Dopo un lungo viaggio, una lunga fatica e anche un eterno stress, ti ritrovi di fronte all'infinito. E pensi più o meno: ed è subito sera. Che noia, ti sei tanto affannato in una vita di onnipotenza e poi ti sei, effettivamente, RIDOTTO COSì.
Ti sei ridotto alla disillusione di non potere poi, davvero, tanto di fronte a tanta altra forza che ti gira intorno. Una forza tanto caotica e inspiegabile.
Ti sei ridotto alle cicatrici, più evidenti (almeno a te) sotto la pelle un po' scurita dal sole.
Ti sei ridotto a un sacco di affanni, comportandoti come se qualunque cosa tu facessi fosse davvero decisiva, fosse davvero e assolutamente quella cosa, come se fosse assolutamente importantissima, scintillantissima, megalomane. Invece, come volevasi dimostrare, non era nulla. E potevi prendertela più alla leggera. Questa volta si, leggermente.
Ti sei ridotto che il tuo corpo sta cedendo di schianto, testa, cuore, cervello, realtà, e se lo sapevi che finiva così, te la saresti presa, si, più leggermente.
Non era, in fondo, una frase sbagliata. Come hai fatto a ridurti così? Che accidenti credevi di fare? Che ti eri messo in testa? Che avresti fatto della tua vita chissà cosa? Che avresti lasciato un segno in quella degli altri? Di certo, quello che si è ottenuto è esattamente l'opposto. Un'infamante serie di abbandoni, un'altrettanto serie infamante di rinfaccioni di tutta la fatica che io presumo di avere fatto per raggiungere chissà cosa, una serie di cose finte e false che esistono per lo più nella mia testa nel disperato tentativo di illudermi che qualcosa vada, quando invece non va proprio niente. Non ho fatto proprio niente, ho cercato disperatamente significati alle cose, quando invece non ce n'erano e bastava guardarne la forma per rendersi conto che non ce n'erano.
Ma è pesante, quello si, venire a patto con la mediocrità quando si cerca, invece, di essere onnipotenti. Non si doveva scendere da lì più leggeri come fosse l'equivalente di più felici. Più leggeri significava semplicemente più vicini al fondo. E più vicini al fondo, per me, significa più vicino alla mia inaccettabile mediocrità. E il mio alleggerire sta nel liberarmi dell'obbligo dell'onnipotenza e non vedere la mia mediocrità come una cosa brutta, ma semplicemente come una cosa di me. Come ho suggerito a qualcun altro di vedere la sua intensa emotività da pianto e lacrimoni come una parte di sè da non distruggere. Io devo venire a patti con la mia formazione reattiva e sapere che non posso vivere con la pesantezza e la fatica mentale che mi impone il mantenere in piedi il mio mondo in cui sono onnipotente, ma alleggerirmi rispetto al fatto che non ci sarà nulla, mai nulla, che mi riparerà di quello che non è stato quando sarebbe dovuto essere.


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