ANCHE LUI COME SILVIO SI SENTE SEMPRE GIOVANE.
INDI PER CUI
FARA' PURE RAMBO 5
TRY - Nelly Furtado
All I know
Is everything is not as it's sold
but the more I grow the less I know
And I have lived so many lives
Though I'm not old
And the more I see, the less I grow
The fewer the seeds the more I sow
Then I see you standing there
Wanting more from me
And all I can do is try
Then I see you standing there
Wanting more from me
And all I can do is try
I wish I hadn't seen all of the realness
And all the real people are really not real at all
The more I learn the more I cry
As I say goodbye to the way of life
I thought I had designed for me
Then I see you standing there
Wanting more from me
And all I can do is try
Then I see you standing there
I'm all I'll ever be
But all I can do is try
Try
All of the moments that already passed
We'll try to go back and make them last
All of the things we want each other to be
We never will be
And that's wonderful, and that's life
And that's you, baby
This is me, baby
And we are, we are, we are, we are
Free
In our love
We are free in our love
TIENIMI CON TE - Claudio Baglioni
Tienimi con te
dentro questa vita
chiudi ogni via d'uscita
per restarmi più vicina
e tienimi con te
quand'è presto la mattina
mentre il cuore sta in sordina
dietro a una ferita
quanti raggi ha il sole
per dar luce ovunque
quando e come vuole
e noi siamo due qualunque
quante stelle ha il cielo
file di miliardi
su ogni parallelo
e noi le vediamo troppo tardi
tienimi con te
in un pomeriggio
quando piove giù un litigio
ed un giorno sembra eterno
e tienimi con te
se è già quasi sera e inverno
tra le righe di un quaderno
e un inchiostro grigio
quante rive ha il fiume
senza mai legami
fugge tra le schiume
e noi presi in mezzo ai rami
quanti anni ha il mondo
che ne ha visti tanti
lenti sullo sfondo
e noi siamo solo istanti
almeno per un secondo
un po' meno distanti
fino alla fine
fino ci che si può
e fino al confine
fino all'ultimo
fino alla fine del tempo
fino a che ce n'è ancora un po'
e fino alla fine di tutto
fino allora tu
tienimi con te
sotto il buio aperto
della notte di un deserto
tra le dune del tuo petto
e tienimi con te
così al tuo sonno stretto
niente è triste più di un letto
vuoto e già sofferto
quante foglie ha il vento
nei viali soli
quando ha il sopravvento
su noi persi in altri voli
quante onde ha il mare
come belve in gabbia
sempre lì a scappare
e noi siamo solo sabbia
e che pena poter bagnare
appena le labbra
fino alla fine
fino a che si può
e fino al confine
fino all'ultimo
fino alla fine del tempo
fino a che ce n'è ancora un po'
e fino alla fine di tutto
fino allora tu
tienimi con te
Ah si, e sembravano i fantasmi di natale di Dickens. Un'amante dei sistemi e della psicanalisi, che non può credere nelle coincidenze, ma solo nelle sincronicità, allora che posso dire? Che tutto voleva dirmi di lasciare indietro il passato e concentrarmi, nonostante le mie paure e i miei dubbi sul presente? Su chi, nonostante tutto, si è impegnato con me? Meglio, su chi, in un modo o nell'altro ha messo impegno nella relazione?
Non voglio mettere in dubbio che ci siano un miliardo di buone ragioni per cui valga effettivamente la pena stare alla larga da me, gridare - Lasciaci in pace! - [in versione plurale maiestatis come ha fatto la mia ex ieri sera
] come se io fossi un peso fisico sulla vita di alcune persone. Per i miei stati d'animo, per il mio bisogno d'affetto, per i mie problemi di mente, per tutte le ragioni che uno voglia dire. Non voglio mettere in dubbio. Ma forse non dovrei mettere nemmeno in secondo piano che delle persone, nonostante sapessero tutto, e per tutto, intendo proprio TUTTO questo, siano rimaste, in un modo o nell'altro. Sono persone che mi hanno abbracciato, persone che sanno delle cicatrici sulle braccia e che magari le hanno anche viste, chi più chi meno. E si, mi han visto delirare, dare fuori di matto, in un modo o nell'altro. Ma sono ancora lì. Sono ancora lì, e chiedono di me, chiedono del mio affetto...e a volte mi pare chiedano, anche per poter dare il loro, di affetto.
