Lavoiser ci ha raccontato che nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma.
Al massimo.
In un certo senso è un principio applicabile al superamento di stati d'animo, quelli che creano empasse. Sono quegli stati d'animo che se lasciati come stanno, creano la coazione a ripetere o innescano milioni di difese fantasiose. E non si ha mai idea dell'infinità di cose che la mente umana può creare per trovare un (pseudo)equilibrio.
Tali stati d'animo, spesso, ci si illude di poterli distruggere in qualche modo. Si cerca il classico modo per non soffrire più come allora.
Per lo più si cerca di non pensarci, si dice che gli amici devono portarti fuori a uscire, a vedere gente, che bisogna rilassarsi, che poi tutto passa. In verità niente passa, perchè niente si distrugge; tutto si trasforma, e per lo più finisci a trasformarti tu. In genere in peggio, quando tutto quello che ti limiti a fare è sopravvivere, nascondendo la polvere sotto al tappeto.
Non basta raccontarlo un dolore, per privarlo del suo potere negativo di trasformazione. Bisogna tirarlo fuori e metterlo in gioco dentro una relazione, perchè dalla relazione, poi, lo si possa rimettere al posto giusto.
C'è bisogno dell'altro per mettere in atto una vera trasformazione, altrimenti un piccolo sasso comincia a rotolare, e a forza di rotolare, lentamente, viscidamente, comincia a trascinarsi dietro una valanga.
L'altra notte ho detto una cosa praticamente banale.
Ho detto: - In fondo sai cos'è? E' che ormai sono tutte scuse, io sono diventata più acida per davvero -
Che affermazione terribile, che affermazione da casalinga zitellona disperata.
Io lo so che non ero così, forse è questa la cosa peggiore. Che io abbia vissuto delle cose in maniera così devastante da permettere che mi cambiassero radicalmente.
Mi devo pure sentir dire che i miei modi sono rozzi, quando la mia natura (e quello che mi è stato insegnato) è esattamente opposta. Coccolavo i miei amici con i più piccoli gesti d'affetto, raramente dicevo di no, e non perchè fossi stupida o lecchina, ma semplicemente perchè mi faceva sorridere farli star bene. Mi faceva stare bene dividere con loro i miei sentimenti, ho scritto fiumi e fiumi di lettere, perchè un'infanzia troppo solitaria non mi ha insegnato come si usano le parole e come interpretare un'espressione nell'altro. Ma almeno avevo sufficientemente fiducia per pensare che sarebbe stato letto, avrebbe avuto la sua attenzione, che quel gesto avrebbe avuto un valore dentro una relazione profonda tra due persone che cercano di conoscersi e andare avanti insieme in qualche modo. Claudia, Nem, erano piene di mie lettere, dove raccontavo, esprimevo, cercavo di capire, e non era uno scrivere come questo degli ultimi anni, no. Era uno scrivere che mi faceva ridere, piangere, esaltare, credere o poi incazzarmi, era uno scrivere sentito, non una disamina analitica e descrittiva degli eventi, delle relazioni, degli eventi.
Era uno scrivere pieno di vita, e quanto ho scritto in quegli anni è testimoniato dal fatto che troppi racconti non li ricordo quasi più (e per dio, li facevo leggere anche agli altri! Quando mai farei una cosa del genere adesso!!!
). Era persino un combattere costante contro mio padre, che invece cercava di sabotare qualsiasi mia relazione, infettandola col suo cinismo.
Quand'è che i ruoli si sono poi invertiti? Quand'è che io sono diventata la controparte cinica, inacidita e infastidita dal contatto con gli altri e lui il vecchio buono che concede possibilità all'umanità e tira pacche sulle spalle ai vecchi colleghi, pronto a dar consigli e a prodigarsi per gli altri?
La trasformazione di mio padre è un po' come se uno all'improvviso vedesse il Dottor House dire cose positive sull'umanità. Eravamo decisamente a quei livelli, senza esagerare.
E ora a quei livelli ci sono io.
La mia visione dell'umanità si è ridotta a una considerazione del prossimo come menzognero e manipolativo, non importa se consapevolmente o meno. Anzi, spesso è più no che si, perchè la coscienza apposto è un bisogno troppo grande. Ma non importa il modo, il risultato non cambia. E se stronzo non si può imparare a esserlo sul serio e fino in fondo, uno cerca almeno di non scoprire il fianco fino in fondo.
Quando è iniziata questa tragedia? Qual è stato il sassolino che ha cominciato infidamente a rotolare, fino a poi portarsi appresso questa valanga? Ci ho pensato e mi è tornato in mente un episodio che per la sua stupidità, ha in sè quella caratteristica dell'insignificante che lo fa assomigliare tanto a una infida origine rotolante.
Ricordo una volta: che regalai dei LEGO a Claudia. Non ricordo bene cosa fossero. Avremmo avuto 16 anni al massimo. Non era il primo regalo che le facevo di certo. Ma per me aveva molto significato: i LEGO rappresentano la mia infanzia, rappresentano le ore in cui da piccola giocavo da sola in una stanza. Regalarli significava dividere quelle ore con qualcuno, finalmente.
Li ha persi il giorno dopo. Non chiedetemi come, visto che la sua casa e la sua camera erano e sono sempre in perfetto ordine.
Poi mentre ci passi sopra, l'anno dopo viene Vienna, lo stato di necessità, quella volta tanto in cui sei tu ad avere bisogno. E ti viene detto che invece, come al solito, devi vedertela da sola.