Ergo, più la mia testa si confonde, più ho bisogno di stare con la Pau, più aumenta la forza propulsiva che guiderà i miei calcioni quando la vedrò, dopo che lei si sarà negata per giorni e giorni alla mia presenza e alla mia egoistica necessità.
Vorrei sempre che il tutto il mondo fosse fatto come lei. Che avesse quegli occhi quando piange e quel sorriso quando ride.
Non perchè sia più bello degli altri, non è questione di estetica, è questione di animo. Mai vittima quando il dolore la prende, mai falso quando la gioia la pervede.
Vorrei che avesse il suo modo di guardarmi. Non solo perchè è interessato a guardare quello che faccio, pure quanto magari io stessa non me ne interesso, ma perchè è presente in tutto quello che faccio. E se faccio una cosa per lei, soprattutto, lei sa leggere esattamente ogni mia mossa. E se lei pensa una cosa per me, io posso capirlo a metri di distanza e senza parlare.
E se voglio dirle che ho bisogno di stringerla, o meglio/peggio ancora, che ho bisogno che mi stringa lei, io sono sicura che c'è.
Perciò ho bisogno di lei, perchè pure se sono un disastro completo, un bambino pasticcione, pure se mi urla che sembro un creaturo di 3 anni, pure se io stessa, autonomamente, posso ammettere che in effetti le do più fastidio di quanto non ne darei a chiunque altro (
), lei sta lì. E mi guarda oltre tutte queste mie manovre di disperata dispersione, oltre tutte queste mie manovre di allontanamento. E mi fa morire ogni volta che lo fa in tre parole, ogni volta che lo fa con un solo cambio di tono di voce, ogni volta che lo fa con una semplice carezza, con un'espressione esaurita o solo uno sguardo che posso capire soltanto io
Perchè io lo sento che sono un disastro con le persone, che troppe cose mi hanno spaventato così tanto da farmi comportare sempre più in modo tale da tenere le persone alla larga da me, perchè la sento e la vedo la solitudine di stare dietro a tutti i muri che ho intorno a me. E' il mio brutto carattere, proprio brutto, proprio immaturo e proprio pasticciato.
Solo che lei così, ha ridicolizzato tutte le mie mosse di karate, quelle che si usano per distogliere l'attenzione e mi ha fatto vacillare. Tutti i miei inganni sciolti.
Come quel giorno che dovevamo scegliere il nome. E io ho rivissuto per me tutto quello che ho sempre vissuto. Ho avuto un'idea incomprensibile ai più. I più, infatti, hanno abbandonato la nave in piena rotta di navigazione. Io, nonostante tutto, ci sono restata sopra, perchè è sempre troppo forte la mia convinzione e la mia passione.
Questo è quello a cui mi porta il mio modo di fare. A non avere nessuno vicino.
Lei, però, almeno, ricordando quell'episodio, mi dirà che non vedeva l'ora di tornare nella stessa stanza dove ero io, per abbattere la distanza siderale [fantastiche parole mie
], che è quella che creo sempre io, tra me e le persone.
La cosa migliore? Che non mi chiede mai di essere in un modo. Non mi dice mai: non esagerare col bere. Non mi dice mai di alzarmi dal letto. Mi dice - dai, che oggi ti ci vuole! - o - resta, che sto io vicino a te -
Come i bambini piccoli, ho bisogno di lei per ricordami che posso andare bene anche così, che ci vuole comunque impegno, e che l'impegno può contare più di ogni errore, se si è in due a metterlo, naturalmente
. Che il passato fa male, ma che si può raccontarlo e dividerlo nel presente, anche se fa male. Che quello che si ha dentro, si può raccontare, meglio. Può essere letto.
Ma è l'impegno, è sempre l'impegno che conta.
Se naturalmente tra domani e dopo domani non viene, rischia la vita 