Chi lo sa, se invece, non sono una povera illusa.
Ci sono sempre tanti piani nell'animo di una persona. Ci sono le cose che si fanno razionalmente, le cose che si sentono emotivamente, le cose che si agitano inconsapevolmente. E sulle cose che si agitano inconsapevolmente non si può nemmeno parlare fino in fondo, visto che sono inconsapevoli sono per definizione non completamente conoscibili.
I cognitivisti non apprezzeranno
, ma in genere non apprezzano perchè è il loro inconscio a non conseentirglielo
.
La mia serata di ieri, fino alla nottata, o meglio, fin quasi all'alba è stata molto densa. In poche ore si sono concentrate tutte le femmine che per me significano qualcosa.
Ha iniziato la mia ex. Che con quel suo modo di fare gentile e sobrio ci ha tenuto a sottolineare una serie di insulti, una serie di miei diritti e doveri costituzionali (quando posso o non posso essere incazzata il primo fra tutti) e una serie di altre parole con le quali mi illuminava la strada di "o mio dio allora avevo proprio ragione a pensare che non te ne fregava un cazzo da mesi e mesi, altrochè!!". Ho avuto proprio molto piacere. Molto meglio tagliare qualsiasi ponte in comune...e allo stato attuale mi mordo le mani da sola, di non essere andata a Cagliari quest'estate, perchè ci sono un mucchio di persone che vorrei vedere. Da Peggy agli altri amici, alla Pazza, si. Ho voglia di vederla. E lei ha voglia di vedere me. E io ho voglia di andare al Poetto, prendermi una birra, un martini per lei, e sentirla raccontare cose che ancora non so. Mi prenderei a schiaffi da sola.
Superata fisicamente e non psichicamente il momento "spaliamoci merda addosso" [ho ancora quei momenti in cui mi fermo a pensare: - Ehi, ma per quale motivo ci siamo lasciate? - seguiti dalla macabra risposta - Ah si, lei doveva giocare a Pet Society! - ], cerco di trascorrere il resto della serata trattenendo le ridicole lacrime di dolore e frustrazione e scarico tutto il mio malessere nella violenza. Comincio a guardare Non Aprite quella Porta, ben consapevole che sì, c'è un sacco di sangue, ma anche che dopo un quarto d'ora Jessica Biel ha la maglietta bagnata e sarà così per tutto il film e io mi dedicherò a pensieri assolutamente erotici fino alla fuga della povera Jessica. La trama di un film non è mai importante quando ci sono delle tette per mezzo.
