Ogni tanto mi piace tirar fuori il mio registratore con le risatine elettroniche e tantissime sfumature di tali risatine.
- Io ti vedo in un futuro. Vedo una grande professionista [sei sicura di vedermi in Italia?? Giusto per curiosità, sennò vado a preparare la valigia da ora.... ] e con una compagna, che ti amerà e ti tratterà come meriti -
Prima azionata di risatina elettroniche, con sfumature di amarezza. Ah, perchè proprio tu mi vieni a dire che non sono stata trattata come merito? Mi sa che le corna me le sono proprio prese. Alza il volume please 
Oggi poi passo la giornata nel mondo dello zucchero a velo e del marzapane. Bla bla amore, bla bla costruire insieme, bla bla, oh si, se tutti avessimo ancora l'apertura mentale dei bambini, se tutti potessimo guardare il mondo senza le ristrettezze di questo cinico mondo da adulti. OOOOHHHHHH.
Cazzate. Sento queste cazzate per 10 ore dalla mattina, poi alle 5, annoiata, con gli occhi lucidi di pianto perchè vorrei crederci davvero anche io, al mondo di marzapane, mentre dentro sento le mie rovine e il vuoto di troppo "isolamento" [che metafora, che metafora che ho fatto!]. Alzo la mano e dico - Si, ok, è questo il senso della terapia, chi dice di no, aprire le infinite possibilità ecc...ecc...Ma quanti veramente credono che se io adesso facessi qualcosa dalla "mente aperta" mi farebbero un applauso? Mi direbbero che sono ANTICONFORMISTA. E "anti" significa avere qualcuno/qualcosa contro -
Scompenso una signora che vorrebbe intervenire, poi le trema la voce, sconnette qualcosa circa le luci e le ombre e poi cala il silenzio per un pobante minuto.
E poi riparte il carrozzone del mondo di marzapane. E dico beati a loro che ci credono, che hanno la speranza, perchè a me, all'improvviso, d'un tratto si è spenta.
Non è per un'ex stronza (più di una) o per il terrore di una risonanza magnetica in testa, che potrebbe non esserci qualcosa, ma potrebbe anche esserci...è che quando mi chiedono di fare un cartellone su cui rappresentare una famiglia nel ciclo di vita (e a noi, sempre culo, ci è toccata la vecchiaia) io non so immaginare. Non riesco a immaginare i miei. Non riesco a immaginare me con qualcuno e passarci del tempo insieme, tanto tempo, fino almeno alla menopausa, mettiamola così.
La Pau oggi mi rimprovera. Mi dice - No! Perchè tu vuoi le cose sempre uguali, perchè ti danno sicurezza, ti devi abituare! - Ah, io mi abituerei bella mia, ma ho delle cose da recuperare, non è che le voglio sempre uguali, è che ne vorrei prima abbastanza da poterle sentire come sempre uguali e poi andare oltre. Vorrei una volta tanto sentire la sicurezza che il mondo non va a pezzi, che il cambiamento non mi arriva direttamente in faccia senza che io ci capisca nulla.
La verità è che sto perdendo la testa. In un modo sconosciuto, tra l'altro. Sto continuamente male, piango continuamente, a volte così tanto e così senza soluzione che mi verrebbe da prendere il muro a testate per l'esaurimento. E ogni volta vorrei che fosse l'ultima, magari pure lunghissima, ma che poi, per dio, dopo finisse tutto. Invece la sensazione è che non finisce mai, come i guai di questo ultimi maledetti due mesi. Lei che mi lascia, il terremoto a l'aquila, l'esame di stato che come minimo, se mi va bene mi fanno fare a novembre, e che al massimo mi fanno fare un altro anno di tirocinio, così a vuoto, la scuola che in questo modo rischia di andare a puttane e la salute, cazzo la salute. Finalmente tutti i nodi vengono al pettine, il fegato preso a cazzotti per troppo tempo ha dato forfait, la tiroide che dopo 2 anni accelerati come fossi fatta a cocaina e anfetamine (e invece ero fatta solo a testardaggine) ha dato forfait pure lei, e allora tirati il sangue, di nuovo, vai da un altro medico e infila la testa in un tubo di campo magnitico, prega, prega con tutta te stessa che non ci sia niente o che qualsiasi cosa ci sia non ti debbano aprire la testa, che quella è già andata di suo.
Ma è oltre questo. Non è che non mi vedo superare questo ennesimo pessimo periodo, mi ci vedo pure, non credo che in verità sarà nulla di grave, sono ottimista, la cosa peggiore a cui penso razionalmente è che, quando tutto va male, mi infileranno un ago nel naso, spingeranno e toglieranno. [la parte irrazionale ha fantasie orribili su tutti i miei mal di testa, ma quello sì che è lo stress]. Io i pessimi periodi li ho sempre superati, ho sempre trascinato corpo e cervello oltre ogni giorno. Ma non riesco più ad andare oltre questo. Non riesco più a progettare oltre questo. Non riesco più a trovare un gancio che mi permetta di trovare la spinta, quel - vale la pena fare questo sacrificio in visione di questo futuro - . Ho perso la prospettiva temporale, il tempo si è mentalmente fermato.
Nel mondo del pan di zenzero richiamano sogni, ricordi e fantasie.
Io non riesco a scavare più niente da richiamare. Non mi viene più niente. Pluff, si è svuotato tutto. D'un tratto. C'è stato un momento nel passato in cui mi stava pure bene stare per fatti miei, quando mi comportavo come se non avessi nulla da perdere, come se avessi accettato che di certe cose non ce n'era per me e pazienza. Ci avessi messo una pietra sopra.
Lo faccio anche adesso, adesso più che mai mi sembra di non avere poi così tanto da perdere. Ma sento comunque un male continuo, non me ne libero, è diverso dall'angoscia, è diverso dal vuoto.
E' l'Assenza. Il vuoto è vuoto e basta. Il vuoto è buco nero e indefinito. Invece a me manca qualcosa. Qualcosa è assente, qualcosa che dovrebbe esserci, qualcosa che avrebbe dovuto esserci, eppure non è lì. E forse con il passare del tempo una parte molto nascosta di me sta cominciando a pensare che non c'è più il tempo e soprattutto la possibilità di recuperare e non lo sopporta, perchè ha sperato, ha sperato troppo, ha sperato che salvandosi la vita qualcosa, prima o poi, anche solo per la legge del caso, sarebbe accaduto.
Invece no. Non è accaduto. Anzi. Quella salvezza è il mio tormento. Perchè viene ritirata fuori ogni volta come scusa, come una zavorra di cui non posso liberarmi, cicatrici che non posso cancellare.
Parlano di costruire, costruire una casa e poi ripararla. E pensavo che forse ancora più importante di costruire è riparare. Perchè lì devi sacrificarti di nuovo per qualcosa che invece pensavi di aver superato. Forse è quando devi riparare che metti DAVVERO alla prova se ne è valso alla pena fare quel sacrificio. se vai in una casa nuova, vuol dire che, in fondo, non aspettavi altro che quel guasto, per andare da un'altra parte.
O forse. Che il guasto sia irreparabile. Forse è anche questo. Ma quant'è difficile rassegnarsi a questo.