia, frustrazione, lo sforzo, di dover ricacciare via dalla mente quel pensiero che sa di speranza, che dice vi volete bene, è un pessimo periodo, breve o lungo che sia, passerà e accadrà qualcosa di bello. Come al concerto di Allevi.

A volte vorrei essere di quei *disillusi* [in qualsiasi fare del ciclo di vita] che credono che se sperano in una cosa il più intensamente possibile, allora accadrà. Ma diciamoci la verità: da questo punto di vista non è che ci abbia detto culo così spesso...

Così bisogna scendere a patti in qualche modo con l'intollerabile (e allora come scendere a patti?) frustrazione di non poter fare assolutamente nulla.

Sabrina è del partito del - Parti. Te lo deve dire in faccia - Non vi ricorda un film familiare? Visto già qualche anno fa? Quel film dove tu parti, magari lei lì per lì si convince pure [ma lei probabilmente non arriverebbe nemmeno a tanto] ma dopo i problemi restano esattamente gli stessi. [Sabrina e il suo profumo ai ferormoni sono degli inguaribili romantici  ]. Scendere a patti senza invece coccolare di quelle idee bizzare del tipo - Prima o poi avrà un insight d'amore. Al buio di una notte sarà colta dalla folgorazione della sciocchezza che è stare senza di me, e tornerà. E io ovviamente, e non vedrei l'ora, ad accoglierla a braccia aperte e calorose. L'insight e il ricordo, di quando Cagliari le pareva semplicemente più bella perchè c'ero io...

E INVECE NOOOOOOO!!!!

Prego azionare le risatine elettroniche :ehm: .

Niente niente niente.

Nemmeno la forza di scendere a patti con tutto questo, però...

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 19:19 | Permalink | commenti (5)
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venerdì, aprile 03, 2009

Il tour di Laura Pausini non passerà per la Sardegna.

La decisione è stata presa in quanto neanche la sottoscritta passerà per la Sardegna e allora la PAU, cantando Fra te e il Mare, ha deciso di essere solidale con la sottoscritta.

Ieri, tra l'altro, passeggiando giusto quel paio di orette alla Feltrinelli, ho stretto tra le mani una copia originale del suo primo cd. Quando ancora indossava le favolose polacchine e si domandava dove accidenti fosse andato a finire Marco.

Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 18:25 | Permalink | commenti
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venerdì, aprile 03, 2009
Un altro sprazzo dell'affannosa rincorsa di FaithK. alle ore 18:21 | Permalink | commenti
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