Poi nel bel mezzo della notte ricompare la Pazza, che mi dice che sono io che faccio scappare via le persone, che non mi sente, che... un mucchio di altre cose. E penso che è strano, che sia lì proprio in quella notte...e che io faccia quello che faccio sempre, con lei. Con lei, che mi dice che non ci crede, che un giorno verrò a Cagliari. Ed è come tornare per un attimo indietro di 2 anni [perchè son passati due anni, e siamo ancora qua...], che pure allora non ci credeva che avrei preso un aereo. Che ridere, in fondo. Che ridere, quando mi dice che è per la timidezza che non mi chiama
La trovo dolce, pure se bizzarra e senza senso. Sembra incredibile ai più, ma ci somigliamo per un mucchio di cose, non solo per le risposte al Roscharch
. Almeno lei, non mi ha mai mentito. Mi ha sempre detto che era come il vento e non dovevo affidarmi a lei. E io non mi sono mai affidata a lei. So. So, per esempio, che ogni volta che mi dice che ha bisogno di me, poi sparisce, per dimostrare (per lo più a se stessa) che non è così. E io sono troppo spaventata e chiusa per andarle appresso e dire che beh, in fondo, a volte, almeno, un po' quel bisogno lo sento anche io...perchè per quanto ci abbiamo provato (noi, e le circostanze), s'è creato un legame che non si è mai spezzato. Una cosa dalla natura abbastanza misteriosa e indefinibile. Una cosa che non si capisce quando la si racconta. Una cosa che a volte penso sia fatta solo di vita e non di spiegazioni. E a volte penso che io ci sono tanto attaccata proprio perchè non posso pensarla, ma solo sentirla, giorno per giorno. Non posso prevederla, non posso immaginarla, posso solo tenermela stretta, quando mi capita. E' e non è. O meglio, è per quel momento che c'è, e non è, per tutti gli altri che non c'è. Ma la sua natura di essere e non essere mi costringe a tenermi più stretti possibili i momenti in cui è.
Addormentata teneramente la Pazza, io inizio il mio supplizio della parte restante della notte, finchè nel buio pesto non ritrovo qualcun'altra che temevo di aver perduto. Finiamo a parlare per un po', la mia voce e la sua voce. Lei dice sempre che sa che, in fondo, non ci perderemo. Non è la prima volta che lo dice, che sia io o lei a scappare, rapite dai nostri alieni nel cervello. E' quasi brutale che basti un attimo. Tutto si svolge più o meno così:
LEI: - Ohi!
IO: - Ciao
ed è come se non fosse successo nulla. Solo che a me è successo. Non si può abbandonare una con le angosce di abbandono e pensare che questo non abbia nessun effetto. E l'effetto non è l'incazzatura che verbalizza quando si sente dire frasi senza senso o frasi che ha deciso che ora in avanti la faranno incazzare a morte (tipo - Mi pensi? - Si, ci penso: a quante sprangate ti devo dare sul menisco!
), perchè la mente arriva molto avanti, arriva a comprendere le esigenze profonde di ciascuna persona.
Ma poi c'è quello che uno sente. E quando sei così sensibile all'abbandono, quando sai che anche lei ne è capace, c'è da restarne quasi shokkati. Forse era il mio momento particolare che ha reso le cose ancora più complicate, ma io non sentivo di poter contare sulla persona su cui avrei voluto contare più di tutte. E mentre la mente comprende benissimo le ragioni e le accetta facilmente, le trova giuste e sensate, sentire, è sempre un'altra faccenda. Perchè ora il sentire è pieno di dubbi. Ci sei o non ci sei? Ti trovo o non ti trovo? Perchè la mente ascolta le parole, quando dici che ci sei, ma il resto sente che non è così. O ha paura che non è così.
BRICIOLE - Noemi
Questo è un giorno da vivere
se non si può descrivere
di un amore impossibile
rimangono le briciole
soltanto scuse insostenibile
da qualche tempo eri tu con me
Non c'è più niente niente niente
che mi leghi a te
mi sento un vuoto da disperdere
occare il fondo per capire che
è un nuovo giorno senza te
Questo male di vivere
che non mi fa decidere
delle notti romantiche
il ricordo fa piangere
sebbene cercherò di illuderti
da questa nuova immensità che c'è
Non c'è più niente niente
niente che mi leghi a te
è un grande vuoto
in fondo all'anima
tu dimmi un pò di che colore
è un altro giorno senza te
Ma da sempre chi ama di più
è costretto a soffrire
e ti giuro che io ritornerò
molto in alto a volare
e quando io saro più lucida
quando io non sarò più innamorata di te..
Non c'è più niente
niente niente che mi leghi a te
ma non è facile difendersi
e sono ancora troppo fragile
in questo gioco senza te
Questo è un giorno da vivere
se non si può descrivere…
AMANDOTI - Gianna Nannini
Amarti m'affatica mi svuota dentro
Qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto
Amarti m'affatica mi da' malinconia
Che vuoi farci è la vita
E' la vita, la mia
Amami ancora fallo dolcemente
Un anno un mese un'ora perdutamente
Amarti mi consola le notti bianche
Qualcosa che riempie vecchie storie fumanti
Amarti mi consola mi da' allegria
Che vuoi farci è la vita
E' la vita, la mia
Amami ancora fallo dolcemente
Un anno un mese un'ora perdutamente
Amami ancora fallo dolcemente
Solo per un'ora perdutamente
IRRAGGIUNGIBILE - L'Aura
C'eran le cornamuse mute,
c'era la poesia
che una foglia morta esprime
quando s'addormenta
come il tempo sulla terra.
Dolce e languido, il tuo canto
scrisse melodie che confondon l'anima
intrecciandosi abilmente
con la solitudine del vivere.
Splendi gelido e folle diamante, irraggiungibile,
prima che il giorno ti rubi la luce
e le mani di quelli che
piangono con me nel cuore
comincino a cambiar.
Fragile pelle di cartone,
certa gente è qui per scuoiarti
e poi gettare un muro che separa
i nostri corpi di cenere.
Splendi gelido e folle diamante,irraggiungibile,
prima che il giorno ti rubi la luce
e le mani di quelli che
piangono con me nel cuore
comincino a pensar di amare solo te.
di voler solo te.
Di voler solo te.
Splendi gelido e folle diamante,irraggiungibile,
prima che il giorno ti rubi la luce
e le mani di quelli che
piangono con me nel cuore
comincino a cambiar.
Splendi gelido e folle diamante, irraggiungibile,
prima che il giorno ti rubi la luce
e le mani di quelli che
piangono con me nel cuore
comincino a cambiar.
NESSUNA CERTEZZA - Tiromancino+Elisa+Meg
Vai via da qui
e la solitudine
diventa un’ombra che
scava nell’anima
e io così
voglio distruggerla
cercando intorno a me
solo la musica...
manchi tu qui con me
non ci sei più e non so più perché
vorrei uscire stanotte,
dimenticare il tuo nome.
Dimmi che
ci sono io per te
in questa vita che
nessuna certezza mi dà,
manda via
la solitudine
finché la musica
solo per noi suonerà.
Parole
camaleontiche
diventano note
scavate nell’anima;
è come se
ogni parola che
parli d’amore
diventi musica...
ESSERE SPECIALE - Niccolò Fabi
Voglio che tu sia diverso io voglio che tu sia speciale
voglio che tu abbia qualcosa in più della media nazionale
spero che tu sia meglio di me e che meriti di essere lì
e anche se non fosse poi così è così che io voglio sperare
che tu non diventi lo specchio fedele di ogni mia banalità
ma dandomi un vetro che sia trasparente
mi aiuti ogni giorno a uscire dal niente
Perché voglio che tu sia speciale
io voglio che tu sia diverso
voglio che mi aiuti a trovare
ciò che ho paura di essermi perso
Non voglio sapere se ti piace il mare o tanto meno se sai cucinare
voglio potermi identificare non in te ma nel tuo ideale
non vorrei che tu dicessi quello che so ma quello che non so dire
so che è un gioco infantile ma lasciami immaginare
che tu sia la speranza la mia fratellanza
il sogno che ormai non ho più
e quando ho la testa chinata sul marmo
tu possa gridare e svegliare il mio sonno
Perché voglio che tu sia speciale
io voglio che tu sia diverso
voglio che mi aiuti a trovare
ciò che ho paura di essermi perso
voglio che tu sia un essere speciale
Ora non ho neanche il diritto di essere incazzata.
No, non posso, perchè mica mi ha messo le corna, ipse dixit. Sta faccenda delle corna più me la dice più mi insospettisce.
Comunque sembra che nel lontano stato della Sardegna sia concesso essere incazzati con la propria ex se e solo se ti abbia messo le corna. Altrimenti no, non è permesso.
Sembra che il protocollo sardo preveda che tu, dopo essere stato preso per il culo (quanto ti è bastato? Eh, quanto?!), ti senta sereno e in armonia con l'universo e saltelli con un gonnellino a fantasia per i giardini cogliendo fiorellini di campo.
Perchè lei, quando ti ha lasciato, accidenti, non ti ha fatto mica qualcosa di male! Ti ha fatto sicuramente un piacere, ha dato una mano all'umanità, un consistente aiuto alla formazione della tua personalità, un altrettanto consistente aiuto alla tua salute e al tuo umore.
Grazie amore, non potevi farmi un piacere più grande! E se volevi farmi bene, che mi facevi? Uh mamma, meglio non scoprirlo!
Non ricordavo di aver scritto anche del mio viaggio a Cagliari dell'agosto scorso.
Stanotte ho sognato di tornarci. C'era la Pazza, c'era la mia ex, c'era Peggy, a volte l'albergo mi sembrava quello di Messina. E poi c'era Diego Milito da bambino, ma non chiedetemi perchè
.
Così oggi mi sono svegliata di pessimo umore, incazzata, ansiosa e inferocita.
SIMBIOSI - Meg
Sogno o realtà
Dimmi di che materia è fatta questa vita
Senza l'uno l'altra m'immagino sarebbe
Come un tunnel senza uscita
Come i Magi senza la cometa
Come Ulisse senza la sua curiosità
Come un piano che nessuno suonerà
Sognando ad occhi aperti vedo il mondo che vorrei
Racchiuso in un sorriso di chi non sorride mai
Se non provi a spostare l'orizzonte un po' più in là
I sogni non coincideranno mai con la realtà
Disegno la realtà
Come fossi il genio della lampada
Mille e una possibilità
Aspettano solo che io schiocchi le dita
E che avvenga la simbiosi magica
Sognando ad occhi aperti vedo il mondo che vorrei
Racchiuso in un sorriso di chi non sorride mai
Se non provi a spostare l'orizzonte un po' più in là
I sogni non coincideranno mai con la realtà
Un pensiero improvviso m'illumina
Come una lanterna
Non so come si sia acceso
Ma un motivo di sicuro ci sarà
Mi dico che devo tenere
I piedi ben piantati a terra
Per far radicare desideri
Che nessuno mai nessuno estirperà
Sognando ad occhi aperti vedo il mondo che vorrei
Racchiuso in un sorriso di chi non sorride mai
Se non provi a spostare l'orizzonte un po' più in là
I sogni non coincideranno mai con la realtà

<<E allora capii cosa aveva significato quel gesto di violenza. Di fatto, non esiste pazzia senza giustificazione e ogni gesto che dalla gente comune e sobria viene considerato pazzo coinvolge il mistero di una inaudita sofferenza che non è stata colta dagli uomini>>
[Diario di una diversa - Alda Merini]
Come ho ripreso a giocare, ora vorrei stare sul campo tutti i giorni e sono enormemente infastidita dal dover stare necessariamente ferma per quasi tutta questa settimana.
Così mi è passato il dolore ai muscoli (ma Freud non ha mai scritto niente sul masochismo degli atleti?
), e invece, per altra causa (sospetto il ventilatore
) ho una fastidiosissima sciatica da 2 giorni.
Visto che sono precipitata nel tunnel "Acciacchi della vecchiaia" ho trovato giusto, in questi ultimi due giorni, dedicare del tempo a colei che è lo spot contro tutti i suddetti acciacchi.



Ed eccola, in una serie di espressioni, colei che i cazzi suoi non se li è mai fatti e comunque è campata cent'anni.
Io, invece, che per i cazzi miei ci sto sempre, persino su FB, oggi non riesco a camminare, stare seduta o sdraiata, un tormento
. Ma nonostante questo, nella mia mente c'è una sola cura: tornare sul campo e picchiare come una forsennata. Ah! Si! Lo sforzo, la stanchezza, l'adrenalina, il dolore, mi lasciano un impagabile senso di soddisfazione. Sul campo sono felice, non penso a niente, se non guardare la pallina, contemporaneamente osservare la posizione dell'avversario e scegliere tra:
- sparare una fucilata (preferibilmente se è un dritto)
- mettere un colpo piazzato (preferibilmente sul rovescio, il mio colpo di classe
).
A volte ho l'impressione che da fuori le persone si preoccupino di non riuscirmi a farmi rientrare in un ruolo, in un posto, di non riuscirmi a definire. Allora, sempre a volte, mi viene da pensare che sia più un problema esterno che interno, quello di non sapere io dove stare e loro dove mettermi.
Rovistando tra le carte è stata ritrovata la pagella di V elementare. La severissima maestra, che tirava le orecchie tanto da alzarti da terra, definiva le mie capacità "assolute". Non buone, non ottime, non eccellenti. Ma assolute. Come se già allora lei stessa non sapesse definirmi e avesse cercato l'ultima parola disponibile come risorsa.
Per i 3 anni successivi i miei compagni di classe mi trasformavano nella più banale vittima dei bulletti, con sfottò, isolamento, qualche calcione di troppo durante le partite di calcio nell'ora di educazione fisica, compiti copiati e accuse di vario genere. Ma i professori erano entusiasti e hanno incoraggiato ognuna delle mie capacità. Mi hanno incoraggiato a scrivere (e già allora scrivevo pacchi e pacchi di fogli), mi hanno incoraggiato ad imparare la sintesi, quando serviva, il nostro programma di matematica già ci portò ad avere qualche conoscenza di analisi. In pratica mi si diceva: lascia perdere i bulletti che non capiscono niente, e non sentirti in difetto se queste cose ti riescono bene e, soprattutto, ti riescono.
E' stato dopo, in quella fase di età in cui cominci per forza ad entrare in contatto col mondo reale che è stato messo in atto un violento piano che tentava di abbrutirmi in ogni senso, che tentava con ogni strumento di farmi, parole di un professore, abbassare la cresta.
Alla correzione del primo compito di italiano la prof mi chiese se io scrivessi sempre in quel modo. Io, senza particolari espressioni nel volto, se non quella di chi non comprendeva il senso della domanda, risposi di si. Lei ghignò un - Vedremo - che lasciava intendere molte cose che con la mia ingenuità non afferrai al momento. Ma quando arrivò il secondo compito capii eccome. Prese il mio banco e lo mise faccia al muro. Prese il mio zaino, davanti a tutti i compagni, e lo perquisì. Non trovò nulla di criminale, ovviamente, ma comunque lo sistemò accanto alla porta. Non avevo fatto nulla nè prima nè durante quel compito, cosa giustificava quel comportamento?
Alla fine l'unico messaggio che potevo riconoscere fu che a essere bravi si finiva umiliati, accusati e condannati senza prove a stare faccia al muro. Inutile dire che per 2 anni mi strinse a una sufficienza risicatissima e che al triennio, invece, come se lo spirito di Manzoni fosse entrato improvvisamente in me, i miei voti di italiano schizzarono a 9, come un'impennata al Mibtel di Milano
e che farò vincere un premio alla scuola e che andrò in Francia per la prima volta appena al IV anno. Sarò la vincitrice più giovane, insieme a Matt.
Le parole che più si usavano erano arrogante, sbruffona e buffona. Io non mi sentivo, nè credevo di essere, effettivamente, niente di tutto questo. Io mi annoiavo, questo era il problema reale. E un mucchio di cose mi annoiavano allora e mi annoiano tutt'oggi. Allora, ovviamente, mi annoiavano il latino e l'algebra, e mi limitavo a fare il minimo indispensabile per non essere rimandata a settembre. Trovavo molto più interessante leggere di altro.
Una volta Pantani raccontò ad un amico che gli chiedeva come mai andasse così forte in salita, che lo faceva perchè gli permetteva di rendere la sua agonia il più breve possibile.
Il mio atteggiamento non era per niente diverso. Le cose che mi annoiavano tentavo in tutti i modi di renderle il più brevi possibili.
Al triennio fu il professore di matematica a iniziare una battaglia (inutile) contro il mio carattere. Ripresi a interessarmi ai numeri non appena si cominciò con i sistemi, l'analisi e la trigonometria. Lui, purtroppo, al contrario della mia prof di italiano, che almeno doveva avere una laurea meritata, aveva un difetto mortale: era ignorante. Quella categoria che il DSM classifica come ciuccio e presuntuoso, con l'unica presunzione che gli veniva dall'avere in mano la penna e il registro dei voti. Potevo, potevo fare le cose come le facevano tutti gli altri, avrei avuto il mio 8 in pagella e avrei risparmiato un mucchio di fiato. Ma spesso fare le cose come gli altri significava impostare eterne disequazioni di pagine e pagine di numeri che, manco a dirlo, mi annoiavano a morte. Cercavo, e giuro la trovavo, la strada più breve ed economica. Una volta ho passato una settimana a rifargli un sistema di disequazioni alla lavagna PASSAGGIO PER PASSAGGIO, perchè il risultato era quello esatto, ma lui nel compito mi aveva contestato il procedimento (non l'aveva capito) e mi aveva messo un sei meno mi pare. Una intera settimana. Nulla, non si scalfì. Quasi peggio era per la fisica. Una volta per spiegargli l'entropia dei gas disegnai tanto di recipiente, pistone e palline di gas. Lui fissava il vuoto. Avemmo una discussione matematico-filosofica sul paradosso di Zenone di UN INTERO MESE. Allora più che arrogante, mi sarei definita sciocca, perchè se non capiva la matematica, come potevo pensare che capisse la filosofia?
O peggio ancora, che potesse considerare le due cose contemporaneamente...Era un'altissima faccenda che riguardava l'infinito, figurarsi, quindi
. Le tentò tutte, anche lui. Tentò coi voti, ma vide che la faccenda non mi scuoteva più di tanto e passò a tattiche più viscide e più umilianti. Il V anno, quando portavo un busto che bloccava il 70% dei miei movimenti mi faceva sanguinare le gambe, ma questo non l'ho mai detto a nessuno) e mi rendeva quasi impossibile scrivere, mi teneva alla lavagna due ore a scrivere righe e righe di funzioni. Io con il gesso in una mano e la lavagna sollevata trasversalmente nell'altra, visto che non potevo abbassarmi. Non essendo dotata di terza mano, spesso istintivamente, cancellavo con il polsino della manica della mano con cui tenevo il gesso. Non mi aveva interrogata per due anni perchè sapeva che non ne avrebbe cavato un ragno dal buco, quell'anno ero sempre lì. Doveva essere la sua tattica per piegare la mia volontà, io lo guardavo con lo sguardo affatto iracondo, piuttosto era pietoso, di una pietas quasi virgiliana. Nella mia testa provavo a immaginarmi la tristezza della pochezza interiore di un uomo che ricava soddisfazione dall'umiliare una diciassettenne in quel momento handicappata. Mi giocò l'ultimo tiro all'esame di stato. Io, ovviamente, ero annoiatissima anche all'esame di stato. La discussione sul mio voto è storica tra i bidelli del Liceo, mia madre lo venne a scoprire un anno dopo, quando, a mia insaputa (io mai gli avrei dato una soddisfazione del genere
) andò dal preside a contestare quel compito di fisica e il fatto che non si fosse tenuto conto di tutte le mie attività extrascolastiche. I bidelli chiesero chi fosse e le raccontarono di urla e insulti e le confermarono che a causa di ciò la sezione, dopo anni, andò in pezzi
.
Tutto questo perchè a un certo punto mi è venuto da pensare se la tanto vituperata onnipotenza che mi si appiccica addosso altro non sia che l'ennesimo modo di farmi abbassare la testa. Perchè mentre raccontavo tutte queste vicende a cena dai miei zii, sabato, non sentivo niente che non andasse e mi sentivo anche bene nell'ascoltare la mia stessa voce, mi sembrava di ritrovare me stessa. Non mi sembrava neanche di soffrire molto di tutto questo, perchè mi sentivo fatta così, e mi andava più che bene.
Si può facilmente obiettare che non è di questa onnipotenza che dovrei liberarmi, ma di quella che utilizzo strumentalmente per difendermi sul piano emotivo. E' difficile decidere di abbandonare quello strumento che invece sembra descrivere e prevedere così bene la realtà e il suo dispiegarsi nel tempo.
Avevo detto: sarai tu a lasciarmi. E così è stato. Avevo detto: non supereremo l'estate, e così è stato. Avevo detto: non ti abbandonerò, e così è stato. E ce ne sono un mucchio di "avevo detto / e così è stato". E no, non venitemi a raccontare la faccenda della profezia. Perchè in quanto ad aprire possibilità, io ne ho aperte, nella piena speranza che potessero funzionare. E non hanno funzionato. Ho preso molti più rischi di molte delle persone che conosco, in nome di quelle possibilità. Il finale, però, il punto vero è questo...il finale, mi sta venendo a noia.
Ho imparato a mie spese che non posso arrogarmi il potere di poter già solo intuire quale sarà la direzione del vento, del tuo vento.
Questo mi costringe a non interrogarmi su quali siano i tuoi pensieri, a non poterli considerare, e mi inchioda alla passione momentanea. A volte è come se dovessi vivere tutte le emozioni tutte insieme, tutte quelle che invece genericamente non sono capace di provare.
No, niente che non sapessi già eh, è sempre stato così dall'inizio. Solo che a volte ho voglia di mare. Di notte. D'inverno, potendo.
Ho voglia di mare e incredibilmente ho voglia del mare di Cagliari. Ho voglia del silenzio del mare d'inverno, di notte. Passeggio a volte, la sera, e ci penso.
E' la continua capacità di stupirmi...a stupirmi, appunto. Così, mentre mi aspetto che diventi claustrofobica e in fuga, ti ritrovo dove ti avevo lasciata.
Per due anni mi hai preso e abbandonato come se nulla fosse e senza apparenti ragioni. Poi, però, sei sempre qua, in un modo o nell'altro.
E mentre lo scrivo, capisco da sola, da dove viene la voglia di quel mare.
Delle cose non le si può proprio comandare.
<<Ogni innamoramento, per quanto si atteggi a etereo, è radicato esclusivamente nell'istinto sessuale, anzi non è che un istinto sessuale ulteriormente determinato, specializzato e addirittura individualizzato nel senso più rigoroso del termine>>
(A. Schopenhauer)
E' tutto mischiato. Fa quasi rabbia. Ci sono momenti in cui ci sono tutte le parole che uno vorrebbe, ma nella bocca delle persone sbagliate.
...ti voglio, ti adoro, vieni e stai con me, abbracciami, stringimi, stai tranquilla, resta a letto, buonanotte, è stato bello, ti penso, voglio starti vicino, smettila, mi manchi, ho voglia di coccole, è stato bello vederti, sto lì, buongiorno, come hai dormito...
Ma niente di tutto questo è in realtà quello che sembra. E' tutto confuso, le parole...a volte penso che messe così, quasi non hanno senso...